Friday, August 15, 2014

Il colore della luce - Lo stesso da sempre

Autocromia (brevetto dei Fratelli Lumiére, 1903) per avere la testimonianza diretta che la luce e i colori sono così da sempre. Esattamente come li vediamo oggi, noi. Li osservavano nello stesso modo le precedenti generazioni. Tutto è così uguale.
Autore non noto - 1912
Leòn Gimpel
Soldati algerini - Jean-Baptiste Tournassoud 1917

Arnold Genthe - Helen MacGowan Cooke picking California golden poppies in a field - 1906
Colonel Mervyn O’Gorman - Christina by the boat - 1913
Autore sconosciuto - Il pasto del soldato - 1916


La grande guerra - Autore sconosciuto
Humbert Ducurtyl - Provence - 1905
Karel Šmirous - Portofino - 1910.
Soundtrack: Edvard Grieg - Au Printemps (1903)

Thursday, August 14, 2014

Guess Who's Coming to Dinner-Indovina chi viene a cena?

Quante volte l'ho visto?
Quante volte me lo avevi fatto vedere?
Cosa ti piaceva così tanto da obbligarmi a rivederlo così tante volte?
Non lo so. Lo sapevi tu?

Forse il desiderio di coppia.
Quello che tu non avevi avuto.
Io, spettatore della tua vita, così incompleta.
Così sola e che dovevo riempire. Da figlio.

Eccomi partecipe dei tuoi gusti.
Accompagnatore per dovere
ed anche perché non potevo essere lasciato solo a casa.
Già, i nonni non sapevano e non dovevano sapere.

Per loro, il tuo matrimonio doveva proseguire.
Come tutti i matrimoni dell'epoca.
E invece era franato, fallito, finito.
Ed io, spettatore di voi due, dovevo fare l'ometto.

E gustarmi questo film così tante volte.
Il film di una coppia che si dimostrava unitissima.
Dopo tanti anni e con così tante rughe.
Uniti nel bisticcio quanto nel sorriso.

Ora, da solo, mi gusto il ricordo di questo film.
Delle scene che non ho dimenticato.
Delle atmosfere che avevao avvetito.
Un po' annoiato allora, in modo dolce, ora.

Eh, già. Si è alla ricerca delle ri-sensazioni.
Delle dolcezze di un tempo.
Non che ora non ci siano dolcezze.
Solo che si vorrebbe avere tutto.

Passato e presente. Insieme.

Soundtrack: The Glory of Love - Billy Hill/Jaqueline Fontaine

Wednesday, August 13, 2014

Fastido e scrollarsi di dosso

Antonio-Mora - NY again
Lo so, anche se me ne sono fatto una pseudo-ragione
non riesco a non provare fastidio per la tua pochezza
per l'avere considerato la nostra amicizia meno rilevante del fatto contingente,
in sè, peraltro, assai miserevole e insignificante.

Anche se ho considerato tutte le plausibili ragioni a spiegazione della cosa,
non posso non pensare che il peso dell'amicizia è risultato nullo per te.
Non riesco a dare ragione di questa stolta superficialità.
E ti considero privo di capacità di analisi e preda di pensieri banali e rozzi.

Ecco che mi trovo di fronte al dubbio se fare l'indifferente
o pagarti con una falsa affezione che nasconde un insulto dietro ogni sorriso.
D'altra parte, sento che hai considerato il valore di rimanere amici, privo di rilevanza.
O forse sono io che ingigantisco le cose?

Petrus Christus - 1400
E' vero che tutto ha un inizio e tutto ha una fine.
Forse siamo arrivati al termine del nostro viaggio insieme.
Considero ciò che perdo e ciò che perdi
e sento che il mio orizzonte è più ampio.

E che tu rimarrai sepolto in questo paesino
a scolorire i tuoi occhi azzurri e a vedere deformarsi le mani
nell'attesa che il destino replichi le esistenze dei tuoi genitori
tristi, arrabbiati e rancorosi verso il mondo e nei confronti del passato.

Mi dispiace, noi, prima o poi, lasceremo il paesino senza rimpianti
perché esso stesso avrà fatto, per noi, il suo decorso.
E' giusto non fossilizzarsi in luoghi e persone.
Tutto passa. Ancora una volta nulla, ha resistito fino in fondo.

Non rimane che l'impegno umano di essere sempre disponibili
nel caso del bisogno, della necessità di aiutare, tutti voi
in una dimensione di amore e di perdono
che è il comportarsi "in memoria di Lui".

Michal Lukasiewicz
Soundtrack: Paul McCartney - Hello, Goodbye (Live Rio de Janeiro 2011)

Tuesday, August 12, 2014

Il tutto e il nulla sono il nulla e il tutto

Poi che null'altro che vacuo vento ci resta d'ogni cosa ch'esiste,
Poi che difetto e sconfitta colgono al fine ogni cosa,
Considera bene: ogni cosa che è, è in realtà nulla;
Medita bene: ogni cosa ch'è nulla, è in realtà tutto.
Omar Khayyâm

Mai l'intelletto mio si distaccò dalla scienza,
Pochi segreti ci sono che ancor non mi son disvelati,
E notte e giorno ho pensato per lunghi settantadue anni,
E l'unica cosa che seppi è che mai nulla ho saputo.
Omar Khayyâm

David Gauld - Girl Amongst Leaves, 1893
E ancora una riflessione su noi e il futuro, forse alla luce del grosso pasticcio dell'errata inseminazione artificiale che, qui in Italia, ha creato due genitori che hanno partorito due gemelli geneticamente di un'altra coppia ... nella logica del tutto che è nulla e del nulla che è tutto ... un altro sonetto di Shakespeare (II) che però svetta sulla pochezza umana di oggi (... o forse di sempre).

