Saturday, March 11, 2017

Avete pagato caro ... non avete pagato tutto.

 
Bologna. L'occasione di una giornata diversa dalle altre. Ho sempre considerato Bologna una città piena di sottili grandezze che hanno saputo infondere anche tutto il novecento. Bologna è la città rossa dove i fascisti hanno fatto esplodere la bomba alla stazione il 2 agosto del 1980. Bologna è la città partigiana. Bologna è quella di Piazza Maggiore. Bologna è quella di Radio Alice.

Bologna è quella di Francesco Lorusso. E ho fatto un salto indietro di ben 40 anni, precisi. 11 marzo 1977. E per caso, oggi ho preso a passeggiare per Bologna in un percorso iniziato alla Stazione Centrale e che si è snocciolato nel borgo vecchio, verso l'Università e poi verso Piazza Maggiore. Ed è così che ho incontrato una scritta che mi ha fatto ricordare.
Il ricordo è qualcosa che sa bene impolverarsi al punto da sparire per poi ritornare di colpo, più vivo che mai e capace di fare rivivere l'emozione del tempo. Come se tutti gli anni trascorsi sopra venissero improvvisamente meno e tornasse il passato con la stessa forza dell'odierno. Il passato rivive nel momento stesso in cui ci ricordiamo e provoca le stesse sensazioni.

Francesco Lorusso, quarantanni fa è morto. Ucciso da una pallottola mai trovata. Ucciso da qualcuno che forse era un poliziotto o forse no ... Sospetti e basta. Non sapremo mai. Potremo solo attribuire la responsabilità perché qualcuno, lo Stato di allora, lo "Stato" di sempre ha nascosto, reso confuso, mischiato, insabbiato (si diceva così) la verità.
Un poliziotto della Celere, impaurito, spaventato si è messo a sparare ad altezza uomo. Uno studente di Medicina è rimasto a terra col volto insanguinato. Francesco Lorusso. Una manifestazione improvvisata - ma non per questo meno potente - contro un'assemblea in Università, organizzata da Comunione e Liberazione. Un Rettore dell'Ateneo che chiama la Polizia.

Una manifestazione di intolleranza politica, direi ora, contro liberi studenti ciellini che si erano riuniti. Una manifestazione contro il partito che li rappresentava nominalmente, la Democrazia Cristiana. Una manifestazione contro un "regime di stato" che, allora, faceva parte della comune visione dell'estrema sinistra a cui si apparteneva. L'intransigenza permea la giovinezza, direi oggi.
Anche all'epoca ho sempre considerato l'importanza dei "distinguo" nella valutazione della realtà. Non per indebolire il movimento o la forza della 'risposta' bensì per non reagire di pancia, offrendo il giustificativo a chi nella risposta ripone solo la forza repressiva. Ventiquattroanni son però un'età indegna per morire. E' indegno essere colpiti perché si manifesta un'idea.

E Radio Alice venne chiusa. Venne chiusa la voce della libera espressione, attraverso un salire violento delle scale da parte della Polizia di uno stato che temeva l'opposizione di un'idea contro il conformismo e l'opportunismo. Erano tempi, quelli, dove i pensieri nascevano e prendevano forza dalle riflessioni e dai confronti. Oggi, è pensiero comune, banale, dominante.
E allora? Francesco sei sempre con noi, nella lotta! Così dice lo slogan del muro dipinto di fronte all'università. Ma è vero? Dov'è finita la lotta? Sembra più finita nei bar dove servono colorati happy hour. Ho visto, a questo proposito, che nella sede della Cooperativa Libraria Universitaria ora c'è un locale che non ha tolto la storica insegna. ne ha fatto un elemento decorativo.

Forse noi siamo tutti diventati elementi decorativi. Elementi di una storia che appartiene al passato che non ritorna se non dentro noi stessi. Ma, evidentemente qualcuno crede ancora se dipinge un muro e ricorda la frase "Avete pagato caro, non avete pagato tutto". Così era stato pubblicato dalla rivista "Rosso", la rivista di Autonomia Operaia.

Soundtrack: Radio Alice - 1977

11 marzo 1977 Francesco Lorusso: hanno ucciso un compagno
(dal documento del Collettivo di controinformazione del movimento del 12/3/1977)


Alle 10, assemblea di Comunione e Liberazione: circa 400 persone. Cinque compagni di Medicina, presentatisi all'entrata, vengono malmenati e scaraventati fuori dall'aula. La notizia si sparge nell'università e accorrono una trentina di compagni che vengono dapprima fronteggiati da un centinaio di squadristi ciellini. L'aggressione da parte dei cosiddetti "autonomi" consiste nel lancio di slogans e scambi verbali (ad esempio: "Barabba libero", "Seveso, Seveso"). Scatta la provocazione preordinata: i ciellini si barricano all'interno dell'aula; uno di loro, d'accordo con il prof. Cattaneo, che intanto aveva interpellato il rettore Rizzoli, chiede l'intervento della polizia e dell'ambulanza, prima ancora che succedesse qualcosa.

