Thursday, August 21, 2014

Dream a little dream of me


"Dream a Little Dream of Me" è una vecchia canzone che è nata ancora prima di quanto non avessi creduto. Per me era sempre stata una canzone di Mama Cass Elliot dei The Mamas & the Papas. Canzone del 1968 dall’armonia un poco retro. E invece si tratta di una canzone del 1931. Scritta da Fabian Andre e Wilbur Schwandt con le parole di Gus Kahn.

La prima registrazione è infatti del febbraio 1931 con Ozzie Nelson ma anche con Wayne King e la sua orchestra e  Ernie Birchill come voce solista.

Ad oggi, oltre 60 versioni anche se la più famosa resta quella di Mama Cass Elliot.

Stars shining bright above you
Night breezes seem to whisper "I love you."
Birds singing in the sycamore tree. 
Dream a little dream of me.

Say nighty-night and kiss me;
Just hold me tight and tell me you'll miss me.
While I'm alone, blue as can be,
Dream a little dream of me.

Stars fading but I linger on, dear
Still craving your kiss.
I'm longing to linger till dawn, dear,
Just saying this...

Sweet dreams till sunbeams find you
Sweet dreams that leave all worries behind you.
But in your dreams, whatever they be,
Dream a little dream of me

Stars fading but I linger on, dear
Still craving your kiss.
I'm longing to linger till dawn, dear,
Just saying this...

Sweet dreams till sunbeams find you
Sweet dreams that leave all worries far behind you.
But in your dreams, whatever they be,
Dream a little dream of me.

Il testo è semplice ma mi colpisce un passo “Sweet dreams that leave all worries behind you” perché è l’essenza del sognare quella di potere lasciare tutta la realtà penosa alle spalle. E’ anche vero che il sogno può essere un incubo ma certamente può essere la rappresentazione di quello che vorremmo.

Billie Jean - Link live in Brunei - 1996
L’altra sera, anzi era quasi mattino, ho sognato Michael Jackson. Non mi era mai capitato. Lo prendevo per mano e lo portavo via dalla folla che lo circondava. Gli dicevo di quando nel 1992, a Monza, avevo assistito al suo concerto (Dangerous Tour). La prima uscita dopo quattro anni di silenzio. Non era morto. Mi seguiva tra la folla che si accalcava lungo i corridoi. Lo portavo in una zona tranquilla. Chissà come avevo accesso a tutto l’hotel che lo ospitava. Forse ero parente dei proprietari. Sentivo l’hotel parte di me. Lui non era morto. Non parlava. Si limitava a sorridere. Con gioia e con serenità. Mi avrebbe firmato, penso, una chitarra. E parlavo e parlavo. E lui rimaneva in silenzio, sorridente, sereno. Poi, mi sono svegliato ed ho realizzato che Michael Jackson era morto. Morto da anni. E poi, in me, un senso di vuoto e perplessità sul significato (se esiste) del sogno. Nulla, nei giorni e mesi precedenti mi aveva mai fatto pensare a lui.


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