Tuesday, February 28, 2017

Il bisogno di credere in qualcosa

Hu Jun Di - The Chase
Terrorismo. Sono ben oltre 40 anni che ci vivo in mezzo. Da studente si aveva paura di frequentare le aree affollate delle stazioni, degli aeroporti, dei mercati, delle banche perché qualcuno ci aveva già pensato a fare scoppiare una bomba in quei posti. Decine e decine e decine di persone ignare, innocenti, morte solo perché in questo modo si voleva scuotere l'opinione pubblica e le istituzioni.

Aristide Maillol
Per carattere, per ideologia e per etica ritengo che lo scontro, semmai debba esserci, sia necessario coinvolga le parti direttamente coinvolte. A tutti gli altri spetta il compito di essere informati e di informarsi e giudicare. Nessun innocente deve essere "sacrificato ..."

Eastlake, Mary Bell - 1917
A 40 anni e più di distanza mi trovo ancora a leggere di atti di terrorismo. E non accennano a diminuire, anzi! E le vittime sono sempre e solo gli innocenti. L'incivile vigliaccheria sembra dilagare e sembra continuamente diffondersi la legge del più forte sul più debole. Ed è incredibile quanto da sempre ci si trovi di fronte al fanatismo, alla follia delle indottrinature ed all'esaltazione dell'illogicità.

Paul Serusier - The Talisman
L'ignoranza, d'altra parte, è facile alla brutalità ed è assurdo ancora di più vedere quanto poco si creda nell'istruzione e nella cultura. Logiche e dimensioni che ingentiliscono, che avviano al rispetto, al pluralismo e alla volontà di pace e di condivisione. Guardiamo quello che non si fa anche nel nostro "bel mondo occidentale", oppresso da logiche di potere e dominio economico.

46 anni fa, moriva Hồ Chí Minh, il fondatore del movimento Viet Minh, la Lega per l'indipendenza del Vietnam. Quasi mezzo secolo di fronte al quale il mondo sembra non avere inteso nulla se non lo strapotere del capitalismo. Di un capitalismo che annulla e rende impotenti e che non si riesce ad affrontare. Il capitalismo è forse terrorismo?
Zhuravlev Victor - The hope
Se si considera che le vittime sono sempre gli innocenti, allora diremmo di si. Ma è sopratutto perché il capitalismo, con l'annullamento delle speranze di coloro che ne sono oppressi, genera violenza acefala che si scatena contro chi non è in grado di difendersi. Il capitalismo sa bene come farlo. Ha costruito leggi e regole e stati di potere che non possono essere sconfitti neppure con un esercito.

E, allora, la rabbia, l'impotenza si scatena contro i simboli di un alienato conformismo. Di una rassegnata accettazione succube. Di un pensiero comune che è depresso subire le regole imposte. Di un mancato orgoglio libertario. Ecco, si scatena contro il debole, come sempre, colpevole di non essersi ribellato e di non sapersi ribellare.
Athena Mantle - Hope-crossing
Come se, paradossalmente si trattasse di stimolare, attraverso una violenza detonante rosso sangue, la ribellione verso il sistema. Ma non può essere così. Significa invece fare ulteriormente il gioco del sistema che, quando non riesce a controllare, stringe le regole e riduce la libertà. Come uscirne?

Credere in qualcosa è la risposta. Credere in se stessi come progetto di esistenza. Considerare la propria condanna ad essere liberi di scegliere. Condanna che è un diritto inalienabile e irrinunciabile perché alla base della costruzione del nostro essere. Mai abdicare, mai accettare, mai subire, mai rinnegarsi. La dignità nasce dalla culture e dalla stima di se stessi e dal rispetto per gli altri (che poi siamo noi).
Pierre Puvis-De-Chavannes - Estate (particolare) - 1891

Sunday, February 26, 2017

Bruciante esistenza dell'essere

Massimo e Giuditta stanno passeggiando in montagna, guardando intensamente il paesaggio che li circonda. Chiudendo gli occhi al sole che attraversa un cielo terso da una notte di vento. Qualche cima con la neve, in alto. Le prime avvisaglie della primavera nel colore della prima erba e delle prime foglie degli alberi. Il tutto, in un silenzio di quasi primavera in montagna.

In questi casi si può pensare alla fatica della salita o alla bellezza delle cose intorno, oppure al senso di benessere fisico e mentale, al risveglio del corpo dopo l'inverso o al senso di appetito che sta montando dopo che sono trascorse alcune ore dalla prima colazione. Oppure si può pensare alla nostra vita ed alla differenza da quanto si sta vivendo e quello che si vive di solito.

Non so dare una differenza tra Massimo e Giuditta. Ciascuno può pensare a tutte queste cose oppure ad una soltanto, oppure a nessuna del tutto. Mi piace immaginare che vi sia un pensiero differente nell'una e nell'altro per considerare che, di fronte ad una stessa cosa, questa evochi stati d'animo anche del tutto differenti nelle persone.