Nel frattempo, fuori dall'Istituto di Anatomia, si raggruppa un centinaio di compagni; quelli rimasti dentro, dopo aver cercato di sfondare la porta dell'aula, chiedono l'individuazione dei responsabili dell'aggressione, invitando gli estranei al fatto ad uscire. Vista l'inutilità di questi tentativi, i compagni si ricongiungono agli altri che fuori dall'istituto di Anatomia lanciavano slogans contro CL. Dopo appena mezz'ora, arrivano polizia e carabinieri con cellulari, gipponi e camion, in numero certamente spropositato. I compagni escono allora dal giardino antistante l'istituto e si raccolgono sul marciapiede nei pressi del cancello; un primo gruppo di carabinieri entra e si schiera nel giardino, un secondo gruppo esegue la stessa manovra: sta per entrare, si scaraventa contro i compagni, manganellandoli senza alcuna motivazione.

I compagni scappano verso Porta Zamboni; parte la prima scarica di candelotti. Ritornando verso via Irnerio, i compagni vengono bloccati da una autocolonna di PS e carabinieri ed é a questo punto che un carabiniere spara ripetutamente. Per difendersi, viene lanciata una molotov contro la jeep, causando un principio d'incendio. Poi, in Via Mascarella, un gruppo di compagni che ritornava verso l'università incontra una colonna di carabinieri proveniente da Via Irnerio: a questo punto il compagno Francesco Lorusso (militante di Lotta Continua) viene freddamente ucciso. Era rimasto a studiare fino alle 12,30 e solo allora era sceso in strada. I carabinieri caricano il gruppo in cui si trova Francesco e partono le prime raffiche di mitra: alcuni compagni scappano verso l'università, risalendo Via Mascarella. Una pistola calibro 9 si punta sui compagni ed esplode 6 - 7 colpi in rapida successione: lo sparatore (come testimoniano i lavoratori della Zanichelli) indossa una divisa, senza bandoliera, e un elmetto con visiera; prende la mira con precisione, poggiando il braccio su di una macchina. Francesco, sentendo i primi colpi, si volta mentre corre con gli altri e viene colpito trasversalmente. Sulla spinta della corsa percorre altri 10 metri e cade sul selciato, sotto il portico di Via Mascarella. Quattro compagni lo raccolgono e lo trasportano fino alla libreria Il Picchio, da dove un'autoambulanza lo porta all'ospedale. Francesco vi giunge morto.
Nel frattempo, la polizia dopo aver disperso i compagni in Via Irnerio, si ritira in questura. La voce che un compagno é stato ucciso si sparge rapidamente. Radio Alice ne dà la notizia verso le 13,30. Da allora in poi nella zona universitaria é un continuo fluire di compagni. Tutti gli strumenti di informazione che il movimento possiede sono in funzione, dalle parole alla radio. All'incredulità e al disorientamento si sovrappongono il dolore e la rabbia. L'università si organizza per evitare nuove provocazioni della polizia, vengono chiuse tutte le vie d'accesso, ogni facoltà si riunisce e dalle assemblee improvvisate (tutte le aule, la mensa, ogni spazio é riempito dai compagni che si organizzano) emerge con chiarezza che l'assassinio di Francesco é tutto tranne un "incidente". Vengono fatte telefonate ai vari CdF e si manda una delegazione alla Camera del Lavoro per chiedere l'adesione al corteo. La rabbia e il dolore si fanno crescenti e la maggioranza dei compagni individua gli obiettivi e le risposte che il movimento vuole dare. La libreria di CL, Terra Promessa, ridiventa per la terza volta "terra bruciata".

