Thursday, March 13, 2014

Hula Hoop

Filosofia della vita.
Che gira intorno alla vita.
Cerchio che racchiude un significato.
Cornice al sogno di pochi minuti.
Completarsi di un abbraccio che ruota intorno.
Che lambisce, sfiora le caviglie, le gambe i fianchi,
il seno, le spalle e il collo, istruito da agili dita che lo guidano.

Paulette Goddard
Spensieratezza e gioia di vivere.
Ritmo da mantenere per sfida.
Attrazione estetica ed affascinante glamour.
Profumo di giovinezza e di voglia di ridere.
Un turbinare intorno ad un oggetto di desiderio.


Saltare, girare, roteare, flettersi, distendersi
sul ritmo di una cadenza di note.
Sguardo che non si coglie, ancorché lo si insegua.
Ora qui, ora lì, ora altrove.
Come posso guardarti negli occhi se sfuggi così
nel ritmo di una ruota che gira e gira e gira?

Come posso stringerti se  ruoti inarrestabile
intorno a me e intorno alla vita?
Devo ruotare anch'io, ma nel tuo stesso senso,
altrimenti, le occasioni di incrociarti e di guardare i tuoi occhi
diventeranno ancora più rare e fugaci.

Ecco, per stare con te devo ruotare anch'io,
diventare bravo come te,
seguire il tuo ritmo,
prendere il tuo ritmo
e non aspettare la fine della musica
perché la musica è la vita e la vita è musica.

Jennifer Jason Leight
Video: Stanley Kubrick - Lolita
Video: Gabriella J Ricci - Hula Hoop
Soundtrack: The Hula Hoop Song - Dana Ghia (1958)
Soundtrack: Hoola Hoop Girl - Ted Garber

Onirico e reale

Il confine tra realtà e sogno può essere assai sottile. Anche se l'uomo positivista che tutto vuole prevedere e razionalizzare e inquadrare, tende a negarlo. Ne ha paura perché il sogno non si cataloga, né si programma e tantomeno si controlla. Il sogno è il sogno. Unico e anarchico.

Il sogno è torbido perché affonda le radici nell'intimo più nascosto della persona, dove umori e odori si mischiano nelle immagini e nelle sensazioni. Assenza di regole logiche di spazio e tempo. Assenza di razionali consecutio che creano irrealtà dove il camminare, il volare sono alla portata di tutti. Pavimenti e soffitti e pareti sono spazi di movimento e le finestre si aprono e si spalancano o si chiudono ovunque. Anche dove prima non c'erano.

L'oggi, lo ieri e il domani si fondono come le parole e i discorsi che confluiscono tra loro in una stessa frase che si diluisce, si allunga, si allarga e si tronca lasciando aperto il senso all'interpretazione. Un sogno è cpmposto di una miriade di sfaccettature che lo rendono avvicinabile e intuitivamente interpretabile (non sempre) solo a chi lo fa. Gli altri possono solo essere partecipi al racconto di un sogno e condividere la drammaticità o la gioia che lo stesso ha evocato in chi lo riporta.

Molto nel cinema fa riferimento al sogno. Forse perché l'immagine in movimento è figlia della fotografia che sa così bene esprimere le sensazioni eteree anche solo con il gioco delle luci e delle ombre. La sperimentazione visiva che ha fatto da padrona agli inizi della storia fotografia si è traslata nella storia del cinema con le pellicole surrealiste, gotiche, con quelle espressioniste e dei classici della fantasia e del muto. Ma anche del realismo e del thriller. Poi il colore ha normalizzato il tutto.

O almeno ha tentato. Celebrati maestri sono rimasti legati al mondo del sogno e hanno obbligato il colore a seguirli. Un modo per ribadire il concetto che il mondo e la vita sono sogni più o meno reali che non possono/devono essere ripudiati perché poco realisti. Un modo per dire che non tutto può essere razionale e che ogni cosa contiene sempre un poco di irrazionalità e di follia. Gli elementi che affascinano.

Non siamo forse attratti dal mistero? E il mistero non affonda le radici da quanto non ci è del tutto chiero? Da quanto ha zone di ombra che non riusciamo a raggiungere? E le illusioni, le speranze che alimentano gli entusiasmi della vita non scaturiscono dai sogni? Il sogno è cos', necessario e desiderato. Motore della vita da accudire con estrema cura perché non si rompa mai, perché non si infranga contro la cruda realtà.

