Saturday, September 12, 2015

I love you Eddie

Alfredo Roldan
Era ormai tempo che vedevamo Luisa girare insieme con Eddie. In automobile, a piedi, in motocicletta e in bicicletta. Ormai convinti di una loro felice unione, ci apparve strano incontrare un giorno Eddie con una certa Betty. Con la mano nella mano.

 Si sapeva che Eddie era un dongiovanni. Il fisico lo permetteva, l'eleganza altrettanto e la posizione completava il quadro. Di successo, di charme e decisamente bello, Eddie sembrava fare quello che voleva con le donne. Ma Luisa sembrava avercela fatta a legarselo a sè in modo definitivo.
 Bo Hilton - ‘Tessa at Botallack’
Ormai facevano coppia fissa da mesi e mesi. Dove andava l'uno era presente anche l'altro. C'era poi qualcuno che vociferava qualcosa a proposito di una prossima scelta di vivere insieme. Eddie aveva già alle spalle ben due matrimoni ed aveva 3 figli ormai grandicelli. Adolescenti. Luisa era duramente single. Per scelta.

Luisa era sempre stata molto affascinante. Il suo forte erano le gambe. Lunghe, ben fatte e decisamente in mostra. Ma in modo sapiente, non volgare. Luisa era stata il sogni di diversi del gruppo. E quasi sempre inutilmente. Portava i jeans come poche altre donne. Il viso era volitivo e in un certo modo anche severo ma lei sapeva usare il trucco a suo favore.
Alix Aymé
Occhi grandi e ben delineati dall'eyeliner secondo una moda degli anni settanta con un giusto tocco di fard e le ciglia ben in evidenza. Occhi intensi nello sguardo che sapevano sognare e guardare nel profondo del proprio interlocutore. Era stato pericoloso per molti uscire a cena con lei ed essere guardati così al proprio interno. A molti era bastato quello per perdersi in un amore senza futuro.

Personalmente, io che amo decisamente le bionde, sono sempre stato abbastanza esente dal suo fascino di bruna intensa. Ho sempre amato gli occhi azzurri o verdi, chiari e i capelli del colore del grano. Luisa era quindi una carissima amica come solo alcune donne sanno esserlo. Quasi a livello intimo nel senso delle reciproche confessioni. Ma nulla di più.
Paul Sérusier
Non avevo però potuto pensare alcunché della loro presunta unione. Eddie era sempre stato abbastanza nascosto alle mie incursioni nella sua personalità Nulla più che formale, forse perché é nota a tutti la mia intesa con Luisa. E in questi casi, l'uomo guarda all'amico della sua compagna con sospetto ... nel senso che sente che l'altro sarà sempre dalla parte di lei, schierato e pronto a sottolineare ogni suo difetto.

Quello che mi stupiva era che dopo questi mesi di intesa con Eddie, Luisa stessa era come sparita. Consideravo quindi che fosse 'rapita' da Eddie. In modo adolescenziale, una cosa decisamente strana per una come lei, con il suo carattere, la sua esperienza e ... la sua età. Ora, dopo questa evoluzione inattesa, mi aspettavo un suo ritorno alla vita sociale. E invece, nulla. Luisa dov'era finita?
Robert Henri
Avevo una conoscente all'interno della ditta presso la quale Luisa lavorava come consulente della direzione generale., Ero deciso a tentare questa carta. La ragazza si chiamava Antonella e lavorava in segreteria generale e quindi poteva dirmi qualcosa. Oltretutto, lei faceva parte delle conoscenze di lavoro e non era viceversa del nostro 'giro'. Quindi, non poteva sapere della mia amicizia con Luisa.

"Pronto, Antonella, ciao sono Alex, come stai?" Le solite frasi formali di gentilezza e poi la richiesta se aveva avuto modo di vedere Luisa dalle sue parti. Luisa che non riuscivo a chiamare perché mi si era rotto il cellulare. Forse Lei mi sapeva dire qualcosa e ridarmi il numero di Luisa. Fatto! Luisa era regolarmente in attività. Quindi era solo sparita dal 'gruppo'.
Wassily Kandinsky
Un messaggio sul telefonino. Un saluto abbastanza generale ma altrettanto indagatore "... come stai? Tutto bene, amica mia?" ... nessuna risposta per ben due giorni. Impossibile per una come Luisa ... always connected ... la cosa doveva essere seria. E poi, l'arrivo di una risposta molto laconica "si bene, tutto bene, grazie. Non preoccuparti. Un bacio." Intanto, Eddie aveva fatto la sua comparsa con quell'altra. Betty si chiamava, mi era stato detto.

Deciamente bella questa Betty. Altissima e snellissima. Forse una modella. E con una bella decina di anni meno di lui. Appariva però più una conoscenza (diciamo così) passeggera, tanto poco in comune sembrava esserci tra loro. Chi aveva avuto modo di frequentarli aveva detto che questa Betty era bellissima in tutti i sensi ma decisamente bambina, leggera e di modesto interesse come persona in sè. Gran fisico e basta! Forse solamente troppo giovane.
Thomas Edwin Mostyn - A Magical Morning
Il mistero durava da almeno tre mesi ormai. Lui in giro con la bellezza bionda e lei sparita! Poi, all'inizio dell'estate, mentre noi tutti all'ora dell'aperitivo eravamo seduti nel bellissimo giardino di Piero che viveva appena fuori da Milano, ecco suonare al cancello. Da dove eravamo non potevamo vedere chi fosse alla porta. Piero si era alzato e fumando la sigaretta, con il suo bicchiere balloon mezzo pieno, si era diretto al cancello.

"Ma noo ... chi si rivede ... ma che sorpresa. Ehi, guardate chi c'é!" Erano state le parole di Piero e tutti ci eravamo voltati. Poco a poco abbiamo visto chi stata arrivando. La Luisa ... poi la Betty ... e infine Eddie. Eravamo a bocca aperta. Luisa vestiva un abito di seta verde con inserti broccati oro e bordò-blu. Abbronzatissima con le gambe nude e un paio di sandali neri, aperti. Il passo sicuro e il sorriso apertissimo, affiancato da uno sguardo sottilmente ironico e con un vago senso di sfida per tutti.
Bruno Walpoth - wood
La Betty aveva invece un paio di jeans attillati che fasciavano il suo corpo perfetto e una camicia di seta, larga e svolazzante. Una tinta chiara, sull'ocra pallido ed aperta fino a metà del petto. I capelli raccolti in una coda di cavallo molto da adolescente e nessun trucco. Eddie, infine, era in completo blu scuro. Perfetto per eleganza e con una camicia bianca aperta appena di due bottoni e i gemelli ai polsini. Le scarpe scure, dall'aspetto morbidissimo e sottile, parevano scivolare sul prato in un passo deciso ed elastico.

Nessuno aveva il coraggio di avanzare una domanda. Ma il silenzio era imbarazzante perché non si aveva neppure il coraggio di riprendere un qualsiasi discorso interrotto. La sorpresa era troppo grande  e lo sguardo passava da uno all'altro ed all'altro ancora dei tre arrivati. La cosa era divertente, pensai.
Fanny Nushka Moreaux
Fu Luisa a rompere il ghiaccio. "Cari amici, penso sia venuto il momento di chiarire alcune cose! So che molti di voi si sono sorpresi degli ultimi cambiamenti e della mia apparente assenza. Eddie ed io ci sposiamo!" Lui l'aveva raggiunta al fianco e aveva preso elegantemente la sua mano, alzandola, come per sfiorarla con le labbra. Lei lo aveva guardato di sottecchi, appena, e poi aveva ripreso "Vi sarete chiesti cosa fosse successo. Volevamo solo procedere come avevamo deciso. Di decidere in modo da essere sicuri tutti e due."