Ecco, nella stima nei confronti della donna, mi viene spontaneo attribuire una riflessione esistenziale in Lei e, viceversa, un pensiero oggettivo e finalizzato a Lui. Non esiste alcun elemento di giudizio o volontà di soppesare i due atteggiamenti in un confronto. Uno è pratico e uno è, diciamo, filosofico. Uno nasce da analisi del contingente e guarda al risultato tangibile, l'altro si proietta nel passato, nel presente e magari nel futuro.

Bene, facciamo che Massimo stesse pensando a quanto tempo era trascorso dall'inizio del tragitto e quanto tempo servisse ancora per raggiungere la meta, non fosse altro se non per capire quanto tempo avrebbero avuto per la pausa e per rientrare a valle senza problemi. Il tempo, si sa, in montagna può cambiare molto repentinamente e qualche nuvola era apparsa all'orizzonte,

Facciamo ora che Giuditta si fosse astratta dal contesto paesaggistico e in questo momento stesse pensando alle cose della sua vita. Ricordava che Sartre aveva affermato come l'essenza venga dopo l'esistenza e che quindi lei doveva essere quello che era stato il proprio progetto e quindi quanto aveva fatto. Non non siamo in primis ma solo dopo che abbiamo steso un progetto e lavorato per realizzarlo- E lei cosa aveva fatto?

La sua vita si era condotta secondo un progetto? Oppure i progetto erano stati molti e avevano sortito più confusione che traguardi raggiunti. E, in questo, la sua essenza aveva trovato dignità di esistenza? Sembra un paradosso ma, spesso, la vita, con la sua bellezza naturale ci fa riflettere su quella nostra interna ed è come se confrontassimo la pace interiore con quella della natura che ci circonda.

Giuditta si stava concentrando sul suo passato e sul suo presente. Su quanto di reale aveva compiuto e quindi sulla sua esistenza. Le sembrava di avere navigato prevalentemente in modo teorico, lasciando - forse inconsciamente (e quindi con colpa) - che la non scelta diventasse una scelta. In fondo, il suo desiderio di libertà: libertà dalle gerarchie, dalle regole, dagli obblighi, dal pensiero comune, dai pensieri comuni del dovere sociale, economico, familiare, ecc ... , era diventato un surrogato.

Il surrogato di credere di avere tante libertà che invece erano sensazioni che le derivavano dal modulare la propria vita "facendo" senza avere la percezione di "dovere fare". Un inganno verso se stessa. In fondo, si rendeva conto da tanto che la sua vita seguiva le regole della società. Forse aveva fatto solo progetti ed aveva lasciato agli altri la realizzazione della sua esistenza.

"E se decidessi ora?" si era lasciata sfuggire la domanda ad alta voce. "Cosa?" aveva subito replicato Massimo. "No, no ... nulla ... che fatica, manca ancora molto?" aveva detto ad alta voce per rispondere qualcosa e togliere ogni dubbio sulla sua domanda a Massimo. Non le interessava la risposta, non l'avrebbe neppure ascoltata. Anche quel giorno non aveva deciso lei. Si era lasciata trasportare. Una piccola medusa, una medusa non più giovanissima, ancora una medusa.

La strada procedeva lenta e bianchissima sul pendio della montagna. Il sole era ormai alto e lo sentiva sulle guance (sapeva che si sarebbe pentita di non avere portato la crema solare e il burro di cacao per le labbra). Gli scarponi battevano la terra un po' secca di fine inverno e lei guardava l'ombra che si schiacciava sotto il suo corpo. Avrebbe preferito altro per oggi. Avrebbe ...

Soundtrack: Françoise Hardy - Je suis moi

Sunday, February 12, 2017

Psycho Killer ... Qu'est-ce que c'est?

 
I cant seem to face up to the facts.
Im tense and nervous and I... cant relax.
I cant sleep, cause my beds on fire.
Dont touch me Im a real live wire.

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH
AY AY AY AY AY WOO

You start a conversation you can't even finish it.
You're talking a lot, but you're not saying anything.
When I have nothing to say, my lips are sealed.
Say something once, why say it again?

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH OH
AY AY AY AY

Ce que j'ai fait, ce soir-là [What I did that night]
Ce qu'elle a dit, ce soir-là [What she said that night]
Réalisant mon espoir [Making my hope come true]
Je me lance vers la gloire ... okay [I hurl myself toward glory]
YA YA YA YA YA YA YA YA YA YA YA
We are vain and we are blind
I hate people when they're not polite

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run away
OH OH OH

Psycho Killer,
Qu'est-ce que c'est? [What is it?]
fa fa fa fa fa fa fa fa fa fa better
Run run run run run run run away
OH OH OH OH
AY AY AY AY OOOH

Soundtrack: David Byrne & Richard Thompson - Psycho Killer

Thursday, February 2, 2017

Chaucer e la risposta della vita (parte prima)

 
Teresa è una cara amica che studia la letteratura inglese per amore e per passione. E' convinta di trovare ogni verità negli scritti dei primi autori inglesi. William Langdom e Chaucer, insieme a Shakespeare sono i suoi riferimenti. E non si può certo negare che, attraverso loro, è prodiga di sentenze, di consigli e di riflessioni per tutti noi e per qualsiasi evenienza della nostra vita.