Finite le assemblee si organizzano i servizi d'ordine allo scopo di garantire l'autodifesa del corteo e da tutte le parti si grida che l'obiettivo politico da colpire é la DC. Si parte con un'imponente manifestazione di 8.000 compagni. Sono le 17,30. Il corteo é in Via Rizzoli: alcuni compagni se ne staccano e infrangono le vetrine della via centrale. In Piazza Maggiore il corteo sfila, raccogliendo i compagni rimasti, mentre un gruppo di aderenti al PCI si raccoglie attorno al Sacrario dei Caduti; l'attesa partecipazione dei consigli di fabbrica veniva meno. Il corteo si dirige in Via Ugo Bassi, dove altre vetrine vengono infrante.
Nei pressi della sede della DC, la polizia si scontra con la testa del corteo che riesce ad evitarne l'irruzione nel corteo stesso. Intanto, la coda si scioglie e si disperde nelle stradine laterali. Un primo troncone si ricompone in Via Indipendenza e si dirige alla stazione FS, occupando i primi binari. L'altra parte si ricompone in Piazza Maggiore e si immette in Via Indipendenza dove apprende la notizia dell'occupazione della stazione. Qui intanto iniziano gli scontri, la polizia entra nell'atrio principale, sparando candelotti; i compagni rispondono, riuscendo così ad allontanarsi da un'uscita laterale. Il resto del corteo é nel frattempo arrivato nella zona universitaria, dove ci si riunisce in assemblea, per una valutazione della giornata e per organizzare il viaggio a Roma dell'indomani; nel frattempo viene "aperto" il ristorante di lusso il Cantunzein e centinaia di compagni possono sfamarsi. L'assemblea, iniziata nell'aula magna di Lettere, per l'enorme afflusso di gente viene trasferita al cinema Odeon. Nei pressi del cinema, un compagno viene sequestrato da agenti in borghese, armi in pugno e trasportato via su un'auto con targa civile. Nella notte vengono effettuati numerosi arresti e perquisizioni domiciliari.

Nel tardo pomeriggio le federazioni bolognesi del Pci e della Fgci distribuiscono un volantino: "... Una nuova grave provocazione é stata messa in atto oggi a Bologna. Essa ha preso il via da un'inammissibiie decisione di un gruppo della cosiddetta Autonomia di impedire l'assemblea di CL e da gravi interventi da parte delle forze di polizia. Di fronte a una situazione di tensione nella quale ancora una volta é emerso il ruolo di intimidazione e di provocazione dei gruppi neosquadristici, si é intervenuto con l'uso di armi da fuoco da parte di agenti di PS e dei carabinieri... dev'essere isolata e battuta la logica della provocazione e della violenza che piú che mai é al servizio della reazione. Da tempo nella nostra cittá ristretti gruppi di provocatori, ben individuati, hanno agito all'interno di questa precisa logica". 


Soundtrack:  Gianfranco Manfredi - Ma chi ha detto che non c'è

Tuesday, February 28, 2017

Il bisogno di credere in qualcosa

Hu Jun Di - The Chase
Terrorismo. Sono ben oltre 40 anni che ci vivo in mezzo. Da studente si aveva paura di frequentare le aree affollate delle stazioni, degli aeroporti, dei mercati, delle banche perché qualcuno ci aveva già pensato a fare scoppiare una bomba in quei posti. Decine e decine e decine di persone ignare, innocenti, morte solo perché in questo modo si voleva scuotere l'opinione pubblica e le istituzioni.

Aristide Maillol
Per carattere, per ideologia e per etica ritengo che lo scontro, semmai debba esserci, sia necessario coinvolga le parti direttamente coinvolte. A tutti gli altri spetta il compito di essere informati e di informarsi e giudicare. Nessun innocente deve essere "sacrificato ..."

Eastlake, Mary Bell - 1917
A 40 anni e più di distanza mi trovo ancora a leggere di atti di terrorismo. E non accennano a diminuire, anzi! E le vittime sono sempre e solo gli innocenti. L'incivile vigliaccheria sembra dilagare e sembra continuamente diffondersi la legge del più forte sul più debole. Ed è incredibile quanto da sempre ci si trovi di fronte al fanatismo, alla follia delle indottrinature ed all'esaltazione dell'illogicità.

Paul Serusier - The Talisman
L'ignoranza, d'altra parte, è facile alla brutalità ed è assurdo ancora di più vedere quanto poco si creda nell'istruzione e nella cultura. Logiche e dimensioni che ingentiliscono, che avviano al rispetto, al pluralismo e alla volontà di pace e di condivisione. Guardiamo quello che non si fa anche nel nostro "bel mondo occidentale", oppresso da logiche di potere e dominio economico.

46 anni fa, moriva Hồ Chí Minh, il fondatore del movimento Viet Minh, la Lega per l'indipendenza del Vietnam. Quasi mezzo secolo di fronte al quale il mondo sembra non avere inteso nulla se non lo strapotere del capitalismo. Di un capitalismo che annulla e rende impotenti e che non si riesce ad affrontare. Il capitalismo è forse terrorismo?
Zhuravlev Victor - The hope
Se si considera che le vittime sono sempre gli innocenti, allora diremmo di si. Ma è sopratutto perché il capitalismo, con l'annullamento delle speranze di coloro che ne sono oppressi, genera violenza acefala che si scatena contro chi non è in grado di difendersi. Il capitalismo sa bene come farlo. Ha costruito leggi e regole e stati di potere che non possono essere sconfitti neppure con un esercito.

