Wednesday, September 16, 2015

The ghost of Tom Joad - Bruce Sprinsteen

Guy Denning
Armanda è una nostra amica di vecchia data. E' una delle nostre compagne di liceo che è rimasta amica da allora. Siamo invecchiati insieme anche se le vite non sono state parallele, anzi. Spesso sono state divergenti e poi nuovamente convergenti. Con lei ho condiviso i furori di parte dei quattordici anni, dei quindici, dei sedici, diciassette, diciotto e di parte dei diciannove. Ogni giorno insieme. A scuola e fuori della scuola. Nulla di intimo, solo una bellissima amicizia e fratellanza.

Ecco, di fratellanza si può parlare. Una divisione in comune e una condivisione. Ogni genere di esperienza di quegli anni ... tranne quella sessuale ci tengo a precisare. Non ricordo neppure se a quell'epoca lei avesse mai avuto una qualche relazione. Si viveva in comune e basta. Ci si scambiava anche parte dei vestiti perché le tuniche e i pantaloni afghani e i giacconi e i gilet e i montoni era solo questione di taglia perché lo stile era comune.
HenriLebasque
E, in comune erano anche le letture. Distesi sul letto, sul divano e per terra, leggevamo insieme i romanzi di Steinbeck e di Caldwell e poi di Sherwood Anderson e di Hemingway, di Dos Passos, di Joyce. Si sognava la vita di quei romanzi e poi, On the Road e poi Ken Kesey e Ginsberg. Si sognava in quell'Italia così provinciale dove trovavi solo le cose che la grande editoria ti proponeva. Non eravamo capaci e non ci ritenevamo in grado di accedere direttamente ai libri in lingua originale. Tutto era così difficile, al confronto con oggi che hai tutto a disposizione.

Poi, l'università. Lei Lettere Moderne a Pavia e io Medicina a Milano. Lei si accompagnava con Paolo, un altro amico di liceo che poi sarebbe morto giovanissimo di un maledetto tumore. Un altro di quelli che sembrava avere fretta e sempre poco tempo a disposizione. Noi abbiamo ora sessant'anni e lui non c'è più da oltre venti. Poi le vite si sono sempre più allontanate, salvo le telefonate per sapere uno come sta l'altro. Arrabbiati, felici, illusi e delusi e spensierati e pieni di furore come allora. Non si cambia nel tempo, non si deve cambiare.

Paul Serusier
L'altra sera lei mi ha chiamato. Ci dovevamo vedere perché aveva un regalo per me. Era rientrata da un viaggio negli Stati Uniti secondo la logica di Steinbeck di "Io e Charlie", in un camper piccolo tipo Wolkswagen Westfalia.  Da sola perché sapevo da tempo che era tornata single dopo una parentesi familiare durata lo stretto necessario per avere una figlia e per vederla uscire di casa dopo la laurea breve. A giulia, mia moglie, ho detto che mi sarei incontrato con lei fuori e che avremmo poi cenato insieme.

Mi sono presentato all'appuntamento in anticipo con in mano un libro di Abbie Hoffman. 'Woodstock Nation', del 1970, un originale dell'epoca che avevo comperato usato tramite Amazon. Un libro era il presente giusto con lei. Ogni altra cosa sarebbe stata inopportuna, salvo un qualche monile degli indiani d'america o del messico che da sempre amava portare. Il turchese e l'argento e il corallo. E ricordo sempre il suo profumo speziato. Patchouli, all'epoca ... come tutti.
Sol Halabi
Ero emozionato come un ragazzino del ginnasio al primo incontro, fuori, con una compagna di scuola. Il cuore batteva forte perché era un salto di generazioni e verso un'epoca che adoro e che non muore mai dentro. Il vento soffiava sulla tovaglia del tavolino a cui ero seduto. Mi aveva detto di trovarmi lì, alla Certosa di Pavia, al Ristorante Italia.Un posto che conoscevamo da almeno 40 anni.