"Tutto è già stato pensato, detto e scritto. E' sufficiente cercare per trovare e questo è affascinante." Basta scegliere un autore che trascenda la propria epoca per diventare universale e il gioco è presto fatto! Dante per gli italiani, ad esempio. Platone, Seneca, Aristotile, Plotino. Il Manzoni stesso. E, per gli inglesi, Chaucer e Shakespeare tra i primi e Langdom a seguire."
Erano parole ricorrenti di Teresa. E noi, a stupirci sinceramente ogni volta che lei citava un qualcosa dei suoi amati autori. Era sempre puntuale e le loro parole risultavano sempre attinenti, lungimiranti, sensate e portatrici di vero e di sensibilità. Anche oggi, Teresa ci aveva stupiti. Noi, umili ascoltatori.

"Da Chaucer, un frammento del 'racconto del cavaliere' ...." aveva esordito dopo avere tratto dalla sua borsa un piccolo quaderno di appunti.
Hieronymus Bosch - concerto nell uovo
«Quando il Motore Primo lassù in cielo creò all'inizio la bella catena d'amore, raggiunse nel suo nobile  intento un grande risultato; ben sapeva quel che faceva e a qual fine operava: con quella bella catena  d'amore egli univa insieme fuoco, aria, acqua e terra con legami indissolubili che non si sarebbero più  potuti infrangere. 
Ebbene, quello stesso Principe e Motore ha stabilito un certo numero di giorni e una  certa durata a tutto ciò che viene generato quaggiù in questo misero mondo: oltre quel limite non si può  andare, anzi il numero di tali giorni può benissimo abbreviarsi! 
Non occorre che vi citi testi autorevoli,  perché ciò è provato dall'esperienza. Ma lasciate ch'io spieghi meglio il mio pensiero. Dall'ordinamento di  tutte le cose si capisce chiaramente che quel Motore è immutabile ed eterno; e si vede benissimo, a meno  che non si sia stolti, che ogni parte proviene dal tutto, perché la natura non può aver avuto origine da una  parte o porzione di cosa, ma da qualcosa di perfetto e stabile, degradando poi fino a diventar corruttibile. 
Manoscritto Voynich
Egli perciò, nella sua saggia provvidenza, ha disposto che ogni specie e progressione di cosa duri per un   certo tempo e non in eterno: che ciò sia vero si può comprendere e veder coi propri occhi. Guardate la  quercia: dal momento in cui spunta è così lenta a crescere ed ha così lunga vita, ma alla fine anche  quest'albero soccombe. 
Pensate alla dura pietra sotto i nostri piedi, sulla quale calchiamo i passi e  camminiamo: anch'essa si consuma sul selciato; così il vasto fiume talvolta si dissecca improvvisamente, e si vedono città intere declinare e scomparire: tutto, come vedete, ha una fine. 
Lo stesso accade all'uomo e  alla donna: prima o poi, in gioventù o in vecchiaia, tutti devono morire, re o schiavi che siano; chi nel suo  letto, chi in fondo al mare, chi in aperta campagna. Non c'è scampo, tutto va in quella direzione, ed ogni  cosa deve per forza perire.
Codex Seraphinianus - 1971
E chi determina tutto ciò se non Giove sovrano, principio e causa di tutte le cose, che tutto trasforma secondo il suo volere da cui tutto in effetti deriva? Non c'è creatura al mondo che  possa opporsi a questo. Allora tanto vale far di necessità virtù, e accettare volentieri ciò che comunque non si può evitare e che prima o poi spetta a tutti. Pazzo è chi si lamenta o crede di potersi ribellare  all'inevitabile! »
Aurora consurgens
Teresa aveva calcato le ultime frasi, a sottolinearne l'essenza e il valore. Poi, aveva chiuso il suo quadernino e l'aveva riposto nella borsa. Ne aveva estratto una scatola di metallo, sottile e colorata ed aveva estratto un sottile cigarillo e l'aveva acceso. Nella casa di Alberto, dove eravamo ospiti, si poteva fumare.