E, allora, la rabbia, l'impotenza si scatena contro i simboli di un alienato conformismo. Di una rassegnata accettazione succube. Di un pensiero comune che è depresso subire le regole imposte. Di un mancato orgoglio libertario. Ecco, si scatena contro il debole, come sempre, colpevole di non essersi ribellato e di non sapersi ribellare.
Athena Mantle - Hope-crossing
Come se, paradossalmente si trattasse di stimolare, attraverso una violenza detonante rosso sangue, la ribellione verso il sistema. Ma non può essere così. Significa invece fare ulteriormente il gioco del sistema che, quando non riesce a controllare, stringe le regole e riduce la libertà. Come uscirne?

Credere in qualcosa è la risposta. Credere in se stessi come progetto di esistenza. Considerare la propria condanna ad essere liberi di scegliere. Condanna che è un diritto inalienabile e irrinunciabile perché alla base della costruzione del nostro essere. Mai abdicare, mai accettare, mai subire, mai rinnegarsi. La dignità nasce dalla culture e dalla stima di se stessi e dal rispetto per gli altri (che poi siamo noi).
Pierre Puvis-De-Chavannes - Estate (particolare) - 1891

Sunday, February 26, 2017

Bruciante esistenza dell'essere

Massimo e Giuditta stanno passeggiando in montagna, guardando intensamente il paesaggio che li circonda. Chiudendo gli occhi al sole che attraversa un cielo terso da una notte di vento. Qualche cima con la neve, in alto. Le prime avvisaglie della primavera nel colore della prima erba e delle prime foglie degli alberi. Il tutto, in un silenzio di quasi primavera in montagna.

In questi casi si può pensare alla fatica della salita o alla bellezza delle cose intorno, oppure al senso di benessere fisico e mentale, al risveglio del corpo dopo l'inverso o al senso di appetito che sta montando dopo che sono trascorse alcune ore dalla prima colazione. Oppure si può pensare alla nostra vita ed alla differenza da quanto si sta vivendo e quello che si vive di solito.

Non so dare una differenza tra Massimo e Giuditta. Ciascuno può pensare a tutte queste cose oppure ad una soltanto, oppure a nessuna del tutto. Mi piace immaginare che vi sia un pensiero differente nell'una e nell'altro per considerare che, di fronte ad una stessa cosa, questa evochi stati d'animo anche del tutto differenti nelle persone.

Ecco, nella stima nei confronti della donna, mi viene spontaneo attribuire una riflessione esistenziale in Lei e, viceversa, un pensiero oggettivo e finalizzato a Lui. Non esiste alcun elemento di giudizio o volontà di soppesare i due atteggiamenti in un confronto. Uno è pratico e uno è, diciamo, filosofico. Uno nasce da analisi del contingente e guarda al risultato tangibile, l'altro si proietta nel passato, nel presente e magari nel futuro.

Bene, facciamo che Massimo stesse pensando a quanto tempo era trascorso dall'inizio del tragitto e quanto tempo servisse ancora per raggiungere la meta, non fosse altro se non per capire quanto tempo avrebbero avuto per la pausa e per rientrare a valle senza problemi. Il tempo, si sa, in montagna può cambiare molto repentinamente e qualche nuvola era apparsa all'orizzonte,

Facciamo ora che Giuditta si fosse astratta dal contesto paesaggistico e in questo momento stesse pensando alle cose della sua vita. Ricordava che Sartre aveva affermato come l'essenza venga dopo l'esistenza e che quindi lei doveva essere quello che era stato il proprio progetto e quindi quanto aveva fatto. Non non siamo in primis ma solo dopo che abbiamo steso un progetto e lavorato per realizzarlo- E lei cosa aveva fatto?

La sua vita si era condotta secondo un progetto? Oppure i progetto erano stati molti e avevano sortito più confusione che traguardi raggiunti. E, in questo, la sua essenza aveva trovato dignità di esistenza? Sembra un paradosso ma, spesso, la vita, con la sua bellezza naturale ci fa riflettere su quella nostra interna ed è come se confrontassimo la pace interiore con quella della natura che ci circonda.

Giuditta si stava concentrando sul suo passato e sul suo presente. Su quanto di reale aveva compiuto e quindi sulla sua esistenza. Le sembrava di avere navigato prevalentemente in modo teorico, lasciando - forse inconsciamente (e quindi con colpa) - che la non scelta diventasse una scelta. In fondo, il suo desiderio di libertà: libertà dalle gerarchie, dalle regole, dagli obblighi, dal pensiero comune, dai pensieri comuni del dovere sociale, economico, familiare, ecc ... , era diventato un surrogato.

Il surrogato di credere di avere tante libertà che invece erano sensazioni che le derivavano dal modulare la propria vita "facendo" senza avere la percezione di "dovere fare". Un inganno verso se stessa. In fondo, si rendeva conto da tanto che la sua vita seguiva le regole della società. Forse aveva fatto solo progetti ed aveva lasciato agli altri la realizzazione della sua esistenza.