La biondina, zitta fino a questo momento, a questo punto aveva preso la parola. La sua voce era stranamente profonda e assai poco adolescenziale, da donna "Eddie ed io ci siamo conosciuti ad un provino. Lui era il committente dello spot ed io una modella invitata per l'occasione. E' stato un colpo di fulmine e non abbiamo potuto resistere ma poi lui mi ha detto che il tutto poteva non avere futuro perché aveva una relazione in corso che gli piaceva. Il fatto era che lui piaceva molto a me."

Henri Lebasque
Nessuno aveva parole. A bocca aperta quasi tutti e solo qualcuno con la forza di prendere il bicchiere in mano e bere. "Così, Eddie ed io abbiamo deciso di prenderci una pausa e vedere cosa succedeva. Vinceva Betty o vincevo io." Luisa era stata categorica ... e poi, "Piero, non ci offri nulla?"

Piero si era subito ripreso dallo stupore di tali esternazioni e si era girato verso il carrello dei liquori e aveva chiesto a ciascuno dei tre cosa desiderassero. Due flute di spumante e un Bellini. Aveva porto i due flute e si era allontanato per preparare il Bellini per Betty. Non molto contento di dovere fare il padrone di casa e magari perdersi qualche altra spiegazione.
Paul Gauguin - Still life
"Io ero stato messo nella condizione di scegliere. O Luisa o Betty e la decisione sarebbe stata definitiva. Nel senso che se era Luisa questo avrebbe significato la vita insieme, il matrimonio, eccetera. Se invece vinceva Betty, allora voleva significare la scelta del disimpegno. Infatti, con Betty non avrebbe potuto esserci nulla di definitivo. Lei ha una carriera da seguire ed inseguire e presto o tardo sarebbe dovuta partire per chissa dove e per chissa quanto." Eddie era stato categorico mentre aveva accennato ad un brindisi con Luisa.

"Bravi, ci avevate spiazzati! Non solo all'inizio ma anche nel mezzo e ancora di più in questa fase del vostro rapporto. Possiamo dire ... moderno? Una razionalità proiettata all'estremo ed una parvenza di roulette russa. Il fatalismo da parte di Luisa e la libertà di scelta per Eddie. O forse il rischio calcolato per Luisa e la certezza di avere in pugno Eddie. Betty è stata strumento e si è prestata. Molto moderno. E' il solo aggettivo che mi viene in mente" mi ero sentito di dire ed ero stato l'unico ad esprimere un giudizio o a fare una riflessione.
Terry Miura
Gli altri avevano infatti già ripreso le loro conversazioni. In fondo, di Betty, Luisa e Eddie importava fino ad un certo punto. Il sole illuminava di traverso il giardino e in lontananza i due cani di Piero giocavano tra loro. Gia, Piero! Eccolo arrivare con il Bellini per Betty. Ecco che glielo porge e che chiede a lei cosa si era perso. E Betty, con fare sinuoso e complice, si china su di lui, lo avvolge e gli sussurra le cose dette poco prima. Ma l'interesse di Piero vero Luisa e Eddie era ormai sfumato, di fronte al soffio del respiro di Betty ed ai suoi occhi di orizzonte blu-verde. Forse, l'inizio di qualcosa.

E mentre tutto queto accade intorno, mi ritrovo a guardare l'acqua della piscina e il prato del giardino ed a pensare ai miei due nonni che si erano fidanzati poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale e che si scrivevano mentre lui combatteva sull'Adamello. Poche righe di un elegantissimo reciproco rispetto di amore. Lettere in una calligrafia slanciata ed elegante che vibravano di un trepido amore che aveva in sè desiderio, speranza e illusione insieme. Forse il ricordo di una mano accarezzata e di uno sguardo di promessa. Altro che la storia di Luida e Eddie.
Takeji Fujishima
Altri tempi, altra classe, altre prospettive. Il nonno venne a mancare pochi mesi dopo la scomparsa della nonna e in me sta il ricordo del suo cambiamento nel rimanere solo. Trasfigurato nella solitudine senza la persona con cui aveva condiviso l'intera vita. E mentre pensavo a questo, il sole era tramontato e si erano accesi i faretti nel giardino.


(Hey hey hey, hey hey hey)
I love you, Eddie, but so does Betty
'Cause you're such a handsome guy
Who's gonna kiss you, who's gonna miss you
Who's gonna laugh and who's gonna cry
(I love you Eddie, but so does Betty)
I love you, Eddie, but so does Betty
Tell me, which one will it be
Make no mistake now, one heart will break now
Do you love her, or do you love me
(I love you Eddie, but so does Betty)
Last night you took her to a movie show
Tonight you took me to a dance
Each day I'm hopin' that you'll let me know
That I've got the very best chance
I love you, Eddie, but so does Betty
Tell me, which one will it be
Make no mistake now, one heart will break now
Do you love her, or do you love me
(I love you Eddie, but so does Betty)
Woah
(Hey hey hey, hey hey hey)
Woah
(I love you Eddie, but so does Betty)

Thursday, September 10, 2015

Body count

Sculpture by Vietnamese students of disabled child victims of Agent Orange
Avevo appena finito di pranzare (un'insalata mista e una birra analcoolica) quando la mia attenzione è stata attirata da un quasi alterco tra due persone. Un bisticcio di voci che veniva alcuni tavoli più a lato di quello a cui mi trovavo io. "Cosa diavolo stai dicendo? Quello che sapevamo era una decima parte di quello che in realtà accadeva! E quel decimo era pure un riassunto dei dispacci governativi, ti rendi conto?" Stava pressoché urlando un ragazzo con la sciarpa verde al collo. La gente si voltava.

L'altro, con baffetti e una pipa in bocca, rispondeva accigliato "Si, è vero ma come puoi pretendere che il vero sia solo da una parte. Anche gli altri avevano la loro buona parte di responsabilità se non si dimostravano disponibili ad intavolare la pace! Come fai ad essere così manichéo?" Io non riuscivo a capire di cosa stessero parlando anche se, tendenzialmente mi sentivo di dare ragione ad entrambi.

Ecco che viene in aiuto del sottoscritto ma anche degli altri due, i contendenti, Veronica. In che senso, direte? Veronica è una mia vecchia amica. Una giornalista di lunga data che ha un passato di corrispondente di guerra nel medio oriente e che ha vissuto anche molti anni negli Stati Uniti, essendo di madreligua inglese con la mummy americana. Veronica ormai è felicemente in pensione ... dal punto di vista lavorativo ... ma collabora pressoché a tempo pieno ad un'associazione non governativa che opera in Sierra Leone. La sua unica figlia è a Siena e alleva i figli che ha sfornato. Felicemente casalinga. Il suo ex-marito è chissa mai dove ...

Veronica era reintrata in Italia da alcune settimane e avevo un appuntamento con lei perché avevo a disposizione un ecocardiografo che poteva interessarle e bastava solo organizzarsi per la spedizione in Africa. La stavo aspettando in quel localino lungo i navigli e stavo gustandomi un barolo chinato. Lei era entrata avvolta in fini abiti in cotone (africano, penso) di vari colori. Arancio, verde, oro e terra bruciata e nero. Stava benissimo e, con i corti capelli sale-pepe e la pelle abbronzata era in piena forma.