Il sogno è la trama della vita che aggiunge significato e desiderio alle cose.
Perché lo fai? E' un mio sogno da sempre ...
Soundtrack: Giulietta degli Spiriti - Nino Rota

Wednesday, March 12, 2014

Je n'oublierai pas ton nom et ton regard

Ilia Repin
La vie, c'est comme de l'eau
Qui coule d'une fontaine,
Mais elle n'a pas eu le temps de boire la sienne,
La petite Nathalie lointaine.

Quand je pense à toi,
Souvent je te revois
Au bord de la mer, avec tes cheveux collés
Par le sel et le soleil de l'été.
Je n'oublierai pas
Ton nom et ton regard
Je n'oublierai pas ta voix
Je ne t'oublierai pas

C'était en hiver,
Elle roulait vers Poitiers
A côté de son frère
Et d'un ami du quartier
Et c'est à l'arrière
D'un camion militaire,
Qu'elle est arrivée
A la fin de l'hiver.
(Nino Ferrer)
Soundtrack: Chanson pour Nathalie - Nino Ferrer

Il poeta

"Ascoltare e basta.
Vagare per le strade,
cogliere frammenti di parole sconosciute ...
poi ... arrivare qui e raccontare la propria anima al primo venuto."

Aleksandr Blok - La Sconosciuta

Quanto abbiamo bisogno di comunicare? Di esternare i nostri sentimenti, attraverso i pensieri e con le parole? Quanto ci preoccupa indirizzare tutto questo agli altri? Già, agli altri ... ma, a chi? Sono tutti uguali o siamo selettivi?

Chi scrive racconti, romanzi, poesie esterna agli altri in generale. Un uditorio grande. Interessa che chi legge/ascolta sia attento, o no? Cosa interessa? Ma, altrettanto, quando si muore dal desiderio di trasferire i nostri pensieri con le parole siamo realmente interessati a chi ci ascolta? O meglio, siamo interessati realmente che si venga ascoltati? O è piuttosto un desiderio egoistico, edonistico di esternazione? Io mi dispiego all'esterno ...

Si scrive per se stessi. Si dipinge per se stessi. Si compone per se stessi. E ci si proietta l'immagine di uditori attenti e rapiti. E noi, davanti a tutti. Io solo tengo le redini di 100, 1000, 10000, 100000, 1000000 persone. Migliaia, milioni di occhi su di me. Miliardi di cellule cerebrali attivate su di me. La grandezza immaginata, il delirio di potenza. Gli altri, gli altri, gli altri rapiti da me.

"E quando si trattava di parlare, ascoltavamo sempre con piacere ..." grande Battiato nella Prospettiva Nevskij ...

Non è così infrequente che ci si accorga di quanto chi parla, parla, parla, in realtà è tutto forché interessato ad essere ascoltato e ad ascoltare le reazioni che le proprie parole hanno sortito. Alla fine della conversazione il nostro pensiero, rivolto a chi ci ha inondati di parole, è "E' terribile. Non lascia parlare gli altri ... e non ascolta neppure. Vuole solo dirti ciò che pensa. Della tua risposta non gliene importa nulla !".

Questo, abbiamo detto, non è così raro ma mi sembra che tenda a diventare sempre più frequente. Quanto si sogna di incontrare persone che aspettano il proprio turno per parlare e amano ascoltarti. riflettere su ciò che dici e poi risponderti in modo attento e puntuale? Ma dove sono? Dove siete?

Ed allora sorge il pensiero, ma forse anche noi tendiamo a parlare e parlare e parlare senza lasciare spazio agli altri? Forse anche noi pecchiamo di eccessivo desiderio di esternare senza poi essere disposti a "pagare lo scotto" di ascoltare? Ma, quanto siamo soli per avere così tanto "arretrato" di pensieri da comunicare?

Eppure si vive in una società della comunicazione. Formale ma non concettuale. Si muore di comunicazione ma non è altro che "botta e risposta". Domanda e risposta. Un aspetto tecnico. Dove sono finite le belle lettere che aspettavano giorni e giorni per essere lette e che stimolavano risposte pensate, attente e colme di altruistico affetto?

Vorrei che la comunicazione informatizzata (email, sms, facebook, twitter, ecc ... ecc ...) si spegnesse per un discreto periodo di tempo per riabituarci a comunicare meglio. Per non essere così falsamente soli da credere di vivere in mezzo agli altri, insieme agli altri.
Soundtrack: Kompendium - Lilly

Tuesday, March 11, 2014

Et ton corps blond de soleil et de sable

Je sais que c'est fini
Je sais mais je t'en prie
Écoute-moi quand même
Écoute-moi, car je t'aime
Depuis qu'on s'est quittés
Je suis seul étonné
Mes jours sont tellement longs
Et vides et obsédants
Je suis seul
La nuit vient
Et je me souviens

D'un an d'amour
Les matins indolents
Les soirs de pluie
Les vacances et le vent
Et ton corps blond
De soleil et de sable
Un an d'amour
C'est irréparable...
Un an d'amour
C'est irréparable...