Nessuno aveva preso parola. Nessuno replicava o azzardava una risposta o una riflessione. Forse annichiliti, forse consenzienti, forse disinteressato o forse senza voglia di entrare in lunghe discussioni. Il silenzio continuava a seguire la lettura di Chaucer. Forse è così nella vita. Non si partecipa e si accetta e basta. A volte, subire è più comodo che non controribattere.
Herida de Cristo - Salterio - 1345
Ma è giusto? Per me no. Avrei telefonato domani a teresa per invitarla ad un aperitivo e riprendere il discorso di quella sera. L'avrei fatto con il vantaggio di rifletterci su tutte le ore che ci dividevano dall'aperitivo e di avere domande e risposte pronte ma da rivedere insieme.

Soundtrack: Erja Lyytinen - 24 Angels

Saturday, January 28, 2017

Irrimediabile assenza

 
Ieri ho trovato Cristina in lacrime. L'ho intravista mentre cercava ovviamente di nascondersi alla vista dei più. In una banale strada che avrebbe ptuto essere qualsiasi strada e in un momento che avrebbe potuto essere un qualsiasi momento. Scossa da un pianto che aveva, del silenzio e nell'umido delle lacrime, l'essenza principale. Spalle ferme, non sussulti o singhiozzi. Un pianto per sè, esclusivo.

Per tutto questo ho volutamente cercato di non incontrare il suo sguardo. In una sorta di voluto comportamento che avesse più rispetto di Lei che non debolezza verso una mia naturale, affettuosa, curiosità personale. Non volevo cedere al desiderio gentile di sapere. Tenevo di più alla Sua riservatezza.
Nonostante questo, in un sottile gioco di sguardi obliqui e di opportine distrazioni verso altre cose, ho peccato di ingenuità nell'essere eccessivamente visibile o vicino, rendendo ovvio/inevitabile  l'incontro di due occhi. Per questo, non io, bensì tu, cara Cristina, ti sei fatta avanti. Verosimilmente  o forse bisognosa di condividere un qualcosa che stava sollecitando la tua anima e il tuo bello spirito,

"Ciao, Alessandro" e un veloce e leggero gesto del polso e della bella, sottile mano. Un guanto rosso che sporgeva da una manica viola tra il glicine e l'intenso di una prugna matura. Un gesto e una voce che, pur nella confusione di una strada di Milano, si erano resi visibili e udibilissimi. Ho finto di essere distratto e di avere bisogno di un'altro avviso. La tua voce rinnovata.
"Alessandro?!", e mi sono voltato. Ho rivisto, questa volta in modo diretto, le tue labbra rosse come i guanti e la tua acconciatura nera e spigliata come Louise Brooks. La rapidità del tuo sguardo contornata di rimmel e di eyeliner. Il tuo sguardo, profondo, indagatore e con una sfumatura sempre cos' seria, quasi triste, pur nella gioia di un'espressione spiritosa.

Questo ho sempre ammirato e forse amato di te. Questo e la tua sensibilità, anche se, negli anni, oppressa dalla banalità e dalla grossolanità della vita, ho visto avanzare una greve oggettività di pensiero. Più concreta che sognatrice. Più ragioniera che filosofa. Più operatrice che visionaria. Ed io, che vivo cercando di mantenere il bambino dentro che vive di sogni e illusioni e desideri e ingenuità!
Ecco, ti avevo vista piangere di un pianto privato, non pubblico pur in una strada affollata dove la gente scorre senza vedere ciò che gli scivola intorno. Eppure, scivolano donne e uomini, esseri viventi e vita! Ecco, tu avevi pianto per te stessa. Nessuno si era accorto. Ed ora, aspettavo una tua nuova parola. Come avresti reagito al mio incontro? Come avrei dovuto comportarmi?

Un abbraccio, con uno slancio forse maggiore del dovuto. Indicatore di un trasporto emotivo importante. Certo, avrei voluto baciarti sulle labbra. Ma non con il desiderio di un innamorato o con la passione di un sentimento. Con il piacere di ritrovare qualcosa di me stesso. In fondo, considero la tua bellezza come una sorta di esternazione, di oggettivizzazione di un mio vedere la bellezza, la sensibilità e l'eleganza unite insieme in una realtà tangibile.
il tuo profumo di donna. Delicato ma intenso e indimenticabile. perfino il profumo del tuo rossetto entrava nel mio respiro e nella mia mente. Non ci siamo allontanati di molto dall'abbraccio iniziale, socievole e formale. Stretti come in una sorta di comune intesa di quanto era successo poco prima. Consapevoli entrambi di un segreto che si era consumato tra le lacrime.

Non ho saputo e non ho voluto aspettare una tua seconda parola, sapendo che quelle formali avrebbero rotto la magia di una intesa spontanea ed irripetibile. "cos'è successo, perché piangevi? Mia cara." In queste due ultime parole avevo impresso tutta la mia volontà di darti la rassicurazione che volevo esserti di aiuto, che la mia curiosità era ... un nulla rispetto a te.
"Vedi, Alessandro, a volte si piange per qualcosa che nessun'altro considererebbe importante. Non ci sono problemi di salute o di cuore o di lavoro o di natira economica. Piango perché sto perdendo me stessa. Sfilacciata in un continuo trascorrere dei giorni senza alcuna memoria di me e di quanto mi accade, vivo e sento. Piango per il vuoto."