"Ciao, Alex ... oh, guarda chi si rivede, ciao Paolo ... ciao Stefano!" Caspita, mi sono detto, conosce anche quei due in piena discussione. Loro si alzano in segno di saluto e fanno un cenno di affetto e la invitano al loro tavolo. Lei risponde che è con me ed io, pronto, mi alzo e dico a loro che, se vogliono, possono accomodarsi con noi e fare un'unica tavolata. Accettano. Si alzano e si siedono con noi! Il gioco era fatto, avrei saputo tutto della discussione accesa!

Veronica fa da tramite. "Questo è Alex, un mio carissimo amico di lunga data e di lunghe battaglie politiche ... ha attraversato quasi tutto l'arco costituzionale ma ora è tornato a casa. Con noi!" Faccio quindi un sorriso di scherno e aggiungo che la maturità è essere capaci di ammettere gli errori e di fare le scelte in modo ponderato. "Beh, si ... ma intanto hai collaborato al ventennio di Mediaset!" Cavoli! Non me ne perdonava una, Veronica. "Questi sono invece Paolo, professore di fisica all'università e Stefano, economista e sociologo che fa un lavoro che non ho mai capito bene ... Stefano, cosa fai in fin dei conti?"

Lindon B Johnson & John F Kennedy
Stefano, quello con la pipa, prende la parola, non senza avere prima caricato a dovere la pipa ed averla riaccesa. "Scusa, disturbo?" Ma non aveva aspettato alcuna risposta ... "Dunque, io faccio il consulente di organizzazione aziendale anche se mi sono laureato in scienze politiche con un certo  indirizzo sociologico ... all'epoca ... e quindi ora mi occupo di tutto in azienda. Dal punto di vista organizzativo generale. Veronica mi sfotte perché la mia è un'occupazione molto elastica e variegata che vuole dire molto o molto poco a seconda dell'interesse o della conoscenza da parte di chi fa la domanda. Tu, invece cosa fai?"

"Io faccio il medico e il ... diciamo pubblicista nel senso che scrivo per gli altri oltre che per me. E tu, Paolo?" Ho risposto. "Io invece insegno all'università fisica della materia condensata, un termine che fa scena quando lo si tira fuori perché pochi ne sanno qualcosa e invece se ti dico nanotecnologie è come scendere più al livello  di comprensione perché se ne sa già di più." Caspita, mi dico, in quale 'consesso' mi trovo ...  questo ho pensato mentre li guardavo nei loro vestiti anonimi e nei loro aspetti totalmente 'comuni'.

Veronica sapeva gestire una conversazione e aveva preso spunto da quella parte di alterco che aveva sentito per chiedere di cosa stessero così focosamente parlando ... Ero felicissimo, avrei veramente saputo, anche perché non ero nella condizione di potere chiedere io qualche chiarimento in proposito.

Stefano, sulle difensiva, aveva preso la palla al balzo"Vedi, abbiamo letto, un po' per studiare inglese e un po' per diletto, un libro americano sugli anni seesanta. Di un certo David Farber. Si intitola "The age of great dreams". Lì abbiamo letto della guerra del VietNam e delle menzogne dette per decenni agli americani ed al mondo. La politica di Kennedy prima e quella di Johnson e Nixon dopo, con il risultato di centinaia di migliaia di morti e decenni e decenni di guerra e miliardi di dollari spesi."

Paolo, che ci teneva a prendere parola, aveva colto l'occasione di una tirata di pipa di Stefano per intervenire "Si, stavo dicendo che nessuna notizia che non fosse un dispaccio governativo usciva negli Stati Uniti e nel mondo e l'altra voce era quella veicolata dalla sinistra a favore del Fronte di Liberazione di Ho Chi Min. Una voce che voleva spiegare la realtà ma che nemmeno grazie alla forza dei movimenti pacifisti aveva avuto la possibilità di essere ascoltata."

Il cameriere, un amico mio e di Veronica, aveva portato da bere a lei. Un bicchiere di rhum con ghiaccio. Paolo stava invece sorseggiando un aperitivo colorato e con le foglie di menta mentre Stefano affondava i suoi baffetti in un tumbler basso con un aperitivo dal colore rosso aranciato con uno spicchio di arancia infilato sul bordo che brillava di un passaggio di zucchero. Mi ricordava il 'Milano-Torino' che si beveva al Bar Doria dei grandi tempi.

"Avete ragione entrambi!" aveva tuonato Veronica mentre io assentivo (io che bevevo lo storico barolo chinato). "Nessuno sapeva per bene qualcosa e io che avevo partecipato ai Teach-in dell'università del Michigan, stiamo parlando del 1965, mi ero resa conto che c'erano quelli che vedevano giusto ma che si parlavano tra di loro e tutti gli altri che ascoltavano le evening news e basta, senza farsi un'idea diversa da quella governativa. Due mondi separati. Mentre si sarebbe poi realizzata l'escalation della partecipazione attiva degli USA e avrebbe impazzato la logica del 'body count'!"

"Body count?" Mi era venuto fuori in modo del tutto spontaneo. "Cosa significa? Io conosco solo un gruppo rap di Los Angeles, degli anni novanta, che si chiama in questo modo. Aveva il bollino parental advisory 'Explicit  lyrics' sul CD e una loro famosa canzone è stata Cop killer ... Non conosco altro!" Veronica era balzata sulla sedia e un goccio di aperitivo era caduto sul tavolino. "Santo cielo! Body count è stata una strategia mortale e indegna che gli Stati Uniti adottarono nella fase finale della guerra in Vietnam."

Un sorso di rhum e poi "Piuttosto che conquistare punti strategici, ad un certo punto, consci del fallimento del loro intervento, i governanti americani (presidente e consiglieri militari ecc ...) preferirono basare la percezione della loro prossima vittoria nella popolazione generale (americana, vietcong e estera) sul numero di vittime che il loro esercito era in grado di fare. E questo spiega i 7 milioni di tonnellate di bombe sganciate, contro i 2 usati nella seconda guerra mondiale, il napalm, l'agente orange, gli erbicidi e la distruzione dei villaggi e l'uccisione di bambini, ragazze, anziani senza validi motivi, ecc ..." A Veronica si erano imporporata le guance mentre diceva queste cose.

Io rimanevo allibito. Body count come sistema per impressionare il nemico e l'opinione pubblica e mostrare la propria forza per ottenere una porposta di negoziazione. I cani mostrano i denti e arruffao il pelo. Il pesce palla si gonfia e mostra gli aculei, Il gatto tira indietro le orecchie e soffia con la coda dritta e il cigno sibila come un serpente, con il becco aperto. L'uomo mostra i muscoli, le armi e fa strage di tutto per fare vedere di cosa è capace ... e se è capace di tanto, chissà cosa d'altro!

Vedevo le immagini del VietNam. Consideravo anche le vendette e le rappresaglie del governo del Nord sui ventamiti del Sud, dopo la vittoria, e si ripresentava la crudeltà dell'atto dell'ufficiale vietnamita del Sud che uccideva a sangue freddo un prigioniero, sparandogli in testa. Rivedevo quella smorfia di dolore e il fiotto di sangiue denso che usciva dalla tempia mentre il prigioniero cadeva a terra morto. Vedevo le fiammate del napalm e le persone ustionate che correvano e lo sguardo perso dei soldati americani che non capivano perché fossero là e cosa stessero facendo. Increduli, delusi, spaventati, arrabbiati, annoiati, sfiniti ma sopratutto senza un perché in cui credere.