Rapido come andrai declinando, tu ricrescerai
in uno dei tuoi, da ciò che rilasci,
e quel fresco sangue che giovane investi
potrai chiamarlo tuo, quando via da gioventù ti sarai volto:
in questo, sta saggezza, bellezza ed accrescimento;
fuori di questo, follia, vecchiaia e fredda decadenza.
Se tutti la pensassero così, cesserebbero i tempi
e tre volte vent'anni disfarebbero il mondo.
Quelli che la Natura non creò per fare razza,
rozzi, informi e sgraziati, periscano sterili;
ma chi essa meglio dotò, a quello più diede,
e tale generoso dono tu dovresti generosamente coltivare.
Essa ti intagliò come suo sigillo, e così intese
che ne improntassi altri, non che lasciassi morire il modello.
William Shakespeare

Edvard Munch - Woman with poppies
Soundtrack: Marcel Grandjany - O bien aimée (Jeannine Goeckeritz & Tamara Oswald)

Monday, August 11, 2014

Imažinizm


Jakulov BG - La belle Heléne
Immaginismo è una corrente poetica russa degli anni ’20, per la quale l’immagine è il fondamento della composizione. Nata dopo la rivoluzione del 1917 a Mosca, tra i fondatori troviamo i poeti Anatoly Marienhof, Vadim Shershenevich e Sergei Yesenin e in seguito anche Rurik Ivnev, Alexander Kusikov, Ivan Gruzinov, Matvey Royzman e il drammaturgo Nikolay Erdman. L'obiettivo era di differenziarsi dai Futuristi.

La poesia immaginista si  basa su sequenze che si interrompono di fronte ad immagini figurate e frequentemente vengono utilizzate le metafore. Il Manifesto del movimento viene pubblicato nel 1919 e successivamente vengono fondate alcune case editrici dedicate e una rivista di poesia intitolata "Gostinitsa dlya puteshestvuyuschih v prekrasnom" (Casa di accoglienza per viaggiatori del bello).

Il gruppo si scioglie tra il 1925 e il 1927 anche se la sua eredità è ancora forte, se siconsidera il gruppo dei Melo-immaginisti fondato nel 1990.




"Se riunissi tutti i miei versi in un libro così, credo che arriverei a trecentoventi." - "Cosa?" - "E va bene, a centosessanta." Riguardo ai numeri Esenin era maestro in fatto di esagerazione ma docilmente arrendevole.
Anatolij B Mariengof "Romanzo senza Bugie"

“sono malato di memorie dell’infanzia,
sogno le nebbie e l’umido delle sere d’aprile”
Sergei Esenin



M Larionov - Neoprimitivismo russo
Molto prima, però, immagine e parola trovavano l’espressione poetica che sottolineava il limite dell’immagine di per sé, priva del cuore.

“Il mio occhio si è fatto pittore e ha tracciato
la forma della tua bellezza sulla tavola del mio cuore.
Il mio corpo è la cornice in cui essa è tenuta,
e, fatta in prospettiva, essa è la migliore arte del pittore:
perché attraverso il pittore devi vedere la sua maestria,
per scoprire dove sia la tua fedele immagine dipinta,
che sempre pende nella bottega del mio petto,
nelle cui finestre si specchia il vetro dei tuoi occhi.
Ora vedi che bei servigi gli occhi hanno reso agli occhi:
i miei hanno ritratto la tua figura, e i tuoi per me
sono finestre sul mio petto, attraverso cui il sole
si diletta a sbirciare, per ammirare, là dentro, te.
Ma agli occhi manca l'abilità che dia grazia alla loro arte:
ritraggono solo ciò che vedono, non conoscono il cuore.

William Shakespeare

Erik Madigan Heck - Surreal-Plane

Sunday, August 10, 2014

Uomo = complicato

Femme à la grappe - Manassé - c. 1928
Esiste una differenza tra complesso e complicato.
L'uno è positivo, l'altro è potenialmente negativo.
Il mondo creato è complesso e così anche la struttura e la funzione dell'uomo.
L'uomo è complicato perché non sa creare cose complesse.

Le cose che crea sono complicate perché non sono fluide.
Sono complicate perché non si inseriscono, non si integrano
... ma forzano gli equilibri.
E forzandoli, li modificano, creano delle vie diverse, complicano il sistema.

Louise Brooks - Edward Thayer Monroe - 19??
Non è un inno alla semplificazione.
E' una riflessione sull'equilibrio e sul disequilibrio.
Mi accorgo che gli stessi rapporti tra gli uomini sono complicati.
Fitti di presupposti e di aspettative, di dunni, sospetti e premesse.

Quante volte ci si accorge o veniamo a conoscenza
che le nostre azioni hanno sortito reazioni anche opposte a quelle desiderate?
Eppure, premesse, modi e scopi erano espliciti.
Eppure, tutto è stato interpretato, stravolto e travisato.

Nita Naldi - Edward Thayer Monroe - 19??
La complicazione è stata l'uomo in sè.
E questo indifferentemente dai piani su cui si è giocata la partita.
Nonostante l'elemento di partenza possa essere oggettivo,
il risultato finale è diventato soggettivo.

D'altra parte Cartesio e la Scolastica hanno detto che
"oggetto o realtà oggettiva sono l'idea o l'immagine
che la coscienza ha presente a sè, contrapposta al suo atto di pensare,
indipendentemente dall'esistere o meno della realtà del pensato."