"Lo so, mia cara e bellissima amica. Lo so anche io e bene. Un mese è trascorso senza che fermassi sulla carta i miei pensieri su quanto accade e su quanto vivo. Perso in un tempo, in una dimensione che è solo pratica risposta alle sollecitazioni e, per questo, assenza di vita. E' un mese che non vivo. Direi che sono morto da un mese se non considerassi che la morte è l'assenza di respiro e battito."
Ti avevo risposto e continuavamo a rimanere stretti, pur essendoci allontanati per poterci guardare negli occhi. "Quello che noi stiamo avvertendo è il lancinante dolore del non esistere guardando alla vita in un modo consapevole che ci permetta di assumere giudizi sulle cose e sui fatti e di crescere. Ma quanto tempo si vive così? Il mosaico dell'esistenza si è temporaneamente interrotto."

"E di questo, si soffre!" mi hai risposto e non avevo visto la lacrima in se stessa ma solo la linea del maquillage che si spandeva leggermente, perdendo quella linearità che lo rendeva perfetto. "E di questo si soffre. Di questo soffriamo. Dell'essere macchine che forniscono risposte prima ancora di formulare pensieri, guidizi, opinioni e di crescere nell'esperienza e nel sapere assaporare le cose."
La mia risposta era stata immediata, semplice, lineare e forse banale. Il profondo del tuo sguardo mi aveva fermato. "Dimmi, allora, come fare?  Tu cosa fai?" mi avevi detto. Ora eravamo di fronte, luno all'altra, in modo normale. La giusta distanza. "Cosa faccio, amica mia? Mia cara, cosa faccio è dimenticarmi di me stesso per gli stessi lunghi momenti che mi stai dicendo."

"Fino a quando la cosa non mi è insopportabile! Fino a quando sento il bisogno di dire che sono me stesso e che devo riprendere la vita come è giusto che sia! A volte, come nell'ultimo mese, rimango muto e improduttivo. nel senso che non scrivo. Non dico nulla. Ho solo pensato e mi sono solo ripromesso di farlo, credendo di non avere avuto stimoli così forti per farlo!"
"Ecco, come il Diavolo insinua nella mente del credente che i peccati da lui commessi sono così gravi da non potere più meritare alcun perdono da parte di Dio - e questo serve solo per fargli credere di essersi allontanato troppo dal Signore - ecco che la realtà ti fa credere di essere stata così tanto priva di significato da non averti dato alcuno stimolo di riflessione e di crescita."

"E invece, così non è! Se non sentiamo è perché siamo sordi. Se crediamo che non ci siano stimoli, è perché ci si sta facendo dominare dal pensiero comune che vuole solo vederci come soldatini che fanno, agiscono ma senza pensiero autonomo e senza desiderio e senza giudizio." E mi accorgevo che queste parole erano risuonate tante volte nella mia mente in questo periodo.
Parole che erano servite e servivano a mantenere l'identità di me stesso in un frangente dove il senso materiale e l'oggettività del vivere sembravano avere preso il sopravvento sulla spiritualità e sulla visione dell'essenza del vivere. Mia cara amica, ti ho riabbracciato e mi è venuto spontaneo dirti "Tu sai che noi possiamo sempre contare l'uno sull'altro e quensto garantisce la nostra identità."

"E la nostra stupenda sensibilità! Anche se questo ci fa soffrire quando pensiamo di perdere il nostro modo umile e partecipe e consapevole di vivere l'esistenza." Aspettavo un altro abbraccio e mi sono accorto di avere desiderato un altro bacio. Ma ti sei allontanata con un saluto della tua mano e del tuo guanto rosso. La gente si è richiusa alle tue spalle impedendomi di vederti andare via.
Sparita in un soffio.

Soundtrack: Tubular Bells by the Brooklyn Organ Synth Orchestra

Wednesday, December 28, 2016

Irresistibile tentazione o naturale pulsione?