"E se decidessi ora?" si era lasciata sfuggire la domanda ad alta voce. "Cosa?" aveva subito replicato Massimo. "No, no ... nulla ... che fatica, manca ancora molto?" aveva detto ad alta voce per rispondere qualcosa e togliere ogni dubbio sulla sua domanda a Massimo. Non le interessava la risposta, non l'avrebbe neppure ascoltata. Anche quel giorno non aveva deciso lei. Si era lasciata trasportare. Una piccola medusa, una medusa non più giovanissima, ancora una medusa.

La strada procedeva lenta e bianchissima sul pendio della montagna. Il sole era ormai alto e lo sentiva sulle guance (sapeva che si sarebbe pentita di non avere portato la crema solare e il burro di cacao per le labbra). Gli scarponi battevano la terra un po' secca di fine inverno e lei guardava l'ombra che si schiacciava sotto il suo corpo. Avrebbe preferito altro per oggi. Avrebbe ...

Soundtrack: Françoise Hardy - Je suis moi

Sunday, February 12, 2017

Psycho Killer ... Qu'est-ce que c'est?

 
I cant seem to face up to the facts.
Im tense and nervous and I... cant relax.
I cant sleep, cause my beds on fire.
Dont touch me Im a real live wire.

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH
AY AY AY AY AY WOO

You start a conversation you can't even finish it.
You're talking a lot, but you're not saying anything.
When I have nothing to say, my lips are sealed.
Say something once, why say it again?

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH OH
AY AY AY AY

Ce que j'ai fait, ce soir-là [What I did that night]
Ce qu'elle a dit, ce soir-là [What she said that night]
Réalisant mon espoir [Making my hope come true]
Je me lance vers la gloire ... okay [I hurl myself toward glory]
YA YA YA YA YA YA YA YA YA YA YA
We are vain and we are blind
I hate people when they're not polite

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH OH
AY AY AY AY OOOH

Soundtrack: David Byrne & Richard Thompson - Psycho Killer

Thursday, February 2, 2017

Chaucer e la risposta della vita (parte prima)

 
Teresa è una cara amica che studia la letteratura inglese per amore e per passione. E' convinta di trovare ogni verità negli scritti dei primi autori inglesi. William Langdom e Chaucer, insieme a Shakespeare sono i suoi riferimenti. E non si può certo negare che, attraverso loro, è prodiga di sentenze, di consigli e di riflessioni per tutti noi e per qualsiasi evenienza della nostra vita.

"Tutto è già stato pensato, detto e scritto. E' sufficiente cercare per trovare e questo è affascinante." Basta scegliere un autore che trascenda la propria epoca per diventare universale e il gioco è presto fatto! Dante per gli italiani, ad esempio. Platone, Seneca, Aristotile, Plotino. Il Manzoni stesso. E, per gli inglesi, Chaucer e Shakespeare tra i primi e Langdom a seguire."
Erano parole ricorrenti di Teresa. E noi, a stupirci sinceramente ogni volta che lei citava un qualcosa dei suoi amati autori. Era sempre puntuale e le loro parole risultavano sempre attinenti, lungimiranti, sensate e portatrici di vero e di sensibilità. Anche oggi, Teresa ci aveva stupiti. Noi, umili ascoltatori.

"Da Chaucer, un frammento del 'racconto del cavaliere' ...." aveva esordito dopo avere tratto dalla sua borsa un piccolo quaderno di appunti.
Hieronymus Bosch - concerto nell uovo
«Quando il Motore Primo lassù in cielo creò all'inizio la bella catena d'amore, raggiunse nel suo nobile  intento un grande risultato; ben sapeva quel che faceva e a qual fine operava: con quella bella catena  d'amore egli univa insieme fuoco, aria, acqua e terra con legami indissolubili che non si sarebbero più  potuti infrangere. 
Ebbene, quello stesso Principe e Motore ha stabilito un certo numero di giorni e una  certa durata a tutto ciò che viene generato quaggiù in questo misero mondo: oltre quel limite non si può  andare, anzi il numero di tali giorni può benissimo abbreviarsi! 
Non occorre che vi citi testi autorevoli,  perché ciò è provato dall'esperienza. Ma lasciate ch'io spieghi meglio il mio pensiero. Dall'ordinamento di  tutte le cose si capisce chiaramente che quel Motore è immutabile ed eterno; e si vede benissimo, a meno  che non si sia stolti, che ogni parte proviene dal tutto, perché la natura non può aver avuto origine da una  parte o porzione di cosa, ma da qualcosa di perfetto e stabile, degradando poi fino a diventar corruttibile. 
Manoscritto Voynich
Egli perciò, nella sua saggia provvidenza, ha disposto che ogni specie e progressione di cosa duri per un   certo tempo e non in eterno: che ciò sia vero si può comprendere e veder coi propri occhi. Guardate la  quercia: dal momento in cui spunta è così lenta a crescere ed ha così lunga vita, ma alla fine anche  quest'albero soccombe. 
Pensate alla dura pietra sotto i nostri piedi, sulla quale calchiamo i passi e  camminiamo: anch'essa si consuma sul selciato; così il vasto fiume talvolta si dissecca improvvisamente, e si vedono città intere declinare e scomparire: tutto, come vedete, ha una fine. 
Lo stesso accade all'uomo e  alla donna: prima o poi, in gioventù o in vecchiaia, tutti devono morire, re o schiavi che siano; chi nel suo  letto, chi in fondo al mare, chi in aperta campagna. Non c'è scampo, tutto va in quella direzione, ed ogni  cosa deve per forza perire.
Codex Seraphinianus - 1971
E chi determina tutto ciò se non Giove sovrano, principio e causa di tutte le cose, che tutto trasforma secondo il suo volere da cui tutto in effetti deriva? Non c'è creatura al mondo che  possa opporsi a questo. Allora tanto vale far di necessità virtù, e accettare volentieri ciò che comunque non si può evitare e che prima o poi spetta a tutti. Pazzo è chi si lamenta o crede di potersi ribellare  all'inevitabile! »
Aurora consurgens
Teresa aveva calcato le ultime frasi, a sottolinearne l'essenza e il valore. Poi, aveva chiuso il suo quadernino e l'aveva riposto nella borsa. Ne aveva estratto una scatola di metallo, sottile e colorata ed aveva estratto un sottile cigarillo e l'aveva acceso. Nella casa di Alberto, dove eravamo ospiti, si poteva fumare.