E rivedevo le vignette di Feiffer su Linus che faceva la caricatura di Lindon B Johnson e rivivo i pensieri che mi facevo leggendole. Quanto capivo? Assai poco! Mi schieravo ovviamente contro la politica degli USA ma perché anche io mi facevo gestire il pensiero da altri. Altri che, forse, ne sapevano più di me. Uno schieramento più emotivo che dettato da profonda conoscenza. Ma è come oggi. Quanti sanno? E quanti si schierano. La spoporzione è evidente anche se oggi, grazie a internet, facebook, ecc ..., esiste una maggiore possibilità di accedere a fonti diverse e contrarie. Un maggiore pluralismo di informazione. Eppure regna l'opinionismo, il basare il proprio pensiero sull'impressione che si ha di un fenomeno. In modo più emotivo che razionale.

Cosa si sa oggi del 'body count' e quante decine di migliaia si celano sotto queste due semplici parole, eppure rese orribili? E chi ne sa il significato lessicale, si rende conto del peso che ha questo concetto? Si, perché la cosiddetta prova di forza esiste ancora adesso e, anzi, regna sovrana.

Soundtrack: Body count - Hey Joe

Tuesday, September 8, 2015

L'imprevisto è un bene o un male?

David Ligare - Penelope - 1980
Dovevo recarmi a Ferrara per rivedere una cara amica e cogliere l'occasione per visitare una mostra. Ferrara è sempre bellissima come meta. L'atmosfera, le biciclette, la gente, gli studenti e la campagna intorno. Un sogno di freschezza e di spontaneità.

Io, però, non avevo per nulla voglia di guidare l'automobile (non faccio segreto che io detesti guidare in generale) e quindi avevo volutamente cercato in giro qualcuno che potesse essere interessato alla mostra. Filippo de Pisis. in primis e poi anche Giovanni Boldini. Due pittori ferraresi con una sede di eccezione, il Castello estense. La possibilità di vedere opere tra i macchiaioli e gli impressionisti, in sedi che normalmente non sono aperte al pubblico.
Paolo Morando (Il Cavazzola), Portrait of a Young Man, 16th century
Ho chiamato almeno venti persone senza alcun risultato, al punto che ormai ero rassegnato a partire da solo, sciroppandomi cinquecento chilometri in un giorno. Si, perché era escluso che io potessi fermarmi fuori una notte! E invece, all'ultima chiamata, l'amico Roberto, amante assai più del gusto culinario che di quello pittorico, mi ha detto che era ben felice di accompagnarmi.

"Cosa c'è di meglio dell'approffittare della tua visita per visitare la città di Ferrara o andare nel Bosco della Panfilia ..." Sono rimasto un poco perplesso perché non mi aveva menzionato alcunché dell'arte dei due pittori. "Scusa, Roberto ma perché sei conì interessato alla gita a Ferrara? Sono molto felice che abbia voglia di venire, di accompagnarmi alla mostra di quadri! Ma non hai detto nulla in merito." Ho timidamente replicato con il timore che Roberto non avesse del tutto inteso.
De Pisis - Parigi
"Ma che c'entrano i quadri? Quelli li lascio a te! Io vengo a Ferrara per la sagra del tartufo di ... Sent'Agusten per dirla come loro. Il re del tartufo, il Tuber Magnatum! Nel bosco di quella zona, il bosco golenale che è chiamato della Panfilia, sotto pioppi, salici, querce, noccioli e betulle cresce quella simpatica meraviglia che non voglio perdermi! E lì vicino scorre il fiume Reno per scendere fino a Comacchio e gettarsi nell'Adriatico." Roberto era stato enfaticamente chiaro.

Mentre ero al telefono guardavo fuori dalla finestra dello studio e il sole si apprestava a calare, lanciando gli ultimi caldi sguardi tra le alte piante del cortile che separava la mia casa dalla piazza vicina. Roberto, l'amico di scuola, gustosamente amante della tavola, mi stava sorprendendo. "Roby, scusa ma cosè il bosco golenale. Lo sento per la prima volta ... è qualcosa di particolare?"
Aristide Maillol - Portret Van Dina -1940
"Mio caro, si vede che tu sei di origini metropolitane da generazioni. Lasciati guidare da noi, figli di ex paesani, di ex campagnoli. Il bosco golenale è una cosa particolarissima. Nasce obbligatoriamente vicino ad un corso d'acqua e rappresenta l'incontro tra le acque correnti e la terra ferma. Può essere anche in riva ad un lago. L'importante è che questi terreni siano periodicamente o occasionalmente inondati per consentire alle radici delle piante di essere temporaneamente raggiunte dalle forti fluttuazioni della falda freatica." Roberto mi stava stupendo, lui, direttore amministrativo di un'azienda socio-sanitaria.

"Questi tipi di boschi sono spazi naturali selvaggi che, proprio per questo rapporto periodico con l'acqua, possiedono una straordinaria ricchezza biologica. Troviamo un'alternanza di siccità, inondazioni, erosione e alluvionamento che è peculiare e il bosco si compone di alberi a legno morbido e di alberi a legno duro. E il tartufo, nella Panfilia vicino a Ferrara ci sguazza felice. E noi anche più di lui, quando lo assaporiamo." Queste ultime parole erano state interrotte da una deglutizione che mi era giunta anche attraverso il microfono del telefono.
Giovanni Boldini - Mademoiselle de Nemidoff (particolare)
"Scusa ma mi è venuta un'acquolina in bocca ..." ha concluso "... e poi, pensa alle tagliatelle tirate a mano e magari alla salama da sugo che viene dopo. Il tutto con quel pane, la ciupeta, che trovi buono così solo a Ferrare e il vino del bosco Eliceo. Ah, l'uva d'oro dalle antiche origini etrusche! Certo, certissimo che vengo. Ad vegn!" Così aveva concluso la chiamata e quindi non mi era restato altro da fare se non concordare giorno e ora di partenza.

Al mattino non avevo avuto bisogno di conferme o altro. Roberto è sempre stato puntualissimo e così si confermava. Ed io pure. Si trattava quindi di una gita tra ex- compagni di liceo, ormai sulla sessantina e con l'impostazione della vita ormai già ben definita. Single lui, sposato io. Incontratisi di nuovo vent'anni dopo la maturità e poi nuovamente allontanatisi per mantenere sempre però il legame se non altro con il telefono.
Boris Kustodiev - Portrait of the Artist’s Wife
La sua mamma ex lattaia e poderosa cuoca mantovana e il suo papà ex tranviere ed amante del 'piccione di torrazzo' in quanto cremonese. La mia mamma, milanese, ex professoressa di inglese e il mio papà, di origini romagnole, ex giornalista. Lui avvocato ed ora direttore amministrativo, io medico e semplice dirigente ospedaliero. La sua salute fu nelle mie mani tanti anni fa in un momento quasi tragico ed ora il legame era ancora più forte. Oggi era l'occasione di stare insieme.

Entrambi ben sovrappeso. L'automobile pressoché nuova, lucidissima e lui vestito da gitante con gli occhiali scuri, i guanyi da guida e i pantaloni ben comodi. Io con jeans e camicia, molto meno dedicato. E via, verso l'autostrada in perfetto orario per giungere a destinazione comodamente ... per pranzo! Ahimè, stavo decisamente preoccupandomi per de Pisis e Boldini. Ce l'avrei fatta?
Nicole Pletts
"Pensa che il fiume Reno, nei secoli è stato più volte deviato e controdeviato ed alla fine si è pure trovato un canale napoleonico. Ma il bosco è stato salvaguardato. E poi, lì vicino, ad Albedo ci sono anche gli asparagi ma la loro stagione è ormai passata. Dobbiamo pensarci a fine aprile, il 25 per la Sagra. A Mesola ... per bere anche il vino delle sabbie!" Chi aveva il coraggio di parlare di pittura, mi ripetevo ...