Paul Keysar - Moonrise Over the Marsh
Date che contano e date che non ci dicono nulla.
Ecco la relatività delle cose.
Quello che per me è indimenticabile, per te non lo è ... e, viceversa, quello che tu vivi come fondamentale per me può scorrere senza destare attenzione.
Albert Emile Kirchner - The Embrace
La vita è questo. Una relatività continua.
E non si sfugge da questo destino se non si ha il coraggio di ribaltare la nostra visione.
Ribaltarla da egocentria a policentrica.
Significa partire dagli altri e non da se stessi.
Mark English - Figures
Mi sembra di essere stato molto fortunato nell'essere educato da chi mi esternava la propria meraviglia verso gli insegnamenti che di continuo le cose del mondo le impartivano anche se di anni sulle spalle ne aveva accumulati tanti e tanti.
Kim English -  957
"Stupita meraviglia", "Umile accettazione".
E non mi stancherò mai di ripetermelo in ogni momento.
na sorta di mantra celestiale che evoca la gioia di vivere e di affrontare il mondo con amore e rispetto. Educato fortunato e forse intrinsecamente predisposto ... ma propendo più per il valore dell'educazione e dell'esempio.
Albert Lynch - Peruvian painter - A quiet read - 1851-1912
Per questo ti ringrazio e ricordo questa data con profondo amore e rispetto e gratitudine.

Soundtrack:  Un Gusto Superiore - O Sei Parte Del Problema O Sei Parte Della Soluzione

Tuesday, December 27, 2016

John Donne - No man is an Island

John William Godward  - Dolce Far Niente - 1861-1922
 No man is an Iland (Olde English Version)

No man is an Iland,
intire of itselfe;
 
every man is a peece of the Continent,
a part of the maine;
 
if a Clod bee washed away by the Sea,
Europe is the lesse,
as well as if a Promontorie were,
as well as if a Manor of thy friends
or of thine owne were;
any mans death diminishes me,
because I am involved in Mankinde; 
 
And therefore never send to know for whom
the bell tolls; It tolls for thee.

MEDITATION XVII - 1624
Devotions upon Emergent Occasions
John Donne 

Stefan Bakalowicz - Neighbours, Scene from Roman life - 1885
"Mmmmm, mmmm, mmmm, mmmm" stavi canticchiando tra te e te ma non riuscivo a capire quale motivetto fosse. Non sentivo bene e quindi mi stavo perdendo quei piccoli elementi che spesso servono ad avere la visione generale delle cose.

Ma chi ha mai detto che è dai grandi elementi che si può risalire alle cose intere? Chi è mai stato così stupido da pensare che solo dalla cose grosse deriva il mondo? Penso che l'abbia detto qualcuno che non si è mai stupito a guardare le formiche che, così piccole, fanno grandi cose.
Helen Allingham (née Helen Mary Elizabeth Paterson, 1848–1926) - Hanging the Washing
E non sto  parlando dei giganteschi formicai, bensì del livello di comunicazione e cooperazione che le formiche sanno insegnarci mentre noi, grandi, anzi grandissimi rispetto a lei, continuiamo ad essere convinti che l'individualismo sia un elemento di vantaggio e che comandare sia meglio di condividere.

Ecco, siamo così stupidi che, al confronto con le formiche, diventiamo miscroscopici. "Mmmmm, mmmm, mmmm, mmmm" adesso potevo canticchiare anch'io quello che intonavi tu. Avevo capito da alcune sfumatore di quale canzone si trattava e quindi potevo anche io farti l'accompagnamento.
Emile Samoilovich Villiers de l'Isle Adam - 1843-1889 - View of Constantinople

Sunday, December 25, 2016

Perché 40 anni dopo?

Ah Izian
Enrico si era presentato quella sera in modo non convenzionale. Un eskimo logoro di almeno 40 anni e la barba incolta. Noi, che lo vedevamo sempre tirato a lucido e persino leccato nei suoi blazer blu notte con pantaloni grigio fumo di Londra. E con scarpe inglesi, originali, forse della Grenson factory del Northamptonshire ... così una volta aveva detto. Ora indossava delle Clarks, le desert boot.

Enrico che appariva ora cespuglioso e incolto! Pulito, si ma decisamente old fashioned. Enrico nei suoi settant'anni o quasi che mostrava i segni della sua storia. Una storia di continui compromessi tra un cuore rivoluzionario ed una mente razionalmente opportunista. Tra un desiderio che affondava le radici nella storia delle conquiste della lotta di classe ed il perbenismo dell'establishment formale.
Ysa Perez
Enrico che chiedeva ora di avere cinque-dieci minuti per spiegarci alcune cose. Con un affanno che sembrava inconcepibile in questa atmosfera natalizia-consumistica-borghese. Nel nostro salotto caldo e confortevole, tra musiche di pregio e gatti tra l'assonnato e l'interessato. Enrico si era presentato così, a noi.  Noi, mollemente adagiati sul divano e con in corpo già qualche bicchiere di spumante.

Aveva un'ansia da disperazione. Un desiderio appassionato di comunicare qualcosa, con lo sguardo al quadrante dell'orologio su cui scorrevano le lancette. Ecco il nostro Enrico in pieno travaglio, si stava pensando. Cosa sarà successo? Perché così, sotto Natale? La risposta più logica era che fosse successo qualcosa sul lavoro. Una di quelle merge tra società in cui saltano teste di manager come lui.
Alessio Albi
"Permettetemi, cari amici, di leggere qualcosa che mi ha sconcertato e posto le basi per un cambiamento radicale. Un ritorno. L'occasione è un intervento di quarant'anni fa, anzi quarantuno. Nell'ambito di un dibattito sul 'Manifesto'. Ricordate? Il giornale esiste ancora oggi ma il fascino dei dibattiti è diverso da quello di allora. Il fascino dei confronti ... nella misura in cui, ricordate?