Arriva una macchina rossa, piccola, anonima e intravedo il suo viso. I capelli grigi, lunghi ma raccolti sulla nuca. Gli occhiali. Scende, è ingrassata ma veste ancora un camicione indiano multicolore e porta innumerevoli bracciali di argento e turchese, argento e malachite, argento e corallo, ebano. Le braccia sono robuste e le dita delle mani hanno le unghie corte e non dipinte. Mani da persona anziana, come le mie, ma sento che i nostri cuori viviono la passione giovanile dei sogni e degli ideali.
Bruno Walpoth
Il sorriso aperto e franco con i bei denti curati e bianchi contornati da labbra appena colorate di un lieve rosso aranciato. Larghi orecchini tondi alle orecchie come si usava tanto tempo fa e una sciarpina stile palestinese rossa e bianca al collo. Una borsetta di pelle. Bella, elegante ma perfettamente inserita nel contesto cromatico perché nera con profili verde smeraldo. E, ai piedi i sandali di pelle naturale, aperti, come si usava oltre quarant'anni fa. Un pacchetto in mano.

L'abbraccio senza parole ma con il sorriso e lo sguardo incollato dentro nell'anima l'uno dell'altra, in un'intesa che avvertiamo mai interrotta nonostante le distanze e le vite non parallele e nessuna incertezza o debolezza amorosa tra di noi. Quei rapporti basati su principi come detto prima di totale fratellanza fisica, intellettuale e intellettiva e spirituale. Lei è però atea e io cristiano. Ma non esiste differenza perché anche per lei esiste un senso religioso applicato in modo diverso dal mio, ma che esiste.

On The Road original map
Io mi ero infilato un paio di jeans e avevo cercato il giubbino con 'What's up, Doc' che portavo ai tempi ma che non avevo trovato. Oltretutto, la taglia di oggi è ben diversa da quella dell'epoca e difficilmente avrei potuto indossarlo ma sarebbe stato una sorta di bandiera. Una camicia a righe bianche e azzurre e scarpe normali. Ho sempre amato i mocassini, per non parlare di quelli con il centesimo americano nella fascia (i penny loafer) e quindi ne indossavo un paio colore mogano. Un po' impolverati ma andava bene così.

Niente orologio o anelli o braccialetti, come è sempre stato per me, insofferente a qualsivoglia legaccio o sensazione di legame o costrizione. Nulla a che vedere con il mio tendere invece alla coppia ed alla monogamia, felicemente. Ecco, così, uno di fronte all'altra. E, nell'abbraccio, il profumo speziato di lei e io, per l'occasione, un tocco di Patcholuli che l'amica Sheila aveva portato dall'India un paio di anni fa.
Vladas Orze - Black juniper
Le parole nel vento di un fine agosto lungo il Naviglio Alzaia Pavese. Con l'uva del bersot che agitava foglie e grappolini. La tovaglina del tavolino che si ostinava ad inversarsi e le domande che inseguivano le risposte e le risposte che correvano dietro le une alle altre. Perché si aveva così tanto desiderio di parlarci e di raccontarci e di sentire l'altro e farci raccontare che sembrava non riuscissimo a finire un discorso per volerne iniziare subito un altro.

E l'aperitivo che erano calici di vino rosso con il salame nostrano e i sottaceti alla lombarda con i peperoncini verdi lunghi e non troppo piccanti e le cipolline che si prendevano ciascuna con uno stecchino. Come si era sempre usato e si usava ancora adesso. E sembrava citassimo anche le frasi dei libri amati che ora cominciavano a diventare tanto numerosi da perderci in dubbi sul titolo o sull'autore.
Eva Antonini - Sculpture
Una fame si sapere, di parlare e di ascoltare che annullava quella naturale all'avvicinarci dell'ora della cena. Le luci si erano accese per illuminare il buio che si era fatto avanti. E ringraziavo, come anche lei penso stesse facendo, che non ci fossero altri avventori intorno a noi. Per rimanere concentrati l'uno sull'altro e viceversa. Per non sentirci interrotti nei flussi di pensieri che sgorgavano con la forza di una fiume. E al nostro fianco correva il Naviglio Pavese e un altro canale che era sempre affollato di pescatori anziani e giovani. Nonni con i nipoti, ormai.