Marie Prevost - Melbourne Spurr
Ciononostante, oggetto si fonde con soggetto,
realtà si fonde con l'interpretazione
e diventa percezione da parte dei sensi
con il rischio della fallacità.

Eppure, il giudizio su un atto o pensiero
dovrebbe derivare dal rapporto/confronto tra un concetto ed un altro
allo scopo di sortire un risultato.
Quindi un prodotto razionale fatto di soggetto e predicato.

Theda Bara - Salome, 1918
Invece subentra il pregiudizio,
l'affidarsi alle sensazioni soggettive e non oggettive.
L'ascoltare altrui considerazioni e
concedersi al pensiero interessato ed egoista.

Ma come ci si può difendere?
Ignorare significa essere superbi e sortire solo questo giudizio.
Accondiscendere significa rischiare di mortificare ciò che è giusto.
Mediare significa guardare agli obiettivi modulando la forma.

Portrait Dans un Miroir - Raoul Ubac - c. 1938
Allora penso alla trasparenza, alla limpidezza,
alla gratuità del pensiero caritatevole
dove il soggetto guida il sè,
sentendo di essere oggetto di amore.

Tommaso: Dove vuoi arrivare?
Tentatore: A una felice coalizione di interessi.
T.S. Eliot - Assassinio nella Cattedrale
Georgia O’Keeffe - Alfred Stieglitz 1920
Soundtrack: Duke Ellington Solo Piano Concert

Saturday, August 9, 2014

Pär Lagerkvist: The Dead One

Frederic Leighton - Flaming June
The Dead One

All is there, only I am no more,
all is still there, the fragrance of rain in the grass
as I remember it, and the sough of wind in the trees,
the flight of the clouds and the disquiet of the human heart.

Only my heart’s disquiet is no longer there.
-- --
Only that which smoulders
can become ashes.
Ashes are holy

You touched me
and I became ashes.
My ego, my self turned to ashes, consumed by you.

So say the lover and the believer.
You touched me. I am holy.
That is, not I, but my ashes are holy.


Pär Lagerkvist
Soundtrack: Elina: April come she will

Friday, August 8, 2014

SSS ... Sonetto ... Shakespeare

Van Eyck - I coniugi Arnolfini (particolare)
Siamo fatti solo per replicarci?
Esistiamo solo per il compito di preseguire in un altro?
Viviamo esclusivamente per dare la vita ad un altro?
Ma esiste un tempo per noi?
Solo per noi?
Può esserci solipsismo senza egoismo?
Sofonisba Anguissola
Un figlio è la nostra proiezione nel futuro,
questo mi disse un giorno un mio compagno di liceo.
Aspettava un figlio e pensava a questo.
L'ho guardato un po' stranito, non capivo. E non capisco.

Un figlio è un figlio. E' una persona che può essere tutto e anche nulla di te.
Non un estraneo. Ma certamente un'altra persona.
E quindi, di quale continuità parlava?
Genetica. Punto. Ma cosa vuole dire "genetica"?
Genetica in questo senso è trasmissione di geni.
E' patrimonio comune ma al 50%. Un po' del pafre e un po' della madre.
E molto dell'interpretazione dell'individuo.

Sofonisba Anguissola - Esisabetta di Valois (particolare)
Ora, un figlio è veramente tale nel momento in cui porta qualcosa di te.
Ma non è necessariamento solo sangue, geni, tessuti, forma del naso, altezza ecc ...
E' sopratutto modo di interpretare, cultura, sensibilità, curiosità, ecc ...
Allora si, chi ti segue fa ricordare qualcosa di te.
Ma, a chi? Questo è un altro aspetto del problema ...

Chi riteniamo importante che ci ricordi?
O forse è più rilevante dire, per cosa vogliamo essere ricordati?
Io credo in questo. Poi, polvere sia.
Ora dico, vorrei che mi si ricordasse come io ricordo chi mi ha cresciuto.
Basta questo. Altro che, proiezione di sè nel futuro!
"Guardati allo specchio e di' al volto che vedi
che è ormai tempo per quel viso di crearne un altro,
se non rinnovi ora la sua giovane freschezza
inganni il mondo e rinneghi la gioia d'ogni madre.

Vi è forse donna tanto pura il cui illibato grembo
disdegni il seme della tua virilità?
O forse uomo tanto folle da voler essere la tomba
del suo proprio amore per non aver progenie?

Tu sei lo specchio di tua madre e come lei in te
ricorda il leggiadro Aprile della sua primavera,
così dai vetri del tuo crepuscolo tu rivedrai
a dispetto delle rughe, questo tuo tempo d'oro.

Ma se invece vuoi vivere senza esser ricordato,
muori celibe e la tua immagine morirà con te."

William Shakespeare - Sonetto III

Sofonisba Anguissola - Mezzanina
Soundtrack: Black Cat - Gentle Giant

Wednesday, August 6, 2014

Un tuffo nella paglia

Vorrei tuffarmi nella paglia
come non l'ho mai fatto.
Vorrei rotolarmi nella paglia
come non l'ho mai fatto.

Sentirmi pungere la pelle
sentire il profumo del fieno
inebriante nella sua fermentazione
inebriante di stereotipi culturali.

L'hanno fatto le generazioni prima
quiello di rotolarsi nel fienp.
Di amare ed essere amati nei fienili
nascosti dagli occhi del mondo.

Non l'ho mai fatto
perché non appartiene al mio mondo.
Non l'ho mai fatto perché i fienili non esistevano
nel mio orizzonte.