"Guardavo, come alla finestra, le persone che partecipavano ai dibattiti in prima persona. Io riuscivo solo a stare zitto e a non avere parole. Mi sentivo inadatto, immaturo, banale ed inespressivo. E stavo zitto, provando una certa ammirazione ed una invidia positiva per quelli che salivano sul palco e parlavano e strappavano consensi su consensi. Cosa dicevano di così bello? Era il tono che usavano?"
Jean-Michel Bihorel
Questo pensavo io in risposta alle sue parole. Ma non avevo avuto il tempo di dire nulla, perché Enrico aveva tirato fuori un paio di fogli ed aveva iniziato a leggere. "Dibattito del 1975 sul Manifesto. Intervento di un mio omonimo per nome, Enrico Bosio. Vi riporto solo alcune parti del suo intervento. 'il manifesto è nato insieme a lotte che non erano imbrigliabili in vecchi schemi politici; a lotte che dilagavano oltre i confini del sistema e che ponevano domande nuove; che in una fase di grande sviluppo del capitalismo - in cui era credibile il mito della società ricca ed opulenta dei consumi - hanno fatto toccare con mano la mostruosità di questo sistema, l'infelicità che generava nei rapporti tra gli uomini ... il manifesto aveva di se stesso un concetto diverso: povero ma onesto e libero.' "

La lettura correva via con amorevole, calda passione e noi avevamo ascoltato in silenzio e con scrupolosa ed anche rapita attenzione. Avevo abbassato il volume della musica per lasciare lo spazio alle parole che potessero scorrere ben udibili. "... 'quel che conta è che il giornale riusciva ad essere strumento di una linea e di una strategia che illuminavano i fatti con una nuova concezione della vita e dei rapporti tra gli uomini' ..."
Hula
"Certo, allora la vita era più facile, le lotte operaie e studentesche già mettevano in piedi frammenti di società nuova: l'assemblea che decideva tutto, il rifiuto della gerarchia e della delega, l'egualitarismo che era il connotato di ogni rivendicazione. Cari amici, si parlava di rifiuto del ricatto delle crisi usate come mossa per dare giustificata spiegazione al ribasso delle esigenze di vita e di rispetto."

Si era fermato ed aveva abbassato il capo mostrando l'incipiente calvizie che connotava di età la testa a dispetto dei capelli lunghi che apparentemente si liberavano. Si era fermato e sembrava averlo fatto per commozione e sfinimento. "Addio, articolo 18" ho esclamato e mi sono sentito gli occhi dei presenti, addosso. "Hai ragione", se ne era uscito Enrico con il capo ancora chino. E poi i nostri occhi si sono incontrati.
Sienna Kwami
Era il momento di bere qualcosa, fosse anche solo un dito di whisky o altro, purché dotato di vigore alcoolico. Era il momento di un lirismo politico tra fratelli di un'epoca che non esiste più se non nei cuori anziani che l'hanno vissuta con gusto e passione. Mi sono sentito una grande voglia di fare uscire lacrime dagli occhi per sfogare la disperata tristezza che avvertivo.

"Perchè quarant'anni dopo? Perché avere atteso tanto, incapaci di manifestare il proprio sentimento vitale? Quarant'anni per aprire la bocca? Io, alle storiche assemblee ascoltavo e basta. Ed ora, invece, mi alzerei subito per parlare. Ma le assemblee non esistono più se non come fantasmi di qualcosa che è sfilato via da decenni. Ora sono preso da un'incontenibile senso di dovere partecipare ed esprimere la mia idea, di perorare le cause 'perse', direbbe qualche bel razionalista, oggettivista borghese."
Gerard Mas
"Ora non sto più zitto, a costo di farmi dare del vecchio rincoglionito, passista e nostalgico. Si, certo, orgogliosamente nostalgico di un'epoca che è stata di desiderio e di alternativa. Forse solo ipotetica e mai reale. E' vero! Forse abbiamo distrutto un sogno con i nostri dibattiti e i nostri confronti. O forse abbiamo educato noi stessi ad un modo di esistere che è stato sopito negli anni ma che non è morto!"