Armanda, come vorrei che il tempo si fosse fermato e come mi dico che sia stato giusto che sia andato avanti nel suo scorrere naturale. Non avremmo potuto e non sarebbe stato giusto rimanere ai nostri anni di liceo. Ci saremmo persi la vita ma è anche vero che se quegli anni fossero durati il doppio, avremmo potuto conoscere così tanto di più da formarci in modo più solido e convinto.
Henri de Toulouse-Lautrec - At Montrouge (Rosa La Rouge) - 1886-87
Invece ci siamo trovati sbattuti nella vita con la necessità di decidere su intuizioni più che su esperienza e razionalità. E così è andata. Bene, male, non importa. E' andata e ora siamo lì, nel buio perché abbiamo chiesto di non avere luci vicine. Siamo nel buio della sera a raccontarcela questa vita. Consci che non ci sarà il tempo per esaurire se non solo una piccola parte di quanto si è vissuto e che non è detto che ci siano in futuro tutte le occasioni per riprendere i discorsi e procedere con questa osmosi di vita e di esistenza.

Si, perché la vita è una cosa e l'esistenza un'altra. Non è detto che si viva esistendo e che si riesca ad esistere vivendo. E noi siamo lì a dircelo. A sorridere anche degli errori e delle pazzie e poi a sentire le lacrime agli occhi e il bruciore alla gola quando parliamo di chi ci ha lasciati con il ricordo della spensieratezza di quegli anni e che immaginiamo avvolti un un dolore prematuramente definitivo e con uno sguardo rivolto indietro al mondo che stavano lasciando. Dio mio, il destino! Come siamo fragili, stupidi, pazzi e stolti, eppure così intensamente felici delle percezioni che la pelle prova al calore del sole o alla freschezza del vento o della notte ed al bagnato della pioggia o al freddo della neve.
George Henry - Geisha Girl - 1894
Così stolti, pazzi, deboli e fragili da desiderare il passato sapendo che non torna e da affrontare il futuro come le mandrie affrontano il guado di un fiume che non si sa quanto sarà profondo, vorticoso e largo. Andiamo avanti nell'incertezza che non ci è dato di risovere e con il piacere di ancorarci al ricordo di un passato che, come tale, è certezza e quindi ci piace.

Cara Armanda, sono così tante le cose dette e che ci continuiamo a dire che nessuna può essere raccontata, precisata perché sono parole che descrivono le sensazioni e i sentimenti e le intuizioni, il rammarico, la tristezza e il sorriso e non descrivono invece fatti compiuti. Una cosa unica deve invece essere detta. Sui reciproci regali, entrambi abbiamo scritto la stessa cosa. Una Frase tratta da 'Furore' di John Steinbeck, « E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli umili maturano i frutti del furore e s'avvicina l'epoca della vendemmia. »

Cathy Rose - The sky above me
The Ghost of Tom Joad - Bruce Springsteen

Man walks along the railroad track
He's goin' some place, there's no turnin' back
The Highway Patrol chopper comin' up over the ridge
Man sleeps by a campfire under the bridge
The shelter line stretchin' around the corner
Welcome to the New World Order
Families sleepin' in their cars out in the Southwest
No job, no home, no peace, no rest, no rest

And the highway is alive tonight
Nobody's foolin' nobody is to where it goes
I'm sitting down here in the campfire light
Searchin' for the ghost of Tom Joad

He pulls his prayer book out of a sleepin' bag
The preacher lights up a butt and takes a drag
He's waitin' for the time when the last shall be first and the first shall be last
In a cardboard box 'neath the underpass
With a one way ticket to the promised land
With a hole in your belly and a gun in your hand
Lookin' for a pillow of solid rock
Bathin' in the cities' aqueducts

And the highway is alive tonight
Nobody's foolin' nobody is to where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
With the ghost of old Tom Joad

Now Tom Said; "Ma, whenever ya see a cop beatin' a guy
Wherever a hungry new born baby cries
Wherever there's a fight against the blood and hatred in the air
Look for me ma
I'll be there
Wherever somebody's srtugglin' for a place to stand
For a decent job or a helpin' hand
Wherever somebody is strugglin' to be free
Look in their eyes ma,
You'll see me

And the highway is alive tonight
Nobody's foolin' nobody is to where it goes
I'm sittin' down here in the campfire light
With the ghost of Tom Joad

Silja Selonen - Siirto 4 - 2013
Soundtrack: Bruce Springsteen & Tom Morello - The ghost of Tom Joad (Rock and Roll Hall of Fame, 2009)
 

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