Mi domando se ho perso qualcosa.
Un valore aggiunto all'amore.
Mi domando se il non avere fatto quanto hanno fatto altri
sia la traccia del non avere vissuto nella stessa intensità.

Ecco che mi domando se l'esperienza del passato
sia superiore per nomea e intensità
a tutte quelle che seguono nel tempo
o forse non sia solo un che derivante dal pensiero di altri.

E per questo, proprio per questo,
valente solo per loro e non per gli altri, per noi.
Ci siamo rotolati nei letti, tra le lenzuola
perché i nostri fienili erano quelli.

La paglia, il fieno erano materassi e coperte,
le assi di legno del fienile erano muri di case
e le finestre verso la campagna erano finestre verso la città.
Ma l'amore era lo stesso, è lo stesso.

Il rubare attimi al mondo,
isolandosi dal resto
in una intimità complice che legava e legava.
In un sogno di diventare adulti.

Solo che, ora, sembra solo un sogno di bambini.
Ma resiste e persiste.


Soundtrack: Roundabout - Yes - Live

HIROSHIMA - 6 Agosto - Non dimentichiamo

Non dimentichiamo chi è l'uomo - in ogni senso.

Tuesday, August 5, 2014

Dove stiamo andando?



Un homme de 66 ans a été placé en garde à vue après avoir tué d’un coup de carabine, lors d’une bagarre, le frère d’un homme qui urinait dans son jardin, à Bâgé-le-Châtel (Ain), selon des sources concordantes.

Selon une source proche du dossier, confirmant partiellement une information de RTL, une dispute a éclaté vendredi vers 14 heures, après que le propriétaire d’une maison de ce bourg de moins d’un millier d’habitants, proche de Mâcon, eut constaté qu’un homme urinait dans son jardin.

Le frère de l’homme qui urinait, âgé de bientôt 33 ans, et un comparse, qui se trouvaient à proximité, ont alors fait irruption, se mêlant à la bagarre. Après des échanges de coups et dans des conditions qui restent à déterminer, le propriétaire, âgé de 66 ans, est ensuite allé dans sa maison chercher une carabine, qu’il a chargée, avant de tirer en pleine tête sur l’homme de bientôt 33 ans, qui est décédé sur le coup.

«Ce n’était donc pas exactement de l’autodéfense, ni un cambriolage qui a mal tourné», a expliqué la source proche du dossier. Le propriétaire de la maison, qui n’a pas d’antécédents judiciaires et porte des traces de coups importants après cette rixe, a été placé en garde à vue, de même que les deux comparses de la victime, âgés de 31 et 26 ans.



Gargoyle - Notre Dame
Mille cose passano dentro la testa, riflettendo su cosa sarebbe stato meglio fare.

Discutere, arrabbiarsi, insultare è quanto per primo viene in mente.
Ma forse, cercare di fare capire a chi ha sbagliato che ha sbagliato è forse meglio.

Inutile? Non è mai inutile creare un ponte di dialogo.
Creare invece muri opposti è certamente sbagliato.

Perché risolve solo nel creare uno scontro dove la forza è l'unica grammatica che viene seguita.
Un altro lecito pensiero è quanto si debba tentare e sopportare?


Una, cento, mille volte? E poi? Basta?
Non esiste un limite perché non conosciamo il limite dell'altro.

Santa Teresa d'Avile diceva: 
"mi sono stancata prima io di offenderlo
che Lui di perdonarmi."
E quindi perché non seguire noi lo stesso comportamento?

Qual'è il risultato che vogliamo?
Il conflitto nel nome del rispetto?
Se anche fosse, pur sempre conflitto sarebbe.
Ed è la guerra che desideriamo?
Poniamoci questa domanda ...

Monday, August 4, 2014

Ora et Labora e il significato del lavoro.


Il significato del lavoro al di là dell'aspetto necessariamente utilitaristico.
Il lavoro è dignità.
Il lavoro è gioia di creare.
Il lavoro è vicinanza all'altro.
Il lavoro è utilità per sè e per gli altri.
Il lavoro è una cura.
Il lavoro è un aiuto.
Il lavoro è sfida.
Il lavoro è tenere oi piedi per terra.
Il lavoro è un modo per gustare le cose.
Il lavoro è la premessa alla gioia del riposo.
Il lavoro è comunione.

Ma oggi, quanti di noi la pensano così?

Ubeda - Jaén - Spagna
Soundtrack: Calvin Russell - Midnite Man 

Sunday, August 3, 2014

La via francigena nel pavese


Lungo un percorso assai caro che mi porta a trovare dove riposa la mia mamma, circondato da campi coltivati e non e da alberi e da papaveri, ecco che ho letto tante volte che di lì passava la via Francigena. Quante volte mi sono chiesto di cosa si trattasse? Quante volte mi sono dimenticato di cercare di sapere. Quante volte facciamo così?  Dimentichiamo di cercare e ci buttiamo nelle contingenze. Dando a queste un'importanza superiore alle nostre domande interne. Ora ho voluto cercare.

Fidenza - Duomo
La Via Francigena è il percorso di pellegrinaggio che nel 990 il Vescovo di Canterbury Sigeric descrisse nel suo diario di viaggio e che portava fino a Roma attraverso il territorio lombardo in terra pavese.



Nel 990 l'arcivescovo Sigeric partì da Canterbury alla volta di Roma per ricevere il "pallium". Dal IX secolo infatti, era stato introdotto l'obbligo per l'universalità degli arcivescovi metropolitani di venire a Roma per ricevere direttamente dal papa il pallium, una semplice veste di lana ornata con la croce che simboleggiava una sorta di vera e propria investitura. Nel corso del suo viaggio di ritorno, Sigeric scrisse un diario di viaggio lungo la Via Francigena, indicando in modo preciso le 80 submansiones, cioè le tappe di sosta tra Roma e il canale della Manica.