"Addio articolo 18, uno stronzetto saputello e prepotente ti ha oggi cancellato. Ma noi, della guardia rivoluzionaria siamo pronti a rinascere. Figli di battaglie perse e di risultati magari inconcludenti ma certamente ... poveri, onesti e liberi. Ora più che mai, liberi di dire quello che si pensa. Per essere se stessi e per sperare di fare capire qualcosa a chi seguirà dopo di noi."
Ana Mercedes - Ben Giles
"Addio articolo 18, sei nei nostri cuori. Adesso sembra il momento adatto di riunirci e indossare di nuovo gli eskimo verdi con il finto pelo di agnello all'interno e di guardare con sfida di barricata l'establishment americano che un pazzo volgare di presidente e subdolo e ecero ha messo in piedi, ponendo direttamente al potere i rappresentanti del capitalismo privato."

"Addio articolo 18. Sei ora pronto a rinascere? E noi dobbiamo essere al fianco tuo, al fianco di un emblema di diritto che deve essere universalmente difeso. Il capitale è fine a se stesso. L'uomo è fine agli altri. Grazie Enrico. Hai fatto indossare di nuovo l'eskimo a me e forse anche a qualcun altro. Oggi, non è nato solo il nostro Santo Signore. Oggi, forse siamo rinati anche noi. Grazie."
Lydia Pang - Vins Baratta photographer
 Soundtrack: Ash Ra Tempel - 1974 Paris Downers

Thursday, December 22, 2016

Comme deux perles liquides au fond de ses yeux clairs

 
Questa è l'immagine che ho di Lei. Questa è l'emozione che mi è rimasta nella mente e nel cuore. Un giorno di inizio settembre. In Bretagna, sotto una pioggerellina finissima. Le nuvole nel cielo e il Calvaire de Tronoën en Saint Jean Trolimon alle sue spalle. A volte mi domando se un ricordo possa derivare da un'esperienza reale o anche da un'esperienza di fantasia ma fortemente voluta.
Il presente e il passato antico. La maestà di un sentimento sacro che trova espressione in un'opera di uomini antichi e i tuoi pensieri che trovano rinfresco nel vento di quella giornata di settembre in Bretagna. Tu ed io, il mondo del passato, della storia e della cultura. Il mondo che mi stavi insegnando.
Non ricordo parole e non ricordo contenuti ma solo sensazioni che erano e sono colme di amore per la cultura e per il rispetto dell'uomo per il Signore. Guardo nelle foto di vecchi libri le espressioni del personaggi del Calvaire e trovo l'uomo di sempre con le sue paure e le sue angosce. Con il dolore inespresso dalle parole e viceversa dimostrato dai gesti.
Diamante splendente nella notte dei ricordi che ormai risalgono a oltre quarant'anni fa. E' vero che costruiamo il tessuto della nostra esistenza come una tessitrice al suo telaio. Ogni filo è un ricordo e una sensazione. Perché non esistono ricordi senza sentimento. Anzi è la sensazione che conduce al ricordo. Ne siamo consci? Siamo consci di quante sensazioni perdiamo?
Ti vedo oppressa da contingenze quotidiane come vedevo Lei vivere nello stesso modo. Forse la gioia che da figlio riuscivo a darle - ma non ne ero conscente - stavano dando un senso diverso ma è certo che la gioia del rapporto tra lei è me è venuto fuori, si è manifestato anche a parole, solo più tardi. Di fronte e per mezzo di amorose confessioni di gioia nello stare insieme.
Da Lei, per avermi dato lo spirito di cogliere la bellezza della cultura e del rispetto per l'uomo e da me per il senso di gratitudine da figlio nei cofronti di una Madre colta e semplice e sensibile ed elegante. La gioia dei pensieri che si intrecciano in una melodia di affinità e di gusto per l'opera bella dell'uomo.
Ora guardo te. Lei nonc'è più e trovo per caso un libro dal titolo meraviglioso: Comme deux perles liquides au fond de ses yeux clairs. Libro forse scritto da qualcuno che ha il nome di un severo monaco trappista del cinque-seicento. Non so, non ho trovato ma l'ho acquistato. Mi è venuto in mente - non so - Jeanne d'Arc. Persona che adoro, bellissima e dona coraggiosa.
Lo riceverò e sarà un dono per il Santo Natale. Come quando Lei ed io ci si scambiava regali e si pranzava insieme. In due, come sempre. Ora guardo Te e vedo lo stesso colore degli occhi e sento il sentimento di gratitudine verso di te. Per quello che mi hai insegnato anche tu e per quello che mi dai. E il ricordo viaggia sulle sensazioni. Voglio condividere con te quello che ho condiviso con Lei.
Ora sei tu il mio presente. Ora sei tu il mio futuro ed è giusto che Lei abbia lasciato il passo per te. E' giusto che io viva nel suo ricordo e nel tuo presente. Non sovrapposizione. Non conflitto. Semplice traslazione di due fasi della vita. La prima e poi la definitiva. Il bozzolo si schiude e nasce la sencoda parte che è dominante ma non dimentica l'origine.
Soundtrack:  Candy Dulfer - Lily Was Here (Baloise Session 2015)