"OK, Roberto. Penso che arriveremo ben prima di ora di pranzo e quindi avremo il tempo di andare alla mostra. Poi, se anche tardassimo un poco, è escluso che si possa rimanere a becco asciutto perché la fiera è la fiera ed immagina quanta disponibilità di tartufo avremo!" Il dado era tratto, mi sono detto dopo avere fatto questo bel discorso.
Eugene de Blaas - On the beach
"Sicuro! Stai tranquillo ... e poi ho già provveduto a prenotare tutto in modo che abbiamo tavoli e portate riservate per le 13.30-14.00. E il pane e il vino e il resto ... Guarda, adesso ti tiro fuori i biglietti che ho acquistato!" e così facendo, dimenandosi alla guida, aveva tirato fuori dal portafoglio i due biglietti di prenotazione 'VisitFerrara'.

Li prendo in mano, li giro e li rigiro e poi rimango stupito. 120 euro l'uno! "Dico, Roberto, ma cosa diavolo hai prenotato per tutti questi soldi? Anche l'albergo per il pisolino dopo pranzo?" il mio tono era stato forse eccessivo visto che Roberto aveva cambiato espressione e si era fatto scuro. "Scusa ma, secondo te, noi ci facciamo 500 chilometri in un giorno più sagra del tartufo e mostra di quadri? Certo che ho prenotato ... sagra e albergo!" La sua replica era stata categorica ma anche uno shock bello e buono per me. Cambio di programma! E non avevo neppure il ricambio!
Friedrich August Kaulbach - A Girl in historic costume
"Roberto, siamo amici e affini per tanti versi ma decisamente opposti per altri. Tu ti dai dei tempi che sono almeno il doppio dei miei e forse la vita ti ha obbligato a fare così. Io vivo ancora come un ragazzino, inzeppando il mio tempo di cose e cose con minimi margini tra una e l'altra e per questo i viaggi andata-ritorno in giornata sono pressoché la regola. Non avevo considerato nulla di tutto ciò ma, a questo punto, fammi riorganizzare tutto. Di fatto sono felice, così, messo alle spalle, di prendermi due giorni." Ho preso il cellulare in mano ed ho pensato alla sequenza di chiamate da fare.

Casa, moglie, ospedale, segretaria, collaboratori e appuntamenti da disdire. Fortunatamente siamo ancora in un periodo di inizio rientro e l'attività non è a pieno regime ma qualche piccola rivoluzione sarà stata da fare. Comincio il giro di telefonate e finisco dopo almeno 40 minuti. Esausto ma ... libero. "Bene, Roby, ora però ho bisogno di un caffé perché devo riprendermi. Mi sento frullato! Poi comincia la vacanza inattesa e di questo sono felice di ringraziarti! Viva la sagra e tutto il tempo davanti per goderci pittori e tartufi!"
Henri Martin - Gabrielle at the Gate
L'autostrada scorreva davanti e dai finestrini si susseguivano alberi e prati e campi e fattorie e case di campagna. Rari capannoni e poi, dopo Bologna, ecco il paesaggio piatto e bellissimo verso Ferrara. L'aria era quella splendidamente calda e al tempo stesso non afosa di fine estate ma la luce era ancora capace di abbagliare. I pioppi si inclinavano al vento che soffiava amico e noi avevamo tutto il tempo che volevamo. Il "ti ricordi?" era l'inizio o la fine di pressoché quasi ogni frase che veniva accompagntata da sorrisi e immagini dolcissime di un passato che avevamo trascorso insieme noi e le altre persone che ci avevano accompagnato.

Saremmo poi giunti a Ferrara, tagliando l'argine che la circonda. Arrivando poi verso Piazza Ariostea che adoro da sempre, per fermarci all'albergo. Ci saremmo poi buttati subito affamati di una città di provincia che è un sogno della nostra Italia. Avremmo guardato la gente e riso delle abbondanti forme di certe signore che portavano le gonne troppo corte nonostante fossero a passeggio con i rispettivi mariti ed i figli.
Vladas Orze - Portrait of the artist
Saremmo poi andati al Castello alla mostra, oppure al Duomo, entrando tra i due leoni che da secoli affiancano la porta d'ingresso, oppure avremmo passeggiato fino al giardino botanico, sfidando le biciclette che sfrecciavano in tutte le direzioni. Non so bene cosa avremmo fatto. Eravamo là. Due compagni di liceo che erano giunti ormai alla sessantina. Che erano soli per la mancanza dei genitori ed avevano del buon tempo davanti da godere a Ferrara. Roberto che avrei voluto legare sempre di più alla mia famiglia, come un mio fratello e uno zio del mio piccolo figlio.

A volte, gli imprevisti devono essere accolti con entusiasmo perché offrono delle possibilità impensate che sono preziosissime. Perché ci fanno sentire più amati e meno soli. Perché rinforzano il valore e il piacere dei ricordi e fanno intravedere con maggiore chiarezza l'importanza di alcuni valori su altri. Perché accompagnano questa nostra esistenza troppo spesso chiusa nella morsa delle contingenze e aprono gli orizzonti verso la bellezza del mondo. "E non sto parlando del tartufo ma della vita e del tempo che viviamo, Roberto!"
Edvard Munch - Self portrait in Bergen - 1916
Soundtrack: The Moody Blues - Nights In White Satin

Sunday, September 6, 2015

Il treno e il sogno

Bessie MacNicol - Autumn
Avevo preso il treno che mi avrebbe fatto rientrare a casa. Una breve trasferta di poco più di 24 ore per un incontro che aveva del piacevole, del doveristico e del proficuo. Intendiamoci, il doveristico era la lezione che avevo dovuto tenere all'Università mentre proficuo era stato l'incontro con altri docenti per il futuro sviluppo di un progetto di ricerca.

Il piacevole era il senso stesso della trasferta, il luogo (Pisa) e il modo (in treno). Avrei potuto dedicare a me stesso il gusto di guardare dal finestrino il paesaggio che scorreva a velocità giusta (non avevo appositamente scelto alcun treno veloce). Avrei potuto guardare fuori tenendo il libro aperto sulle ginocchia o almeno socchiuso con l'indice che teneva il segno, cioè manteneva la pagina dove la lettura si era fermata.
Pyotr Alexandrovich Nilus (1869-1943) - At the Fountain
Sulla mia sinistra scorreva quindi il paesaggio della Versilia, della Lunigiana e della Liguria di Levante. Il profilo diritto del mare che brillava già della prossima estate (si era a fine maggio) e l'alternarsi di alberi, macchia mediterranea e case, villini e condomini che solo in parte nascondevano l'orizzonte aperto. Poi, le gallerie.

E infine, le stazioni con quel loro colore tendente al marroncino. Di un rugginoso profumo che si mischiava all'odore umano in tutti i sensi. Binari che da lucidi nel punto di contatto con le ruote del treno, si imbrunivano sempre più per finire agganciati da grossi bulloni bruno-rossicci alle grosse traversine. Prima di un legno bitumoso e nero, quasi pietrificato, e poi di un anonimo cemento.
Boris Kustodiev
Ecco, il profumo della ferrovia. Unico, impagabile perché misto al ricordo del significato che per noi aveva. Quello della vacanza, del viaggio verso qualcosa di diverso dal solito. Una sorta di avventura. Oggi, nelle stazioni ad alta velocità non si comprende più se si sia in metropolitana o all'aeroporto o cosa. Decisamente asettiche, funzionali e per questo anonime.