Velocità di marcia

Sembra che una guarnigione romana impiegasse un mese per raggiungere la Britannia dai confini dell’Impero del tempo di Augusto, anche se furono ben pochi i soldati romani stanziati in Inghilterra. Roma reclutò principalmente Galli e Germami, e persino Siriaci sia per l’invasione claudiana sia per i presidi). Questo ritmo di marcia risulta plausibile; ma sia oggi che in epoca romana, le strade erano in migliori condizioni di quelle calcate da Ceolfrid, Alcuino o Sigeric. 

Mentre a piedi si percorrevano, in pianura o in collina, da 30 a 40 km al giorno, a cavallo se ne coprivano 50 o 70; le staffette, naturalmente, ne percorrevamo assai di più. I 1600 chilometri - o se si preferisce le mille miglia - che separano Canterbury da Roma, potevano esserE difficilmente coperti in quattro settimane a una media di 51 km al giorno col mulo di un arcivescovo. 

Coloro che riuscivano a coprire la distanza in sette settimane - alla media di 32 km al giorno - dovevano essere ben pochi. Un arcivescovo o un abate, che viaggiassero assistiti a una folta schiera di chierici, monaci, guardie e servi, la maggior parte dei quali a piedi, gli altri su muli - raramente a cavallo - dovevano impiegare mesi per un viaggio di andata e ritorno a Roma.  Come Ceolfrid anche Sigeric avrà fatto soste prolungate presso città, monasteri e palazzi situati lungo la strada o in prossimità di essa. 

Un viaggio del genere non si compiva spesso nella vita e quindi si coglieva  l'occasione per visitare luoghi e persone importanti. Se Sigeric impiegò almeno quattro mesi per il viaggio, rimanendo solo tre giorni a Roma, sappiamo da Beda che Ceolfrid impiego 114 giorni per andare da Jarrow fino a Langres, dove morì. Lasciato il suo monastero il 4 di giugno, l'abate giunse infatti a Langres il 25 settembre, dopo aver attraversato il Canale sbarcando sulla costa Francese a Quentovic, entro l’estuario del fiume Canche.

E’ per puro caso che conosciamo in dettaglio l’itinerario romano dell'arcivescovo e che abbiamo i nomi di  79 delle 80  submansiones con tutta probabilità, i pernottamenti del suo viaggio di ritorno verso Canterbury. Le tappe del percorso sono state trascritte da mano ignota in appendice a un elenco di papi del X secolo conservato nella British Library di Londra. Sigeric non e’ una personalità storica di spicco, la sua firma ricorre soltanto su pochi documenti di secondaria importanza. Tuttavia ai suoi tempi egli ottiene un certo rilievo come intellettuale.  Colto, amante e patrono delle lettere, Sigeric raccoglie una considerevole biblioteca che, per testamento, lascia alla cattedrale di Canterbury. Sigeric muore il 28 ottobre 995, quando le Cronache registrano come  "Nell'anno 995 comparve la stella chiamata 'cometa' (che significa 'dai lunghi capelli') e l'arcivescovo Sigeric trapassò; Aelfric, vescovo del Wiltshire fu scelto a succedergli" .


In origine, la via francigena era la longobarda "Via di Monte Bardone", Mons Longobardorum, da cui il nome che passò ad indicare gran parte dell'Appennino tosco-emiliano oltre che l'omonimo Passo, corrispondente all'attuale Passo della Cisa.


La strada era nata dall'esigenza dei Longobardi di collegare Pavia, capitale del loro regno, con i ducati meridionali di Benevento e Cassino attraverso un corridoio interno che fosse protetto da eventuali attacchi bizantini, padroni del litorale toscano, delle coste liguri, dell'Umbria e degli sbocchi appenninici orientali.



Sigeric, raggiunte Ivrea ed Aosta utilizzando il percorso della strada romana , attraversò le Alpi valicando il Gran San Bernardo ove sorgeva un importante ospizio e raggiunse Losanna, Besancon e, dopo aver percorso la fiorente Champagne, regione particolarmente rinomata per le sue fiere, toccò Reims ed infine Calais, dopo circa ottanta giorni di viaggio.



Summoner-of-Storms-by-Sarah-Ann-Wright
L'attraversamento del passo del Gran San Bernardo è attestato anche dall'itinerario compiuto da Nikulas di Munkathvera, un monaco islandese che, tra il 1151 ed il 1154, intraprese un lungo cammino che lo condusse dapprima a Roma e poi in Terrasanta.



Dalla fine del XII secolo le fonti itinerarie attestano sensibili modificazioni del tracciato della Francigena e ne documentano la sua progressiva ramificazione. Più che di una singola strada ci si può riferire ad un "fascio di strade " che correvano parallele o si intersecavano con il percorso originario.



Infatti, la grande fioritura e l'ampliamento dei traffici commerciali del Duecento favorirono l'affermarsi di itinerari alternativi che spesso si sostituirono, almeno in parte, a quello della Francigena. E' il caso per esempio dal ruolo svolto dalla città di Firenze che sposterà l'asse delle comunicazioni con Roma dalla Valle dell'Elsa a favore del proprio territorio. La direttrice Bologna - Firenze - Siena - Roma negli ultimi secoli del Medioevo, continuerà ad essere denominata "Romea" o "strada regia romana ", segno che la destinazione finale, Roma, era divenuta prioritaria rispetto a quella settentrionale. Ma la Francigena o Romea non era solo la strada dei pellegrini Romei : nei numerosi ospizi ed ospedali sorti lungo il cammino, transitavano anche coloro che si dirigevano verso la Terrasanta e Santiago di Compostella.