Nessuno aveva preso parola. Nessuno replicava o azzardava una risposta o una riflessione. Forse annichiliti, forse consenzienti, forse disinteressato o forse senza voglia di entrare in lunghe discussioni. Il silenzio continuava a seguire la lettura di Chaucer. Forse è così nella vita. Non si partecipa e si accetta e basta. A volte, subire è più comodo che non controribattere.
Herida de Cristo - Salterio - 1345
Ma è giusto? Per me no. Avrei telefonato domani a teresa per invitarla ad un aperitivo e riprendere il discorso di quella sera. L'avrei fatto con il vantaggio di rifletterci su tutte le ore che ci dividevano dall'aperitivo e di avere domande e risposte pronte ma da rivedere insieme.

Soundtrack: Erja Lyytinen - 24 Angels

Saturday, January 28, 2017

Irrimediabile assenza

 
Ieri ho trovato Cristina in lacrime. L'ho intravista mentre cercava ovviamente di nascondersi alla vista dei più. In una banale strada che avrebbe ptuto essere qualsiasi strada e in un momento che avrebbe potuto essere un qualsiasi momento. Scossa da un pianto che aveva, del silenzio e nell'umido delle lacrime, l'essenza principale. Spalle ferme, non sussulti o singhiozzi. Un pianto per sè, esclusivo.

Per tutto questo ho volutamente cercato di non incontrare il suo sguardo. In una sorta di voluto comportamento che avesse più rispetto di Lei che non debolezza verso una mia naturale, affettuosa, curiosità personale. Non volevo cedere al desiderio gentile di sapere. Tenevo di più alla Sua riservatezza.
Nonostante questo, in un sottile gioco di sguardi obliqui e di opportine distrazioni verso altre cose, ho peccato di ingenuità nell'essere eccessivamente visibile o vicino, rendendo ovvio/inevitabile  l'incontro di due occhi. Per questo, non io, bensì tu, cara Cristina, ti sei fatta avanti. Verosimilmente  o forse bisognosa di condividere un qualcosa che stava sollecitando la tua anima e il tuo bello spirito,

"Ciao, Alessandro" e un veloce e leggero gesto del polso e della bella, sottile mano. Un guanto rosso che sporgeva da una manica viola tra il glicine e l'intenso di una prugna matura. Un gesto e una voce che, pur nella confusione di una strada di Milano, si erano resi visibili e udibilissimi. Ho finto di essere distratto e di avere bisogno di un'altro avviso. La tua voce rinnovata.
"Alessandro?!", e mi sono voltato. Ho rivisto, questa volta in modo diretto, le tue labbra rosse come i guanti e la tua acconciatura nera e spigliata come Louise Brooks. La rapidità del tuo sguardo contornata di rimmel e di eyeliner. Il tuo sguardo, profondo, indagatore e con una sfumatura sempre cos' seria, quasi triste, pur nella gioia di un'espressione spiritosa.