Come fai a distinguere una stazione di Bologna quando sei là sotto? Potrebbe essere dovunque. Anzi, la prima volta mi venne in mente l'aeroporto di Amsterdam che comunicava direttamente con il treno sotterraneo. Invece, la stazione di Bologna, arrivando con il treno normale, ti pone subito di fronte alla memoria di quel terribile 2 agosto 1980. E, se devi scendere, come mi è capitato per incontrare una persona, ti induce il dovere di andare a rendere omaggio alle vittime di quella lontana mattina.
Montserrat Gudio
Se invece, ti fermi appena, dal treno cerchi con lo sguardo quell'ala nuova della stazione. Quella parte che è stata ricostruita dopo la mutilazione e dove si trova l'enorme lapide che fa pensare, leggendola, a chi erano quelle persone che furono uccise dalla bomba. Persone come noi. Stessi nomi, stesse età, stessi pensieri, probabilmente si, comuni a tutti. La vacanza era vicina.

Ogni stazione ha poi una sua storia. Privata o pubblica. Ogni stazione ha il suo profumo e il suo colore. Gli oleandri in fiore, le piccole aiuole, i cipressi e gli orizzonti che le circondano. Per non parlare delle panchine. Chi in pietra (di granito, di solito) e chi in ferro battuto ma anche in legno dipinto di verde, come quelle dei parchi e dei giardini.
Zhang Yibo
Una volta, le aiuole erano curate. Tenute in ordine in genere dal capostazione stesso o dalla sua famiglia. Questo per le stazioncine della Liguria che ricordo succedersi, sopratutto a levante, a pochi chilometri di distanza le une dalle altre. Per quelle più grandi, le aiuole mancavano. Vedevi le banchine con il cemento a granaglia rossastra e la pietra anch'essa tendente al rosso dei bordi. Tra un binario e l'altro, piccole cabine di vetro e ferro pitturato di verde o grigio con da sedersi all'interno per ripararsi, d'inverno, dal freddo. Altrimenti, le panchine di pietra.

L'uscita dalle stazioni poteva avvenire attraverso la stazione stessa, passando dall'atrio dove c'era la biglietteria, oppure, nelle stazioni più piccole dai lati dell'edificio principale. C'era di solito un cancelletto che si apriva lungo il recinto (in genere con una cancellata di cemento stampato) e che ti lasciava vicino ai bagni o al deposito bagagli. Lì, spesso, c'erano le biciclette o i motorini di chi usava spesso il treno per andare e venire dal lavoro.
Mian Situ - Guangdong, formerly Canton
L'acqua delle stazioni era sempre poco raccomandabile. In genere campeggiava il cartello che non era potabile e che quindi, se avevi sete, dovevi andare al Bar a bere. I bagni erano anch'essi assai poco accessibili igienicamente ma, si sa, in certi momenti non bisogna essere troppo schizzinosi. Basta evitare di toccare troppo in giro, magari procurarsi prima la carta igienica o dei fazzoletti di carta e poi lasciare pulito.

Ricordo il sole. Ricordo la sensazione che dava il viaggio. Il primo contatto con la stazione e il treno erano le vacanze. Si viaggiava per quello. E anche il solo andare a trovare qualcuno aveva il senso della gita. Si usciva dalla città in cui si viveva e si andava verso l'avventura. Attaccavo il naso al finestrino e ne sentivo il profumo. Aspro, ferroso e osservavo i bordi che non erano mai puliti e conservavano anche loro un alone tendente al marroncino. Ogni parte della carrozza era in ferro e quando pioveva e pioveva, colava sempre un po' di ruggine che infiltrava la vernice, in genere di colore marrone scuro.
Alexei Antonov
Ricordo il colore e il profumo e la sensazione tattile delle mani di vernice. Sovrapposte le une alle altre nel corso delle periodiche manutenzioni. I bulloni, inizialmente accessibili, come anche nelle navi, venivano coperti dagli smalti e perdevano i loro lati acuti per diventare progressivamente sempre più lisci.

Al colore ed al profumo e al tatto avrei voluto aggiungere il gusto ma non mi sono mai permesso di farlo. Di fronte a quel profumo ferroso, aspro e caldo al tempo stesso. Di fonte a quell'odore antico ed amico, avrei voluto unire il sapore, assaggiandolo. Non l'ho mai fatto. Schizzinoso, pauroso di prendermi chissà cosa, ho solo immaginato che potesse avere un sapore altrettanto aspro. Come quando si mette in bocca un ferretto. Quasi pizzica.
Philip Barlow- South African artist
Ho fatto a tempo a vedere e ad usare le carrozze che, mi diceva la mamma, erano una volta quelle di terza classe. Avevano le porte, strette, che si aprivano tra una fila di sedili e l'altra. Non esisteva la zona per salire e scendere ad inizio e fine carrozza. Esistevano tante porticine che si aprivano lasciando intravedere le gambe delle persone sedute. Quando si doveva scendere si chiedeva permesso a loro perché si passava in mezzo e loro si facevano da parte, spostandole.

I finestrini erano anch'essi stretti e si abbassavano tirando verso il basso una maniglia in alluminio che era posta sulla parte alta del vetro. Esisteva una sorta di crimagliera ai lati con delle pinze che permettevano di regolare l'altezza del vetro e poi un fermo, alla base dello stesso, che consentiva di bloccare l'apertura. In basso, sul bordo del finestrino trovavi una traghettina in alluminio stampato che ammoniva in quattro lingue che non si dovevano gettare oggetti dal finestrino. Era il primo contatto con una lingua straniera scritta.
Meredith Frampton
E poi, le tendine. Grezze, ruvide, di un tessuto spesso e pesante. Di un colore sempre che rievocava il marrone. Forse a due o tre tinte. Si potevano fissare al bordo del finestrino con una fascetta anch'essa di tessuto e con un automatico ma spesso l'asola era sfilacciata e l'automatico non c'era più. Avevo l'abitudine di strofinare il viso su quelle tendine che svolazzavano al vento del finestrino aperto. Dovevi tenerle a posto con la testa e ne sentivi il profumo che questa volta era di polvere secca, antica. Fatta di vento e terriccio e polline che entrava dalle campagne che il treno attraversava.

Amavo, come amo ancora, arrivare presto. In anticipo sulla partenza del treno. Per fare con calma. Per potermi gustare la stazione, magari con un libro in mano da leggere in modo distratto e occasionale. Un momento di lettura e uno sguardo intorno. E il bello della coincidenza era proprio questo. Il tempo che ti veniva concesso per pensare, riflettere, leggere, osservare e conoscere meglio quella realtà che ti circondava.
Louis Anquetin - Portrait of a Woman - 1890
Una realtà che non era necessariamente quella consueta e che non avresti mai conosciuto se non vi fosse stata quella meravigliosa occasione. L'occasione data dalla coincidenza che ti chiedeva una pausa di tempo. Certo che si sbuffava perché desiderosi di ripartire ma, con il tempo, avrei capito il suo valore. Quello di stare con se stessi ad osservare il mondo. Lo spettacolo più bello di sempre.

Esiste un vechissimo film di Jacques Tati che inizia con la ripresa di una partenza in stazione. Con il travaglio dei villeggianti con valige e quant'altro si può portare in vacanza. Con la difficoltà del cambio di binario e dei sottopassaggi con le relative scale e poi con la salita sui predellini per entrare nelle carrozze. Per non parlare delle voci degli annunci che venivano trasmessi dagli altoparlanti.
George Clausen - Portrait of a Young Girl - 1884
Ricordo le voci delle persone. Saluti e raccomandazioni. Ricordo le scarpe di chi correva e di chi aspettava. Di chi saliva e di chi scendeva. Come una rappresentazione della vita. Belle e pulite e lustre, così come logore, sporche ed anche rotte. Screpolate ai bordi e con la pelle lisa sui fianchi. Dignitose ancorché usate e abbandonate ancorché quasi nuove. Come ognuno di noi. Dipende dal momento e dalla vita. Dipende da tante cose.