Per convenzione internazionale, nel 1994 la Via Francigena è diventato itinerario culturale europeo e rappresenta uno dei tre pellegrinaggi verso i luoghi santi della religione cristiana: Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo, Santiago de Compostela, dove l'apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace, e Gerusalemme in Terra Santa. 



Il tratto lombardo della Via Francigena, che in Italia collega il Gran San Bernardo con Roma, è inclusa nel territorio pavese e attraversa Robbio, Mortara, Garlasco, Pavia, Belgioioso, Corteolona, Santa Cristina e Bissone e Chignolo Po.



L’Alta Lomellina

Lasciata Vercelli, la via Francigena si dirige verso Pavia. Palestro è il primo centro lombardo che si incontra, con la sua Chiesa di S. Martino, romanica, ampliata nel XIV secolo e in seguito rimaneggiata e le rovine residue del castello (XII secolo), originariamente a sei torri, attorno al quale si sviluppava l’antico borgo.



Nel centro successivo Robbio, forse la romana Retovium, sopravvive un castello ampiamente rimaneggiato nel tempo e oggi trasformato in abitazione privata. Il castello originario, detto dell'Arca, fu il fulcro delle lotte tra Vercelli e Pavia. Il baluardo più importante del complesso è il maschio quadrangolare posto quasi al portone d'ingresso.



San Valeriano - Robbio
La fortificazione, a forma di U, comprendeva anche altre costruzioni come il "dosso del ricetto" che fungeva da ricovero per gli abitanti in caso di estrema difesa, e i quartieri, cioè gli alloggi del piccolo presidio locale in tempo di pace.



Originariamente costruita nel XI secolo ma successivamente rimaneggiata nel Trecento è la chiesa di S. Valeriano. Invece, del XIII secolo è la chiesa di S. Pietro in cotto con portale ed affreschi interni del XV secolo, mentre la chiesa di S. Michele risale al 1400.



Di una storia diversa riferisce invece il tradizionale Palio dl’Urmon, in settembre, nato per ricordare un gigantesco olmo (urmon appunto, simbolo della comunità robbiese per generazioni), abbattuto nel 1985.




Il diario del X secolo dell'arcivescovo inglese Sigeric segnala Tromello come tappa di sosta successiva a Vercelli lungo la Via Francigena, la più importante strada di collegamento nel Medioevo tra i territori della Francia e Roma. Tromello si trova a circa 12 chilometri da Mortara. Nel rione chiamato Dosso o Borghetto si trova l'antico nucleo nel quale poteva sorgere l'ospizio di Sigeric. Oggi, l'unica testimonianza di un passato di guerre e di dominazioni straniere, è il "torrione" seicentesco ; del castello non resta nessuna traccia.

 Prima di arrivare a Mortara la strada antica doveva transitare per Madonna del Campo in cui sorge l'omonimo santuario. La sua esistenza è attestata, con il nome di S.Maria della Pertica, fin dal 1145. Dell'edificio originario, restaurato e rimaneggiato già nel XV, rimangono le colonne del tiburio e alcuni tratti di muratura. Nella facciata, il portone ed il rosone sono decorati in cotto. L'interno è articolato con otto cappelle e presenta affreschi del XVI- XVII secolo.



Secondo una leggenda, Mortara venne fondata dopo la vittoria conseguita da Carlomagno contro Desiderio nel 773. Vi si sarebbero insediati i Longobardi abitanti della distrutta cittadina di Pulchra Silvia. Assai più probabile, però, è che Mortara sia di origini protostoriche, divenuta poi forte romano. La più antica è la chiesa di S. Croce del 1080, rifatta nel XVI secolo. La basilica di S. Lorenzo, patrono di Mortara, è il principale monumento cittadino. Costruita nel 1380 e restaurata nel corso del nostro secolo, conserva opere d'arte del XV e XVI secolo.


Sant'Albino - Mortara
Appena fuori Mortara, sorge l'abbazia di S. Albino, fondata nel IV secolo da Gaudenzio, vescovo di Novara e, ricostruita, sembra, da Carlomagno, dietro consiglio di Alcuino, per farne un mausoleo per i Franchi caduti nella battaglia di Pulchra Silvia. In essa, sotto l’altare, trovarono pace le spoglie di Amelio e Amico, due paladini franchi, venerati poi come santi.



Il monaco Albino Alkwin, consigliere di Carlo Magno fondò accanto alla chiesa un convento che fu dedicato dai primi monaci, francesi e di regola agostiniana, a Sant'Albino di Angers. Posto sotto la diretta giurisdizione del papa, il monastero godette grande fama nei secoli ed ospitò celebri pellegrini come papa Giovanni VIII, Filippo di Francia, S. Francesco d'Assisi, S. Carlo Borromeo.



Il passaggio dei pellegrini è documentata anche dai segni incisi da vari pellegrini su una parete dell'interno, uno di esso è datato 1100: l'abbazia di S. Albino, infatti, rappresentò nel Medioevo una tappa spirituale per i devoti che si recavano a Roma provenendo dalla Francia.



