Friday, August 9, 2013

MARTIN EDEN: realtà e stupore, sogno e disillusione





Martin Eden è un romanzo. Jack London, americano, è il suo autore. Scrittore e uomo, esempio vivente dell’incapacità umana di vivere per se stesso e di non subire la forza di ciò che sta al di fuori (natura, uomini, società). Incapacità di non accettare le sfide che si traduce in trasformazione continua della realtà da bella, idilliaca a incubo.


La pubblicazione del romanzo avviene oltre un secolo fa, nel 1909. Le prime pagine del romanzo vengono scritte durante un viaggio sullo Snark, la splendida barca di London, che era diretto da San Francisco alle Hawaii, alle isole Marchesi, Samoa e Figi per poi raggiungere Sidney in Australia. Come tanti capolavori (che lo sono anche per questo) è un romanzo attuale. Lo stile narrativo appartiene ancora a quello del romanzo ottocentesco ma si tratta di una lirica fresca perché fresco è lo stile di Jack London.
E’ il romanzo della vita di un ragazzo di umili origini.  Del popolo. Un marinaio con poca culture ma grande intelligenza che lotta strenuamente per diventare uno scrittore per potere essere “degno” di essere accettato da Ruth, una giovane figlia dell'alta borghesia di San Francisco. Ruth è l’oggetto del suo amore e l’emblema della bellezza. Il divario sociale ed economico tra i due è insormontabile all’inizio ma poi evolverà nel corso del romanzo in modo certamente particolare.


London tratta l’argomento tra sogno e pessimismo. Tra realtà ed ideali socialisti. Tra innocenza e perdita dell’innocenza. Tra utopia e rivoluzione. Tra desiderio e morte. In parte autobiografico (per quanto concerne la difficoltà iniziale di Martin Eden ad affermarsi come scrittore), London disse che "Una delle ragioni per cui ho scritto questo libro è l'attacco all’individualismo.” Ma anche un attacco alla società capitalistica che distingue solo tra chi ha e chi non ha potere economico e che non costruisce nulla per chi non ha nulla. Sfrutta e basta. Ignora e non considera. Critica al sistema capitalistico è anche l’obbedienza al fabbisogno letterario piccolo borghese a cui lo scrittore (e Martin Eden lo fa) deve assoggettarsi, scrivendo testi su temi e modelli richiesti dal mercato.
Tra anarchico e socialista, London trova un modo molto elegante di criticare la società americana nel pieno della sua espansione capitalistica. In modo tragicamente ironico, Martin Eden è percorso da un filo conduttore che si bilancia tra progressione e regressione autodistruttiva. Ritorna quasi l’immagine dell’animale braccato dei romanzi precedenti. La solitudine del singolo che lotta. Con l’ipocrisia e la menzogna che diventano nemici reali, fisicamente presenti. Con la meschinità e l’interesse che sgretolano l’immagine idilliaca creata dal sentimento e dall’illusione.
Ricordo Pasolini e la sua critica all’educazione piccolo-borghese che distrugge i valori di una cultura non educata.


Illusione e disincanto. Sentimento di impossibile rivoluzione contro un sistema si traducono in isolamento e desiderio di morte. E in questa fase si ha una bellissima descrizione tra volontà spirituale e istinto animale. Tra spirito e materia. In lotta l’uno contro l’altra. Desiderio della fine e meccanica tendenza alla sopravvivenza.


“And at the istant he knew, he ceased to know”.

Colonna sonora: Yuki and Taku

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