Maintenant ce n'est plus moi
Un autre est avec toi
Et toi tu lui souris
Comme tu m'avais souris
Et ce sourire tu vois
Je te hais pour cela
Je te hais et je t'aime
Et au fond ça revient au même
Je t'aime
Le comprends-tu?
T'ai-je vraiment perdu?

Un an d'amour
Des années de regrets
De feuilles mortes
Et de temps passé
L'automne emporte
Les rêves et les fables
Un an d'amour
C'est irréparable...
L'automne emporte
Les rêves et les fables
Un an d'amour
C'est irréparable...

(Nino Ferrer)
Soundtrack: C'est irreparable - Nino Ferrer

La maison près de la fontaine - Nino Ferrer

La maison près de la fontaine
Couverte de vigne vierge et de toiles d'araignée
Sentait la confiture et le désordre et l'obscurité
L'automne
L'enfance
L'éternité...

Autour il y avait le silence
Les guêpes et les nids des oiseaux
On allait à la pêche aux écrevisses
Avec Monsieur le curé
On se baignait tout nus, tout noirs
Avec les petites filles et les canards...

La maison près des HLM
A fait place à l'usine et au supermarché
Les arbres ont disparu, mais ça sent l'hydrogène sulfuré
L'essence
La guerre
La société...

C'n'est pas si mal
Et c'est normal
C'est le progrès.
 Soundtrack: La maison près de la fontaine - Nino Ferrer

El Rodolfo, el Gaina e poeu mi

Storie di amicizie che il tempo diluisce via,
almeno si illude di fare così.
Eppure, sono amicizie che rimangono dentro
fisse, incancellabili e ancora piene di sapore.
Un sapore che è gustoso anche dopo 50, 60, 70 anni e più.

Siamo dunque sempre noi,
nel tempo e nello spirito.
Ma è mente, ricordo o sensazione vivida emotiva?
E' solo pensiero a ritroso o amore struggente che è presente ancora oggi
dopo decine e decine di anni?

Siamo dunque un insieme di emozioni che non terminano mai?
E questo è bello, bellissimo
come un amore struggente che non ha mai fine
perché si prova ancora il sapore, il profumo e il tatto
pressoché intatti, come fosse adesso il loro momento.

E' questa la ricchezza della vita.
L'esperienza persistente e mai dimentica o dimenticata.
L'accumularsi dei pensieri e delle sensibilità
che si sovrappongono creando ricchezza di sensibilità e di sensazioni,
pronte a ridonare gioia e gusto nel filtrare il presente col passato.

Quanto è invece stolta e inutile la vita
priva di ricordi e di memorie vive,
senza la possibilità di attingere ogni istante da un passato gustoso.
Quanto è povera una vita così sterile e arida.
Al pari di una non vita, è come una morte prematura.

In fondo è l'elegia al fare tesoro delle esperienze
dirette e indirette. A questo servono gli altri.
Non basterebbe un'esistenza per accumulare tutto questo.
Una parte la facciamo noi e una parte ce la danno gli altri.
El Rodolfo, el Gaina e poeu mi.
Soundtrack: Strehler e Milva - Ma mi


Friday, March 7, 2014

Il dilemma dell'atto

"... debbo pensare
che se sottraggo al mio sangue
il diritto che gli diede
la legge umana e divina,
non agisco da cristiano;
Perché non v'è legge al mondo
che, per vietare a mio figlio
d'esser crudele e tiranno,
costringa me a diventarlo:
e se maltratto mio figlio
per impedirgli un delitto,
sono io che lo commetto."

Calderòn de la Barca
La vita è sogno - Atto primo 

Come agire? Secondo quanto letto non c'é possibilità di azione giusta per ogni aspetto. Ove si agisca, si commette un errore. Nel lasciare fare ed anche nell'impedire. Insomma, la condizione umana è l'errore. Scegliere quindi il minore dei mali perché il giusto, l'ottimo non è possibile. E' così?

Ci sono però le leggi umane e quelle divine che aiutano in questo dilemma, dell'agire o non agire. Ma possiamo dire che esistono due tipi di leggi? Le leggi umane in cosa differiscono da quelle divine? Forse le seconde sono leggi trasversali, di principio. Viceversa, le prime sono più specifiche, legate al singolo caso ed alla contingenza. Le seconde di ampio respiro, le prime di corta visuale.