Sant'Albino - Affreschi
L'attuale facciata rinascimentale fu costruita dopo il crollo della facciata romanica e della navata avvenute nel 1539; essa è completata è completata da un portico ad un lato del quale è addossato un fabbricato che forse apparteneva all'antico convento di cui rimangono resti del chiostro. Di epoca romanica sono l'abside e il campanile quadrato con muri muniti di feritoie. All'interno della chiesa si conservano pregevoli affreschi del XV e del XVI secolo.


A Garlasco si visita il Santuario della Madonna della Bozzola prima di piegare verso Pavia, storica capitale del regno longobardo e dal Medioevo sede di una delle più antiche università italiane.

Dopo Groppello sarà il caso di spiegare l’etimologia di un paese ormai alle porte di Pavia, San Martino Siccomario (chiesa del XII secolo dedicata al protettore dei viandanti), ebbene l’attributo deriva da “Sicut Mare”, come il mare, in quanto spesso e volentieri le sue campagne erano il campo di scorreria del Ticino in piena.



A Pavia, oltre al castello visconteo, San Pietro in Ciel d'Oro, la pinacoteca Malaspina, il Duomo, San Michele Maggiore, San Teodoro, il ponte coperto sul Ticino, bisogna concentrarsi sulla Certosa che è un esempio pregevole dell'arte lombarda del sec. XV, voluta da Gian Galeazzo Visconti nel 1396.



Certosa di Pavia
Lomello, l'antica Laumellum è segnalata negli itinerari del IV secolo come una stazione sulla grande via che da Ticinum (Pavia) conduceva per Augusta Taurinorum (Torino) , il Moncenisio nelle Gallie oppure attraverso Vercelli, Ivrea, Aosta e il Passo del Gran S. Bernardo verso i Paesi anglosassoni.


E' citata come "mansio" cioè punto di sosta anche nell'Itinerario Burdigalense, diario scritto da un anonimo pellegrino nel 333 di ritorno dalla Terrasanta. I sepolcreti, le iscrizioni, la massicciata stradale, un pavimento di stile pompeiano sono le testimonianze più significativi del periodo romano; sono attualmente custoditi nel Municipio sito nel restaurato castello quattrocentesco.



Notevole è il complesso della basilica di S.Maria maggiore del X-XI secolo accanto alla quale sorge l'ottagonale battistero di S.Giovanni ad fontes del X secolo. Romanica, anche se restaurata all'interno nel 1950, è anche la chiesa di S. Michele con abside del XII secolo.



Battistero di S.Giovanni ad fontes
Per recuperare la strada che stiamo percorrendo in direzione di Garlasco, paese successivo a Tromello, vale la pena di attraversare Scaldasole le cui vicende storiche sono strettamente legate a quelle del suo castello, un imponente edificio che domina l'abitato. Benché appartenente agli edifici costruiti a scopo difensivo nel XV secolo dai Visconti, l'aspetto è quello di una residenza piuttosto che di un severo maniero.



Del castello di Garlasco, uno dei più importanti della Lomellina, è rimasto solo il torrione, adibito prima a magazzino, poi a carcere e ora in fase di ripristino. La chiesa parrocchiale, dedicata alla Beata Vergine Assunta e a S. Francesco Saverio, venne edificata sull'area dell'antica chiesa di S.Maria intra Muros di cui rimangono l'abside, la base del campanile ed alcuni affreschi quattrocenteschi.



A un chilometro dal paese si trova l'edificio religioso più noto perché meta di pellegrinaggi, il Santuario della Madonna della Bozzola, cosi' chiamato perché era circondato da siepi di biancospino, in dialetto "bousslon", da cui il nome di "Bosla". La tradizione vuole che sia stata eretta sul luogo in cui, nel 1462 la Madonna fosse apparsa ad una bambina muta mentre conduceva il suo gregge a pascolare.



Castello di Sartirana
Il castello di Sartirana invece venne edificato alla fine del XIV secolo da Jacopo dal Verme su ordine di Gian Galeazzo Visconti e per dimensione e complessità costituisce l’edificio fortificato più importante della zona.



A Groppello Cairoli si trova l'antica rocca (il borgo è già citato in documenti del X secolo) poi ampiamente rimanegiata. Il massiccio castello è formato da due corpi a forma di L; la facciata principale, a lato della quale si erge un torrione, era forse anticamente ornata da una merlatura.



La Francigena segue ora il percorso dell'antica strada romana e corre verso est, parallela al fiume Po. 

Bordone per sostenersi, la bisaccia in pelle per il pane, la zucca come borraccia ed eventualmente la conchiglia per raccogliere l’acqua il pellegrino dopo Pavia, passando per l’abitato di San Pietro, puntava verso Piacenza attraverso il porto fluviale Ad Padum di Corte Sant’Andrea Calendasco. Sono 42 chilometri circa. Si attraversano nell’ordine (rifacendosi un po’ alla via regia longobarda un po’ gli antichi tracciati dalla Via levata) Motta San Damiano (chiesa romanica con ospedale questa volta degli Olivetani prima, e dell’Ordine di Malta, poi), San Leonardo, Ospitaletto Linarolo (nome omen).


A circa tre chilometri a sud-ovest, in direzione del Po e poco prima di Linarolo (!) si trova la località di S. Giacomo della Cerreta con il famoso oratorio di San Giacomo, un autentico florilegio di immagini del santo con la firma per alcuni nientemeno che di Giovanni da Caminata (metà del 400). In questo caso già la toponomastica può fornirci alcuni indizi: ci troviamo nelle vicinanze di una importante strada percorsa da pellegrini che viaggiavano verso Roma o, da sud a nord, verso Santiago di Compostela e, in questa località troviamo un oratorio dedicato a S. Giacomo con annesso ospizio. S. Giacomo, le cui reliquie in Galizia erano meta di pellegrinaggio da ogni parte d'Europa, è rappresentato nei numerosi affreschi quattrocenteschi interni alla chiesa.