Ho negli occhi gli sguardi di chi aspetta e di chi si affaccia dai finestrini. Di chi cerca il binario e guarda l'orologio e di chi sorride all'arrivo, incrociando un viso amico. Di chi si abbandona sulla panchina e fuma la sigaretta e di chi chiede di accendere. Di chi si sorprende e di chi si arrabbia. Di chi si stringe ad un altro e si abbandona ad un bacio e di chi accarezza. Un universo che cammina, corre, si siede, mangia, parla, strepita, litiga, sorride e sputa e si affatica. Noti e ignoti.
Armin Hansen - Hazel Jenssen on the Beach - 1919
Ricordo le scene che derivavano dall'osservare lo spettacolo del mondo ed ecco che il viaggio in treno, per qualsiasi motivo, rappresenta anche oggi per me un'autentica gita nell'universo delle cose e delle persone. Uno spettacolo fatto di luci, figure, lampi, oscurità e profuni e odori e suoni. Indipendentemente dal motivo per cui mi trovo lì. Questo è il treno e non l'aereo e ancor meno l'automobile.

Soundtrack: Grails - The Burden of Hope

Friday, September 4, 2015

FoMO e la maledizione del Blitz

Bessie MacNicol - A French Girl - 1895
"Eccomi, finalmente", Barbara entrava così nel nostro orizzonte di amici al rientro dal periodo di ferie estive. Seduti al tavolino di uno dei tanti bar-happy hour di Milano ci stavamo raccontando ciascuno le proprie esperienze di vacanza. Chi al mare, chi all'estero, chi in montagna e chi in famiglia. Dimenticavo ... chi al lavoro come Giulia ed io.

Barbara era smagliante nella forma e nello spirito. Lei, di origini meridionali e indiane (indiane d'america), sfoggiava un colore della pelle così affascinante che non poteva non essere ammirato da maschi e femmine. Lei lo sapeva bene e non faceva nulla per attenuare l'effetto 'meraviglia'. Colori caldi, ben scelti e smaglianti, addosso. Nei vestiti e negli accessori. In linea con la pelle e i lunghi capelli neri, corvini.

Georgia O'Keeffe - Lake George, Coat and Red- 1919
Fresca, in una nuvola di profumo floreale e pungente di germogli, si era letteralmente buttata sulla seggiolina che Alberto le aveva subito procurato. "Cosa prendi?" le aveva detto lui avvicinandosi a lei. "Il solito Negroni iper-secco?". Lei lo aveva guardato con un modo esclusivo e aveva però risposto "No, grazie, amore mio. In questo periodo vivo in modo iper-salutistico e non iper-secco. Prendo un succo di limone con un po' di arancia e ghiaccio ... senza zucchero sul bordo del bicchiere. Grazie"

"Allora, vi dicevo, la vacanza al mare è stata piacevolmente noiosa. Con la famiglia e i figli. Luca, il mio ex, è venuto tre giorni per stare con i bambini e così abbiamo dovuto recitare la scena della famigliola felice ed unita. Questa è stata la ciliegina." Stefania stava sciroppandoci le sue "avventure" estive di mamma da poco separata e noi eravamo contenti che Barbara fosse 'entrata in scena' perché avevamo l'occasione di interrompere questa recita noiosetta.

Pyotr Nilus - On the Bridge
"Lo so, lo so. Cosa credi che anche noi con i problemi che abbiamo con il nostro ragazzino non abbiamo dovuto 'fingere' ogni giorno?" Paolo aveva subito replicato. "Siamo molto preoccupati della piega che stanno prendendo le cose. Il nostro piccolo, che piccolo non è, sta cambiando. A scuola ha problemi enormi. Sembra non comprendere e poi stupisce per le cose che ha imparato ma la fatica è enorme. Tutta l'estate a studiare con lui e a subire i suoi tracolli di umore ... fingendo serenità per non peggiorare le cose"

Insomma, pareva essercene per tutti. Sergio, invece, era appena tornato da un viaggio di impegno sociale in una missione a Makeni, in Sierra Leone, ed aveva risposto a Paolo "Le vacanze sono qualcosa di desiderato nel senso della pace e della soddisfazione dei desideri ma non sempre è così. La maggior parte di noi si sfinisce in luoghi che soddisfano al 50% o in soluzioni comode di ripiego. Sembriamo soddisfatti ... poi, leggiamo di vacanze da sogno che ci appaiono così lontane, forse anche per il fatto che pochi si applicano veramente per raggiungerle! E questo ci irrita. La maggior parte di noi può solo fare spallucce e minimizzare la banalità della propria vacanza! E rodersi dentro!"

 Giulia, al mio fianco aveva colto la palla al balzo, "E' vero, dicono che oggi esiste il problema dell'invidia nei confronti delle vacanze glamour degli altri. FoMO la chiamano così adesso. Cioè 'Fear of Missing Out'. Una sorta di apprensione pervasiva che gli altri possano vivere esperienze molto appaganti, dalle quali si può essere totalmente esclusi. Ma anche, un'ansia sociale di essere sempre connessi e quindi a conoscenza di quello che gli altri stanno facendo. E', in sintesi, la paura di un rimpianto che può portare ad un desiderio compulsivo nei confronti di quello che si può potenzialmente perdere e che può invece rappresentare un'opportunità di 'comunicazione sociale'. Incredibile, vero? Un altro aspetto patologico dei social network! Si vive per quello che possiamo fare vedere agli altri ..."

Stavo gustando un Margarita con succo di pesca. Secco, nella proporzione alcoolica di 2:1:1, traeva dal succo di pesca quel qualcosa di così estivo da farmi pensare alle vacanze ai tropici che non avevamo fatto, rimanendo invece a Milano a lavorare. Avrei gustato quel nettare a lungo, se non avessi il senso della misura che mi opprime ... Tra poco il nostro ragazzo avrebbe avuto gli esami e quindi ci saremmo regalato quasi una settimana di riposo! Finalmente.

Pyotr Konchalovski - Vsevolod Meyerhold and dog - 1938
"Oggi si tende ad attribuire ai social network tutto quello che di positivo e negativo esiste ... ma, in fondo, si tratta sempre e solo dell'uomo. Ricordo che, decenni orsono, avevo visto alla televisione un film italiano che narrava delle vicissitudini di una famiglia che, non avendo soldi a sufficienza per le ferie estive, aveva deciso di chiudersi in casa per un mese intero per dare l'illusione della partenza e per potere poi vantare ,di fronte ai vicini di casa, vacanze trascorse in chissà quale meraviglioso posto! Quindi, nulla è cambiato! Ieri c'erano le cartoline, oggi ci sono le foto su Facebook." Aveva preso parola Giorgio che si era poco prima vantato di una vacanza a Saintes Maries de la Mer in Francia. Appassionato fotografo aveva scelto quella landa di cavalli, fenicotteri e bird watching (e tafani e zanzare, avevo pensato) per la sua estate da solitario.

La spremuta di limoni e arancia di Barbara era arrivata con almeno dieci cubetti di ghiaccio in un grande bicchiere da cocktail (Highball, si sarebbe detto una volta), lasciandola piacevolmente soddisfatta. Gli occhi leggermente obliqui che illuminavano il suo viso si erano socchiusi mentre gustava la sua fresca scelta. Le labbra avevano un rossetto aranciato, leggermente retrò, che però si sposava benissimo con la collana di pietre verdi e oro, bellissima. Sapevo che non si trattava di smeraldi, bensì di fluorite ma l'effetto era meraviglioso.