Eppure, poiché sentite e avvertite e scritte dall'uomo, possiamo dire che entrambe sono umane. L'uomo d'altra parte ha del divino i  sé. Ma, allora, cosa c'entra nella prima parte della citazione esprimere un giudizio sul modo di agire? Perché tirare in ballo il concetto dell'essere cristiano.
Essere cristiano significa forse non sottrarre mai ad alcuno il diritto dato dall'uomo e da Dio? C'è - d'altra parte - modo e modo di sottrarre: il sottrarre nascondendo, togliendo, convincendo, impedendo, ecc ... 
Ora, se convinco che un'azione sia sbagliata, sottraggo forse il diritto di compierla? E se la impedisco impedendo l'azione fisicamente, sottraggo il diritto allo stesso modo? Ecco, sono due cose che sembrano diverse. La differenza è la violenza della seconda, rispetto al rispetto della prima.
Possiamo vedere come uno stesso risultato (il sottrarre un diritto) possa essere raggiunto con la violenza o con il rispetto. Vale a dire che il male e il bene possono sortire lo stesso effetto. Giusto? Cambiando il senso e l'ordine dei fattori, il risultato non cambia. Come una regola matematica. E non è forse parimenti vero che un'azione giusta può sortire un effetto negativo al pari di una cattiva azione? Quante volte si sbaglia volendo fare del bene ...

Quindi, non direi che Calderon de la Barca abbia centrato l'obiettivo con le parole del Re Basilio, se non quando gli fa dire:

       "Y asì, entre una y otra causa,                               "E cos', tra mille dubbi
         vacilante y discursivo,                                           esitante e timoroso,
         previne un remedio tal,                                         sono giunto a un compromesso
        que os suspendas los sentidos."                            che certo non vi aspettate"

Anticipa così una scelta (il compromesso) che gli pare giusta, quella di incoronare suo figlio a sua insaputa lasciandogli la libertà di essere ciò che crede: a) inaspettatamente giusto e buono, oppure 2) coerentemente ingiusto e tiranno, e così facendo, intervenire nel secondo caso per toglierlo dal trono e affidare lo stesso a due cugini in modo da consentire di fare giusto e sbagliare in contemporanea.

Ma anche queste tre scelte sono opinabili, forse perché ciò che è, per me non è per te e viceversa. Forse perché le leggi divine non ci aiutano in tutto o forse perché siamo noi ciechi e non le sappiamo vedere nel giusto modo. Il mondo e la vita sono un vorticoso ballo dove si sbaglia e si crede e si fa giusto e si dubita in un continuo senza fine, ma pur sempre illusi nella ricerca del bene.

Wednesday, March 5, 2014

Yggdrasill - Sotto il frassino, il destino degli uomini

Prendiamo spunto da Snorri Sturluson, grande erudito islandese vissuto tra il 1178 e il 1241, e dal suo libro Edda:

Là sotto il frassino (Yggdrasill) c'è una bella sala presso la fonte e da questa sala vengono tre fanciulle che si chiamano Urðr, Verdðandi e Shuld; queste fanciulle danno agli uomini la vita; noi le chiamiano Norne.

« Da quel luogo vengono fanciulle
di molta saggezza,
tre, da quelle acque
che sotto l'albero si stendono.
Ha nome Urðr la prima,
Verðandi l'altra
(sopra una tavola incidono rune),
Skuld quella ch'è terza.
Queste decidono la legge,
queste scelgono la vita
per i viventi nati,
le sorti degli uomini. »

Ma ci sono anche altre Norne che vanno da chiunque nasce per dargli la vita, ed esse sono di schiatta divina, ma altre della stirpe degli Elfi ed altre ancora di quella dei Nani, com'é detto infatti:

"Di molto varia la discendenza
penso che siano le Norne
e non della medesima stirpe;
alcune discendono dagli Asi,
alcune discendono dagli Elfi,
altre sono figlie di Dvalinn."

Allora Gangleri disse: "Se le Norne determinano i destini degli uomini, allora li ripartiscono in modo ineguale: taluni hanno una vita buona e ricca ma altri non hanno né ricchezza né onori; talini vita lunga, altri breve."

Soundtrack: Svefn-g-englar - Sigur Rós

In effetti, da cosa è determinato il destino di un uomo? Dai natali e dalle occasioni della vita. Dalle tre Parche o dalle Norne. Da qualcosa che è intrinseco a lui e da latro che incrocia nel tempo. Ma anche questo è condizionato dai natali.

Allora, potremmo considerare che ben poco sia dell'uomo per decidere di sè? Tutto è Fato? In parte, dopo tanti anni, mi sento di dire di si ma anche di considerare che una parte dipende da noi.