Questo ho sempre ammirato e forse amato di te. Questo e la tua sensibilità, anche se, negli anni, oppressa dalla banalità e dalla grossolanità della vita, ho visto avanzare una greve oggettività di pensiero. Più concreta che sognatrice. Più ragioniera che filosofa. Più operatrice che visionaria. Ed io, che vivo cercando di mantenere il bambino dentro che vive di sogni e illusioni e desideri e ingenuità!
Ecco, ti avevo vista piangere di un pianto privato, non pubblico pur in una strada affollata dove la gente scorre senza vedere ciò che gli scivola intorno. Eppure, scivolano donne e uomini, esseri viventi e vita! Ecco, tu avevi pianto per te stessa. Nessuno si era accorto. Ed ora, aspettavo una tua nuova parola. Come avresti reagito al mio incontro? Come avrei dovuto comportarmi?

Un abbraccio, con uno slancio forse maggiore del dovuto. Indicatore di un trasporto emotivo importante. Certo, avrei voluto baciarti sulle labbra. Ma non con il desiderio di un innamorato o con la passione di un sentimento. Con il piacere di ritrovare qualcosa di me stesso. In fondo, considero la tua bellezza come una sorta di esternazione, di oggettivizzazione di un mio vedere la bellezza, la sensibilità e l'eleganza unite insieme in una realtà tangibile.
il tuo profumo di donna. Delicato ma intenso e indimenticabile. perfino il profumo del tuo rossetto entrava nel mio respiro e nella mia mente. Non ci siamo allontanati di molto dall'abbraccio iniziale, socievole e formale. Stretti come in una sorta di comune intesa di quanto era successo poco prima. Consapevoli entrambi di un segreto che si era consumato tra le lacrime.

Non ho saputo e non ho voluto aspettare una tua seconda parola, sapendo che quelle formali avrebbero rotto la magia di una intesa spontanea ed irripetibile. "cos'è successo, perché piangevi? Mia cara." In queste due ultime parole avevo impresso tutta la mia volontà di darti la rassicurazione che volevo esserti di aiuto, che la mia curiosità era ... un nulla rispetto a te.
"Vedi, Alessandro, a volte si piange per qualcosa che nessun'altro considererebbe importante. Non ci sono problemi di salute o di cuore o di lavoro o di natira economica. Piango perché sto perdendo me stessa. Sfilacciata in un continuo trascorrere dei giorni senza alcuna memoria di me e di quanto mi accade, vivo e sento. Piango per il vuoto."

"Lo so, mia cara e bellissima amica. Lo so anche io e bene. Un mese è trascorso senza che fermassi sulla carta i miei pensieri su quanto accade e su quanto vivo. Perso in un tempo, in una dimensione che è solo pratica risposta alle sollecitazioni e, per questo, assenza di vita. E' un mese che non vivo. Direi che sono morto da un mese se non considerassi che la morte è l'assenza di respiro e battito."
Ti avevo risposto e continuavamo a rimanere stretti, pur essendoci allontanati per poterci guardare negli occhi. "Quello che noi stiamo avvertendo è il lancinante dolore del non esistere guardando alla vita in un modo consapevole che ci permetta di assumere giudizi sulle cose e sui fatti e di crescere. Ma quanto tempo si vive così? Il mosaico dell'esistenza si è temporaneamente interrotto."

"E di questo, si soffre!" mi hai risposto e non avevo visto la lacrima in se stessa ma solo la linea del maquillage che si spandeva leggermente, perdendo quella linearità che lo rendeva perfetto. "E di questo si soffre. Di questo soffriamo. Dell'essere macchine che forniscono risposte prima ancora di formulare pensieri, guidizi, opinioni e di crescere nell'esperienza e nel sapere assaporare le cose."
La mia risposta era stata immediata, semplice, lineare e forse banale. Il profondo del tuo sguardo mi aveva fermato. "Dimmi, allora, come fare?  Tu cosa fai?" mi avevi detto. Ora eravamo di fronte, luno all'altra, in modo normale. La giusta distanza. "Cosa faccio, amica mia? Mia cara, cosa faccio è dimenticarmi di me stesso per gli stessi lunghi momenti che mi stai dicendo."

"Fino a quando la cosa non mi è insopportabile! Fino a quando sento il bisogno di dire che sono me stesso e che devo riprendere la vita come è giusto che sia! A volte, come nell'ultimo mese, rimango muto e improduttivo. nel senso che non scrivo. Non dico nulla. Ho solo pensato e mi sono solo ripromesso di farlo, credendo di non avere avuto stimoli così forti per farlo!"
"Ecco, come il Diavolo insinua nella mente del credente che i peccati da lui commessi sono così gravi da non potere più meritare alcun perdono da parte di Dio - e questo serve solo per fargli credere di essersi allontanato troppo dal Signore - ecco che la realtà ti fa credere di essere stata così tanto priva di significato da non averti dato alcuno stimolo di riflessione e di crescita."