Sulle pareti della chiesa si susseguono le immagini del santo in veste da pellegrino con il tipico bordone (bastone), la mantellina corta ed il cappello a larghe tese con la conchiglia, simbolo del pellegrinaggio. Il culto per S. Giacomo è ancora molto sentito: la statua lignea del Santo, conservata nella chiesa, è ogni anno in testa alla solenne processione che si celebra il 27 luglio, festa di S. Giacomo.

La chiesa nel tempo è stata adibita anche ad ospedale per colerosi e gli infermieri del tempo prudentemente avevano provveduto a dare una mano di bianco calce ai pregevoli affreschi. L’ospizio era significativamente intitolato al “barone per cui la giù si visita Galizia”.



A Belgioioso, si impone per la sua mole il castello visconteo costituito da vari fabbricati di epoche e stili diversi. Il castello infatti è caratterizzato da una parte originaria edificata per volontà di Gian Galeazzo Visconti attorno alla seconda metà del Trecento, con la facciata merlata ed il ponte levatoio, e di una villa settecentesca con grande parco.


Attraversato il fiume Olona, si giunge a Corteolona sede della corte regia in età carolingia e successivamente dei re italici. In età altomedioevale la sua importanza fu legata alla presenza del monastero dedicato a Sant'Anastasio, il monaco martirizzato dal re di Persia Cosroe, insieme ad altri 70 cristiani. Oggi, della chiesa originaria fatta erigere dal re longobardo Liutprando, non restano che pochi frammenti. Altro elemento di pregio è la cinquecentesca chiesa di Santo Stefano e il Castellero.



Santa Cristina - Abbazia ora trasformata in abitazioni private
Segue il paese di Santa Cristina e Bissone con la sua antica abbazia benedettina, fondata dal re longobardo Liutprando nella prima metà del VIII secolo. Santa Cristina è la quinta essenza del “villaggio strada”. La sua famosa, ed un tempo anche ricchissima abazia, rientra nella politica dei monasteri attuata dai re longobardi allo scopo di creare, lungo la Via del Monte Bordone, una catena di luoghi di preghiera ma anche ospizi per i pellegrini.



A Santa Cristina dove Sigeric ci segnala un punto di sosta esisteva questa importante abbazia, documentata sin dal XI secolo, che ospitò personaggi importanti come Corradino di Svevia. Di questa gloriosa abbazia non rimane nulla di visibile; esiste solo un fabbricato chiamato Collegio che reca tracce di fondamenta e murature del '700 e forse di epoche precedenti.



L’ultima tappa della Via Francigena in terra pavese è Chignolo Po, nei pressi della confluenza con il Po. Ai margini dell’abitato si trova il castello Cusani Visconti, uno dei rari esempi di architettura neo-medievale del XVIII secolo.



Il Castello di Chignolo Po venne eretto sui possedimenti terrieri donati nel 910 da re Berengario ai monaci benedettini dell'Abbazia di S. Cristina. Questi ultimi dal 910 al 1251 edificarono, all'interno del ricetto fortificato ai piedi della Grande Torre, la "Fattoria Monasteriale". Questa comprendeva le celle, i magazzini e le officine dei monaci, il fabbricato dei "famuli supersedentes" cioè i coloni vincolati, l'orto dei semplici ovvero il giardino delle erbe aromatiche. Nel 1251 il castello e tutte le sue proprietà, per volere dell'abate di S. Cristina, divennero feudo di Uberto Vignati.



Ampliato ed adibito a funzioni diverse nel corso dei secoli, oggi è possibile visitare la maggior parte dei corpi di fabbrica, il bellissimo parco con il settecentesco Tempio di Cerere, alcuni locali interni abbelliti da ricche decorazioni. 
Castello di Chignolo Po
 Conclusioni: chi erano questi pellegrini?
Tutta gente ricca di una volontà di potenza collettiva ed individuale, protesa al sacro (si provvedeva, prudentemente, a dimenticare le cose terrene con un bel testamento prima del viaggio) estranea a se stessa che, visivamente, già realizzava la Chiesa militante su questa Francigena, una delle tante direttrici degli itinerari delle fede europea. Le sacre vie erano “metafora dell’unità delle Res-Publica christiana, una koinè di valori globali, dove tutto era simbolicamente e misteriosamente raccolto nel tutto, dove la strada non era solo un mezzo si comunicazione concreto”. “Questi uomini avevano fra le loro provviste anche e soprattutto il timor di Dio. Erano spinti da quel clima fantastico di devozione profonda che coinvolge la persona umana in tutti i suoi aspetti siano essi spirituali, morali, intellettuali o fisici. Li attendeva il ristoro che dà la fede in Dio; li aspettavano delle Mete che davano Certezze. Uomini intrepidi che viaggiavano dentro e fuori del tempo; prima che sulle strade nella ricercainteriore della propria anima. Li ricorda anche il grande Dante che dice nella sua Vita Nuova “chianmasi romei perché vanno a Roma”.

E chi siamo noi?
Ancora pellegrini. In un mondo che corre senza lasciare il tempo di pensare. A chi siamo. Al perché siamo qui. A quali sono i nostri destini e i nostri compiti. Ecco, siamo tutti lungo una via. Protetti da vestiti da scarpe, con le nostre riserve di cibo e da bere. Tutto per il corpo. E per la nostra anima? Per il nostro spirito? Siamo solo materia? O ben altro...?