Ma anche questa parte dipende dal carattere e questo non si forma esclusivamente nel tempo ma lo si trova già impostato dalla nascita.

Un bambino è buono e l'altro è cattivo. Uno è attento alle meraviglie del mondo, l'altro pensa solo a ciò che gli interessa. Uno è vivace e si relaziona con gli altri e l'atro è tranquillo e tende ad isolarsi. Uno sorride fin dal mattino e l'altro tiene il broncio.

La cultura, la sensbilità, gli incontri, le esperienze fanno l'altra parte del carattere ma c'è qualcosa che poco dipende da noi ed è il nostro corpo.

Epitteto diceva che l'uomo è folle perché affida la propria felicità a cose che non dipendono da lui. E il corpo è la prima cosa che non dipende da noi. Si ammala e noi non lo vorremmo. Muore e non lo vogliamo.

Possiamo dire che la durata della vita dipende, se consideriamo il solo corpo, da qualconsa al di fuori del nostro controllo. éenso ad un bambino che si ammala e muore nella sua prima infanzia. Non si è cercato nulla di quanto avrebbe potuto fargli male, eppure ...

Sono riflessioni incomplete perché molto c'é da dire ancora ma l'essenza è un po' questa.

Si potrebbe pensare che la durata di una vita dipende piuttosto dall'intensità e dalla velocità con cui ciascuno porta a compimento il proprio destino e quindi il proprio compito.

Se pensiamo a Dio, la durata della vita è correlata con il raggiungimento di alcuni valori che si rendono evidenti, si svelano mentre li viviamo. Questo spiega la serenità delle persone che portano a compimento la propria esistenza prematuramente (secondo noi) e guardano all'orizzone della loro rinascita in Cristo.

Ma per gli altri? Inconsapevoli corridori della vita. Troppo presto al traguardo?
Soundtrack: Sigur Rós - Heysatán-Heima

Sunday, March 2, 2014

Francesco di Giacomo

Soundtrack: 750.000 anni fa, l'amore - Banco
Soundtrack: Non rompete - Banco

Precetto fondamentale - Marco Aurelio

In quell'opera meravigliosa che raccoglie i "Colloqui con se stesso", Marco Aurelio descrive il precetto fondamentale:

"Guarda profondamente: la qualità particolare o il valore di nessuna cosa non dovranno mai sfuggirti."

Lui era un imperatore. Avrebbe potuto ignorare tutto quanto non faceva parte di se stesso o dei suoi pensieri. Era però uno stoico. Cresciuta in un modello di rigore essenziale che pone l'uomo come profondo e rispettoso spettatore del modo esterno ed interno e gli affida un ruolo di rigorosa e doverosa equità.

Oggi, il pensiero non può fare a meno di ricorrere all'attualità contingente, il mondo sembra ignorare bellamente tutto quanto di stoico si può porre. D'altra parte, è meglio non fare pensare al valore delle cose e delle persone e fare sprofondare la persona in un abisso di stolto egoismo e superficiale infantilismo, aperto al desiderio edonistico e chiuso al valore essenziale della vita ed alla spiritualità.

A questo si aggiunga che la proiezione verso un destino fatto solo di materia e di materialismo, getta l'uomo dalla posizione di sensibile pensatore a quello di sciocco e condizionabile autoreferente.

Nel 1754, appena 4 anni dopo la morte di J.S. Bach, Johan Michael Schmidt scriveva:
"Non molti anni fa arrivò dalla Francia la notizia che un uomo aveva fatto una statua che poteva suonare diversi pezzi sul flauto traverso, portava il flauto alle labbra, lo rimetteva giù, ruotava gli occhi, ecc ... Ma nessuno ha ancora inventato un simulacro che pensa, o vuole, o compone, o fa qualcosa di simile. Chiunque desideri convincersi di ciò guardi attentamente l'ultimo lavoro del lodato Bach che è apparso il calcografia ma che è incompletoa causa della sua cecità, e osservi l'arte che in esso è contenuta; o, cosa ancora più meravigliosa, il Corale che lui dettò da cieco alla penna di un altro: Wenn wir in höchsten Nöten sein. Sono certo che tale persona avrà bisogno della sua anima se desidera osservare tutte le bellezze in esso contenute, e ancor più se desidera suonarlo per suo conto o farsi un giudizio sull'autore. Tutto ciò che i paladini del materialismo sostengono crolla alla luce di questo solo esempio."

E, nonostante questo, sull'onda di un moderno positivismo, esiste ancora molta gente che non crede che lo spirito e l'anima facciano la differenza dell'uomo sull'essere non pensante.
Soundtrack: Wenn wir in höchsten Nöten sein