"E invece, così non è! Se non sentiamo è perché siamo sordi. Se crediamo che non ci siano stimoli, è perché ci si sta facendo dominare dal pensiero comune che vuole solo vederci come soldatini che fanno, agiscono ma senza pensiero autonomo e senza desiderio e senza giudizio." E mi accorgevo che queste parole erano risuonate tante volte nella mia mente in questo periodo.
Parole che erano servite e servivano a mantenere l'identità di me stesso in un frangente dove il senso materiale e l'oggettività del vivere sembravano avere preso il sopravvento sulla spiritualità e sulla visione dell'essenza del vivere. Mia cara amica, ti ho riabbracciato e mi è venuto spontaneo dirti "Tu sai che noi possiamo sempre contare l'uno sull'altro e quensto garantisce la nostra identità."

"E la nostra stupenda sensibilità! Anche se questo ci fa soffrire quando pensiamo di perdere il nostro modo umile e partecipe e consapevole di vivere l'esistenza." Aspettavo un altro abbraccio e mi sono accorto di avere desiderato un altro bacio. Ma ti sei allontanata con un saluto della tua mano e del tuo guanto rosso. La gente si è richiusa alle tue spalle impedendomi di vederti andare via.
Sparita in un soffio.

Soundtrack: Tubular Bells by the Brooklyn Organ Synth Orchestra

Wednesday, December 28, 2016

Irresistibile tentazione o naturale pulsione?

Paul Keysar - Moonrise Over the Marsh
Date che contano e date che non ci dicono nulla.
Ecco la relatività delle cose.
Quello che per me è indimenticabile, per te non lo è ... e, viceversa, quello che tu vivi come fondamentale per me può scorrere senza destare attenzione.
Albert Emile Kirchner - The Embrace
La vita è questo. Una relatività continua.
E non si sfugge da questo destino se non si ha il coraggio di ribaltare la nostra visione.
Ribaltarla da egocentria a policentrica.
Significa partire dagli altri e non da se stessi.
Mark English - Figures
Mi sembra di essere stato molto fortunato nell'essere educato da chi mi esternava la propria meraviglia verso gli insegnamenti che di continuo le cose del mondo le impartivano anche se di anni sulle spalle ne aveva accumulati tanti e tanti.
Kim English -  957
"Stupita meraviglia", "Umile accettazione".
E non mi stancherò mai di ripetermelo in ogni momento.
na sorta di mantra celestiale che evoca la gioia di vivere e di affrontare il mondo con amore e rispetto. Educato fortunato e forse intrinsecamente predisposto ... ma propendo più per il valore dell'educazione e dell'esempio.
Albert Lynch - Peruvian painter - A quiet read - 1851-1912
Per questo ti ringrazio e ricordo questa data con profondo amore e rispetto e gratitudine.

Soundtrack:  Un Gusto Superiore - O Sei Parte Del Problema O Sei Parte Della Soluzione

Tuesday, December 27, 2016

John Donne - No man is an Island

John William Godward  - Dolce Far Niente - 1861-1922
 No man is an Iland (Olde English Version)

No man is an Iland,
intire of itselfe;
 
every man is a peece of the Continent,
a part of the maine;
 
if a Clod bee washed away by the Sea,
Europe is the lesse,
as well as if a Promontorie were,
as well as if a Manor of thy friends
or of thine owne were;
any mans death diminishes me,
because I am involved in Mankinde; 
 
And therefore never send to know for whom
the bell tolls; It tolls for thee.

MEDITATION XVII - 1624
Devotions upon Emergent Occasions
John Donne 

Stefan Bakalowicz - Neighbours, Scene from Roman life - 1885
"Mmmmm, mmmm, mmmm, mmmm" stavi canticchiando tra te e te ma non riuscivo a capire quale motivetto fosse. Non sentivo bene e quindi mi stavo perdendo quei piccoli elementi che spesso servono ad avere la visione generale delle cose.

Ma chi ha mai detto che è dai grandi elementi che si può risalire alle cose intere? Chi è mai stato così stupido da pensare che solo dalla cose grosse deriva il mondo? Penso che l'abbia detto qualcuno che non si è mai stupito a guardare le formiche che, così piccole, fanno grandi cose.
Helen Allingham (née Helen Mary Elizabeth Paterson, 1848–1926) - Hanging the Washing
E non sto  parlando dei giganteschi formicai, bensì del livello di comunicazione e cooperazione che le formiche sanno insegnarci mentre noi, grandi, anzi grandissimi rispetto a lei, continuiamo ad essere convinti che l'individualismo sia un elemento di vantaggio e che comandare sia meglio di condividere.

Ecco, siamo così stupidi che, al confronto con le formiche, diventiamo miscroscopici. "Mmmmm, mmmm, mmmm, mmmm" adesso potevo canticchiare anch'io quello che intonavi tu. Avevo capito da alcune sfumatore di quale canzone si trattava e quindi potevo anche io farti l'accompagnamento.
Emile Samoilovich Villiers de l'Isle Adam - 1843-1889 - View of Constantinople