Giovanni Fattori - Gotine rosse
Dissetata dopo la corsa per raggiungerci, Barbara aveva preso una sigaretta che si era preparata in precedenza e l'aveva accesa, non senza avere chiesto se dava fastidio a qualcuno. Il profumo dolce del suo tabacco mi giungeva con piacere anche se ormai da tempo ho eliminato le sigarette dalle mie abitudini. "Se ti dicessi 'curse of the blitz", cioè la maledizione del blitz, cosa mi diresti?" ho volutamente chiesto a lei che sapevo lontana mille miglia da queste debolezze dei 'social'.

Interpellata direttamente, Barbara non aveva potuto eclissarsi nella spremuta ed aveva risposto "Vedi, mi ricordo di avere studiato brevemente il fenomeno quando, ad un corso sugli stili televisivi che ho frequentato circa due anni fa per dovere professionale (Barbara era insegnante di arte multimediale), mi hanno parlato della serie How I Met Your Mother, una sit-com televisiva che può essere definita una love story al contrario. Infatti, trae spunto da come uno dei protagonisti ha incontrato quella che sarebbe poi diventata la propria moglie e madre dei suoi figli. Ma il concetto di base è legato alla vita di cinque persone nella New Yoork del nuovo millennio. Always connected and exposed to each other. Sempre presenti e partecipanti a tutto. Evento dopo evento. Mai esclusi, mai fuori. Ogni azione o gesto era quindi finalizzata ad essere comunicata agli altri ed a fare da esempio. Uno per l'altro e viceversa."

Lilia Dolganova - Grande jatte revisited summer day
Intanto, mi guardavo intorno ed ero circondato, eravamo circondati, da gruppi di persone intorno ai tavolini del bar, che parlavano e chattavano in contemporanea. Spesso, interrompendo un discorso, qualcuno mostrava il proprio smatphone per fare vedere a tutti la foto o un tweet. Questo suscitava reazioni a catena e ognuno si buttava a cercare altre foto o tweet da mostare al gruppo. La conversazione era sostituita dai social network.

Ma, che cacchio di società è questa, mi sono domandato!?! Più immagini e claim che pensieri e riflessioni. Più blitz che altro! Roberta, di fronte a me stava facendo vedere a Paolo le foto su Instagram delle sue vacanze che aveva messo in share (condivisione). Era stata a Patarello, nel comune di Borghetto Santo Spirito, mica ad Honolulu, ma aveva saputo fare delle fotografie così belle che, se non fosse stata indicata la località, avrebbe potuto benissimo spacciarle per chissà quale affascinante luogo. Forse si era poi pentita di avere specificato il luogo!

Christopher Williams (welsh) - Holidays village girls in llangrannog
Ma forse non è cambiato nulla. Crediamo che siano cambiati i rapporti tra le persone. E non è del tutto vero! Ho guardato Roberta e Paolo ed ho chiesto "Vi ricordate che una volta si organizzavano le cene a fine estate o dopo una vacanza e c'era sempre qualcuno che propinava centinaia di diapositive che aveva scattato nel corso del 'bellissimo' viaggio che aveva fatto? Chi di noi è riuscito mai ad evitare questi incontri che, ricordo, erano terribili e temutissimi?!?" 

Alberto, Stefania, Sergio, Roberta, Alessandro, Giulia, Giorgio, Barbara e Paolo. Intorno ad un tavolo di questa fine estate del 2015. Dieci anni fa avremmo parlato in modo diverso. Vent'anni fa in modo ancora più diverso e trent'anni fa il mondo estivo sarebbe apparso differente. In parte perché noi siamo cambiati e in parte perché il mondo e la società sono mutati. O forse è solo cambiato solo il modo, il contesto, il mezzo (media) e tutto è invece uguale o meno diverso di quanto appaia?

Takahiro Hara - Collegiate - 1971
E, quindi, dove e come conviene vivere? Nel presente, con la fatica di cercare di capire e di adattarsi (che non significa non tentare di combattere per cambiare ciò che è sbagliato!), oppure nel passato, chiudendoci in ciò che ci piace e rifiutando quindi il resto e il moderno (per quanto possibile)? Come al solito, non ho risposta, forse perché non ne esiste una, radicale ed assoluta. Mi viene in mente, tra le tante cose Auguste Joseph Alphonse Gratry. Sacerdote e filosofo della Francia ottocentesca.
 
Gratry, tra le tante opere, scrisse un libro di riflessioni teologiche e filosofiche che ha trovato traduzione in un librettino denominato "La sete e la sorgente".  Da questo, che ho trovato in un mercatino di robe vecchie ed a pochi soldi, traggo queste parole a conclusione della riflessione di oggi, '... detesto gli eccessi sistematici del pensiero, le tesi acute ed assolute, le affermazioni paradossali e tese. Più vado (negli anni) e più sento che la verità, al pari della virtù, è nel centro e nel mezzo delle cose. La gran sorgente d'errore consiste nel riguardar come centro un punto della circonferenza, e la gran sorgente delle dispute consiste nell'opporre tra loro le due estremità dei diametri.'

Stefan Dimitrescu - On the beach in Balcic
E ancora '... la mia scienza non ha che pochi particolari, poca materia: è più semplice, più immateriale e più flessibile ...  la mia mente ha ora, senza paragone, minore aderenza a ciò che tiene: ha, come si vantava Temistocle, una singolare potenza di dimenticare. Ciò che è falso, debole e fittizio si stacca e cade facilmente. Ciò che è curioso, inutile e non serve all'uomo e/o non va a Dio, appassisce come l'erba.'

Accendo lo smartphone, attivo le icone prima di Facebook e poi di Twitter e posto "Ciao ... io non ho fatto vacanze in questi mesi. Ho lavorato perché era doveroso che lo facessi. Sono felice che sia andata così e sono felice anche di sentire che i più di voi sono invece andati in vacanza. E mi auguro sinceramente che vi siate divertiti, rilassati e soddisfatti. E che abbiate anche potuto riflettere positivamente sul senso vero delle cose e della vita ... per riprendere in un modo ancora migliore la vostra esistenza da cui, anche la nostra, in parte, dipende." Ho poi spento e mi sono rituffato nel Margarita alla pesca.

Emile Friant  - Angelus
Soundtrack: Hip Hop ' Funk ' Jazz - Ours Samplus

Wednesday, September 2, 2015

70 years ago - No War - No Nukes

Akihito (明仁), il 125º ed attuale imperatore (天皇 tennō) del Giappone dal 1989.  Il suo nome imperiale è Imperatore Heisei.

Primo figlio maschio dell'Imperatore Hirohito e dell'Imperatrice Kōjun (Nagako) e il primo Imperatore giapponese a salire sul trono senza godere di prerogative "divine", dopo la rinuncia fatta dal padre nel gennaio del 1946 nella celebre "Dichiarazione della natura umana dell'imperatore".

Nel suo discorso in occasione del 70mo anniversario dalla resa del Giappone alle forze alleate, pronuncia un coraggioso discorso a favore del mantenimento della politica pacifista avviata dal suo predecessore e mantenuta fino ad oggi dal Giappone.

Questo, contro una certa politica attuale che è invece a favore di una ripresa della militarizzazione.

Fukushima Rally 08.03.2015 (Tsunami anniversary)
Soundtrack:  Kodo - Live at the Acropolis